L’inflazione in Italia torna a correre. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, a maggio 2026 l’inflazione annuale ha registrato un’accelerazione, attestandosi al +3,2% rispetto al +2,7% del mese precedente. Commenta questi dati e i suoi effetti in una nota Vincenzo Donvito Maxia, presidente di Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori nata nel 1990.
Questo trend rialzista è alimentato in modo significativo dalle ripercussioni geopolitiche del conflitto di Hormuz sui mercati internazionali. Attraverso lo stretto di Hormuz transita infatti circa il 20% del commercio mondiale di petrolio; il blocco e le tensioni nell’area hanno innescato una fiammata dei prezzi energetici che si sta progressivamente trasmettendo a tutta l’economia nazionale. Commenta il Presidente di Aduc sottolineando come se il carrello della spesa ha reagito per primo a questa pressione, stabilizzandosi a un incremento del +2,3%, gli altri beni e servizi hanno impiegato più tempo per mostrare i rincari, complici l’esaurimento delle scorte acquistate ai vecchi prezzi e i tempi tecnici di trasmissione indiretta sui settori non energetici.
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L’analisi sottolinea come la spinta inflazionistica italiana si inserisce in un contesto europeo già sotto pressione: secondo i dati Eurostat, ad aprile 2026 l’inflazione nell’area euro si era attestata al +3%. Il superamento di tale soglia da parte dell’Italia allarga il divario con i partner comunitari e accende i riflettori sulle strategie nazionali di contenimento.

“I dati Istat segnano la fine di una narrazione ottimistica da parte dell’Esecutivo, che nei mesi scorsi aveva rappresentato un Paese in crescita con i prezzi sotto controllo. Governo e opposizione condividono lo stesso vizio: restringere il mercato invece di facilitare la concorrenza. A pagarne il prezzo, in tutti i sensi, sono i consumatori.
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La responsabilità non è esclusivamente del governo: la situazione geopolitica pesa in misura rilevante. Resta tuttavia il fatto che, di fronte a un deterioramento del quadro dei prezzi ampiamente prevedibile, l’Esecutivo ha privilegiato l’autoelogio rispetto alla costruzione di politiche di mitigazione per industrie e consumatori. Un divario, quello con l’area euro, che accentua le preoccupazioni sull’efficacia delle politiche nazionali.
Per quanto riguarda l’opposizione, registriamo una risposta altrettanto lacunosa: slogan su maggiore spesa pubblica senza indicare le relative coperture.
L’assemblea di Confindustria di alcuni giorni fa ha fotografato questa convergenza: governo e rappresentanti industriali hanno auspicato insieme una sospensione del Patto di Stabilità europeo — ipotesi che le autorità di Bruxelles continuano a escludere — e un rafforzamento del ruolo dello Stato nell’economia a scapito di concorrenza e mercato.
Il denominatore comune tra maggioranza e opposizione è la tendenza a comprimere il mercato e ostacolare la concorrenza. Una strada che non fa gli interessi né dei consumatori né delle imprese” conclude.
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