GlobalData taglia le previsioni di crescita economica dell’area dello Stretto di Hormuz per il 2026

Il conflitto in corso tra Israele e Iran sta gravando pesantemente sulle prospettive economiche della regione del Golfo. Secondo l’ultimo aggiornamento macroeconomico di GlobalData, le interruzioni nel transito attraverso lo Stretto di Hormuz hanno costretto a una significativa revisione al ribasso delle previsioni di crescita del PIL per il 2026.

L’aumento dei rischi legati alle spedizioni, l’impennata dei costi logistici e i ritardi nei flussi commerciali stanno colpendo molteplici settori, minando la fiducia delle imprese e frenando le decisioni di investimento in tutta l’area.

L’impatto a catena sulle economie del GCC

Le crescenti tensioni geopolitiche, caratterizzate dal sequestro di navi, interruzioni delle rotte marittime e potenziali minacce alle infrastrutture critiche, hanno generato una stretta sulla capacità logistica. Questo scenario ha innescato un aumento vertiginoso dei premi assicurativi e delle tariffe di trasporto, ritardando l’arrivo di forniture essenziali.

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Le ripercussioni si stanno propagando in vari settori chiave: energia, trasporti, aviazione, commercio, turismo ed edilizia.

Ramnivas Mundada, direttore della ricerca economica presso GlobalData, ha dichiarato:

“L’impatto è massimo nelle economie fortemente esposte al commercio regionale, ai corridoi marittimi e alla logistica di esportazione energetica. Queste pressioni si riflettono sull’attività aziendale, portando le imprese a rallentare le assunzioni, ridurre le spese in conto capitale e posticipare la consegna dei progetti. L’allungamento dei tempi di esecuzione e l’aumento dei costi stanno indebolendo le prospettive di crescita a breve termine”.

I paesi più colpiti: Qatar, Kuwait, Bahrain e UAE

Il rallentamento non è uniforme, ma si concentra in modo più marcato in alcuni paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC):

impatto crisi economica nel Golfo Globaldata 2026
impatto crisi economica nel Golfo Globaldata 2026
  • Qatar: registra il taglio più drastico, con una revisione al ribasso di 11,37 punti percentuali (pp) rispetto alle previsioni precedenti.

  • Kuwait: -4,72 pp.

  • Bahrain: -3,60 pp.

Anche Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Oman hanno subito revisioni negative, riflettendo l’intensificarsi degli effetti di ricaduta regionale, alimentati da legami commerciali, investimenti interconnessi e un aumento generale dei premi di rischio.

Il caso critico dell’Iran

Per l’Iran, le prospettive sono particolarmente cupe. Le nuove proiezioni di GlobalData incorporano sia gli impatti diretti che quelli indiretti del conflitto. Si prevede ora una contrazione del PIL del 5,95%, un dato nettamente peggiore rispetto al calo dell’1,50% stimato solo nel trimestre precedente. Tale contrazione riflette le severe interruzioni nel commercio, la difficoltà di accesso ai finanziamenti e il crollo della fiducia dei consumatori e delle imprese.

Un futuro incerto

La stabilità economica della regione rimane strettamente condizionata dall’evoluzione del conflitto. Come sottolinea Mundada, “il quadro rimane altamente variabile: dipende dalla durata della guerra, dal livello effettivo di disturbo sulle rotte marittime dello Stretto di Hormuz e dalla velocità con cui tornerà la fiducia nel mercato”.

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Sebbene un’eventuale de-escalation possa limitare ulteriori deterioramenti, il proseguimento delle ostilità manterrà alta la pressione sulle attività non petrolifere, aumenterà i costi di importazione e continuerà a bloccare le pipeline di progetti strategici in tutta la regione.


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