È stato inaugurato in Francia il primo sito al mondo per la produzione di idrogeno offshore

L’azienda francese Lhyfe, in collaborazione con Centrale Nantes e Chantiers de l’Atlantique, il 22 settembre ha inaugurato un impianto per produrre idrogeno verde offshore.

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  • Al largo di Le Croisic, in Francia, è cominciata la produzione di idrogeno a partire dall’energia eolica generata da una turbina galleggiante.
  • Il progetto di Lhyfe e Centrale Nantes ha l’obiettivo di dimostrare la possibilità di sfruttare questo metodo su larga scala.
idrogeno offshore
Lhyfe ha inaugurato il 22 settembre il primo impianto al mondo per la produzione di idrogeno offshore.

L’Unione europea ha conferito all’idrogeno una posizione di primo piano nel percorso comunitario di transizione energetica. Lhyfe è un’azienda produttrice di idrogeno verde, che si ottiene a partire da fonti energetiche rinnovabili, e intende mettere la sua esperienza e le sue tecnologie al servizio della transizione.

Un anno dopo l’apertura della centrale di Bouin, sulla costa occidentale della Francia, Lhyfe ha inaugurato il 22 settembre il primo impianto al mondo per la produzione di idrogeno offshore in collaborazione con Chantiers de l’Atlantique. È situato al largo di Le Croisic presso il SEM-REV, il sito sperimentale dell’École Centrale de Nantes. Grazie a una turbina eolica galleggiante, può sfruttare l’energia del vento per compiere il processo di elettrolisi dell’acqua – che in mare risulta facilmente disponibile – necessario per ottenere l’idrogeno, con una capacità di 440 chili al giorno. Una reazione chimica che non comporta l’emissione di anidride carbonica, ma soltanto di ossigeno.

I vantaggi della produzione di idrogeno offshore

“Crediamo davvero in questo progetto, perché riteniamo che sia la chiave per abbassare i prezzi dell’idrogeno, dato che la produzione di energia rinnovabile offshore è 80 volte superiore all’onshore, ed è meno intermittente”, spiega Thomas Créach, direttore tecnico di Lhyfe. “Prima di passare a un procedimento industriale su larga scala (nel 2024, ndr) dobbiamo dimostrarne la fattibilità. Le tecnologie non mancano, e direi neanche le regolamentazioni: dal mio punto di vista, bisogna soltanto capire come accelerare lo sviluppo delle infrastrutture, magari alleggerendo le procedure burocratiche”.

Anche perché di tempo ne abbiamo ben poco dato che, secondo gli esperti dell’Ipcc, dopo il 2025 la curva delle emissioni dovrà calare del 43 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010, se vogliamo avere qualche possibilità di limitare l’aumento della temperatura media globale entro gli 1,5 gradi.

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Quando si produce un chilo di idrogeno, si producono anche otto chili di ossigeno.

La valutazione dell’impatto ambientale

L’obiettivo del sito sperimentale, infatti, è anche quello di capire come gestire le potenziali difficoltà. La lontananza della costa garantisce dei benefici, come detto, ma rende più difficoltose le operazioni di gestione. “Anche i costi di manutenzione sono elevati, ed è un aspetto sui cui bisogna lavorare”, continua Créach.

Inoltre, bisogna capire qual è l’impatto di queste attività sulla biodiversità marina. “Per questo, abbiamo condotto una valutazione ambientale. Prima di tutto, non avverrà dispersione di sostanze chimiche nell’ambiente. Quando si produce un chilo di idrogeno, si producono anche otto chili di ossigeno: stiamo valutando la possibilità di immetterlo nell’oceano”. Che risulta sempre più povero di ossigeno a causa dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento, mentre assorbe l’anidride carbonica generata dalle attività umane, andando incontro al fenomeno dell’acidificazione.

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L’idrogeno e la sicurezza energetica

L’idrogeno è anche un elemento fondamentale per garantire la sicurezza energetica dell’Europa che, come abbiamo visto negli ultimi mesi, non è scontata. “L’idrogeno, indispensabile per decarbonizzare alcuni settori, e l’energia rinnovabile vanno a braccetto: diffondere l’uno significa potenziare l’altra”, conclude Thomas Créach.

“La nostra collaborazione con Lhyfe nasce con un’ambizione significativa, quella di sviluppare un’industria con un impatto positivo sull’ambiente. La produzione di idrogeno verde offshore nei Paesi della Loira, unica al mondo, è un grande motivo di orgoglio per la scuola, già coinvolta attivamente nella promozione dell’energia marina”, aggiunge Jean-Baptiste Avrillier, direttore di Centrale Nantes.

Secondo la Commissione europea, avremo bisogno di più di venti milioni di tonnellate di idrogeno all’anno entro il 2030. L’inaugurazione di questo nuovo impianto è quindi un passo importante nella giusta direzione.

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Nata in provincia di Sondrio, ha studiato a Milano e Londra. Giornalista pubblicista, si occupa di questioni legate alla crisi climatica, all’economia circolare e alla tutela di biodiversità e diritti umani.