L’Italia modifica la rotta su una delle misure più controverse del Decreto Legge Bollette. Il Governo ha infatti abbandonato il piano originario che avrebbe compensato direttamente le centrali a gas per i costi della $\text{CO}_2$, una mossa che rischiava di indebolire e distorcere i segnali di prezzo dell’ETS (Emissions Trading System) nel mercato elettrico nazionale.
Al suo posto, le autorità italiane hanno proposto l’introduzione di un tetto temporaneo al prezzo del gas utilizzato per la generazione elettrica. Secondo un’analisi dettagliata pubblicata da Aurora Energy Research, questo nuovo approccio è decisamente meno dannoso per gli investimenti in asset rinnovabili e maggiormente compatibile con le rigide norme europee sugli aiuti di Stato. Tuttavia, l’efficacia reale della misura e il suo impatto di lungo periodo rimangono fortemente legati ai negoziati, ancora in corso, con la Commissione Europea.
Il modello “Tope Ibérico” alla prova del mercato italiano
La nuova proposta si ispira esplicitamente al meccanismo del “Tope Ibérico”, lo scudo temporaneo adottato con successo da Spagna e Portogallo tra il 2022 e il 2023 per contenere i picchi del mercato elettrico.
L’impatto concreto sullo scenario energetico italiano dipenderà esclusivamente dal prezzo di riferimento del gas che verrà concordato con Bruxelles per il calcolo del tetto. I modelli predittivi di Aurora Energy Research delineano due scenari principali per il 2027:
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Scenario Base (Cap a 36 €/MWh): i prezzi di cattura (capture prices) delle energie rinnovabili subirebbero una contrazione dell’11%.
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Scenario Aggressivo (Cap inferiore): un tetto più basso amplificherebbe la distorsione, spingendo la riduzione dei ricavi per le rinnovabili fino al 16%, indebolendo sensibilmente i segnali di prezzo per chi deve finanziare nuovi progetti green.
Previsioni sull’andamento dei prezzi elettrici in Italia
Combinando il tetto al gas con le altre disposizioni del decreto, Aurora stima una flessione temporanea dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità:
| Anno | Riduzione percentuale stimata | Prezzo atteso (Scenario Centrale vs Ottimizzato) |
| 2027 | -10% | Da ~110 €/MWh a 99 €/MWh |
| 2028 | -7% | In progressivo riallineamento |
Il paradosso dei costi: Nonostante il calo del prezzo dell’elettricità in borsa, il beneficio reale per i consumatori finali rischia di essere marginale. Le centrali termoelettriche a gas dovranno infatti essere rimborsate al di fuori del mercato per i costi effettivi del combustibile sostenuti. Questo extra-costo di compensazione potrebbe erodere gran parte del risparmio calcolato in bolletta.
Il bivio della CO₂: l’incognita della revisione UE
Il quadro normativo rischia di complicarsi ulteriormente in vista del 17 luglio, data in cui la Commissione Europea pubblicherà la revisione complessiva del mercato della CO2.
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Se le riforme europee dovessero spingere al ribasso il valore dei permessi di emissione – ad esempio facendo scendere il prezzo della $\text{CO}_2$ dai 119 €/tonnellata previsti al 2030 a soli 89 €/tonnellata – l’intero assetto continentale subirebbe uno scossone:
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Esposizione asimmetrica: i Paesi con un mix energetico ancora fortemente dipendente dal gas (come Italia, Germania e Polonia) registrerebbero i cali più verticali dei prezzi elettrici, penalizzando i ricavi operativi degli impianti eolici e fotovoltaici. La Francia, protetta dal suo massiccio parco nucleare, rimarrebbe quasi indenne.
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Ritorno al carbone: un prezzo della CO2 troppo basso ridurrebbe la penale economica per i combustibili fossili più inquinanti. Ciò renderebbe nuovamente competitivo il carbone, provocando un aumento stimato di circa 10 milioni di tonnellate di CO2 nel settore elettrico europeo al 2030 e frenando la transizione proprio nella sua fase più critica.
“La nuova proposta rappresenta un passo nella giusta direzione, ma non affronta la causa strutturale del problema”, ha commentato Maddalena Cerreto, Lead Expert Italy di Aurora Energy Research.
“Il sistema elettrico italiano rimane fortemente esposto alla volatilità dei prezzi del gas e il modo più rapido ed efficace per ridurre questa vulnerabilità è accelerare la transizione verso fonti energetiche alternative, non schermare il mercato dai costi del gas. Un tetto temporaneo può avere senso come misura di salvaguardia contro shock geopolitici che spingano i prezzi del gas a livelli eccezionali, ma in condizioni di mercato ordinarie rischia di attenuare i segnali di prezzo di cui gli investitori nelle energie pulite hanno bisogno per decidere se e dove investire.
Questa certezza è fondamentale: senza un quadro di mercato chiaro e prevedibile, diventa molto più difficile sviluppare la nuova capacità rinnovabile necessaria a ridurre in modo duraturo il costo dell’elettricità per famiglie e imprese. Se a ciò si aggiungesse un eventuale indebolimento del prezzo europeo della $\text{CO}_2$, gli investitori nelle rinnovabili si troverebbero ad affrontare un doppio ostacolo. Inoltre, l’impatto della misura dipenderà fortemente dal livello al quale verrà fissato il tetto e non si possono escludere effetti oltreconfine: prezzi dell’elettricità artificialmente più bassi in Italia potrebbero finire per sostenere i consumi nei Paesi vicini, trasferendo parte dei costi sui consumatori italiani”.
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