Chimica Verde Bionet festeggia vent’anni a Firenze guardando alle criticità del settore

Il paradosso di Capraia e la sfida del carbonio rinnovabile

La Chimica Verde non è solo una definizione scientifica, ma una missione industriale: sostituire il carbonio fossile con quello rinnovabile in diverse filiere produttive. “A catena corta, come diciamo noi”, chiarisce a Canale Energia Sofia Mannelli, presidente di Chimica Verde Bionet, che il prossimo 10 aprile a Firenze (iscrizioni qui) festeggerà i vent’anni dell’associazione. Un’occasione per ripercorrere due decenni di progetti, battaglie e innovazioni in una scienza che spazia dalle bioenergie alla cosmesi, dalle bioplastiche all’agricoltura, fino ai bio-fumiganti e al tessile.

Campus Universitario aperto, inclusivo e autonomo c
Nella foto di repertorio la presidente di Chimica Verde bionet Sofia Mannelli ritira il premio UE

L’evento fiorentino non sarà solo una celebrazione del passato, ma un punto di svolta. Mettere in fila i traguardi raggiunti – non ultimo il progetto Capraia Smart Island, che compie quest’anno 10 anni e ha visto la costante partecipazione della nostra testata – evidenzia quanto sia stato fatto per la crescita della bioeconomia in Italia.

Tuttavia, lo sguardo è rivolto al futuro e alle sue ombre. “Lo scopo di questa giornata è anche riflettere sulle criticità di un comparto che sta vivendo un momento di stallo”, spiega Mannelli. Nel pomeriggio verrà presentato e discusso un documento programmatico di oltre trentacinque pagine: “L’idea è comprendere le esigenze del settore e capire come farlo ripartire. Non è accettabile che un successo italiano di queste proporzioni subisca un arresto così brusco. Vogliamo che il 10 aprile sia una giornata costruttiva, non di semplice autoincensamento”.

Il paradosso di Capraia Smart Island

L’isola di Capraia, gioiello del Mediterraneo, è diventata negli anni un simbolo mondiale di sostenibilità grazie alle opportunità offerte dalla chimica verde. Vincitrice dell’EU Blue Champion Islands come isola benchmark europea, partner del network francese Smilo e collaboratrice del programma BlueMissionMed del CNR, l’isola sta vivendo oggi uno “schiaffo” non solo morale, ma pratico.

Capraia rischia infatti di perdere il primato di unica isola del Mediterraneo alimentata interamente a energie rinnovabili. Il gestore energetico locale ha annunciato l’intenzione di interrompere la fornitura di biodiesel per i generatori dell’isola, che tornerebbero così a essere alimentati da carburante di origine fossile.

In una nota congiunta, Chimica Verde Bionet, Kyoto Club e Itabia hanno evidenziato come l’annunciato “aggiornamento tecnologico” interessi i quattro generatori dell’isola (potenza complessiva di 2 MW). La sfida, comune a molte località turistiche, è soddisfare i picchi di domanda che passano dai 450 residenti invernali agli oltre 2.000 turisti estivi. Secondo alcune indiscrezioni, la scelta del gestore sarebbe dettata dalla complessità nella manutenzione dei generatori a biodiesel, che rimangono inattivi per gran parte dell’anno.

Resta un interrogativo di geopolitica ed economia: in un momento in cui le tensioni nello stretto di Hormuz mettono a rischio gli approvvigionamenti fossili, ha senso rinunciare a un biocarburante locale e rinnovabile proprio dove era già felicemente in uso?

Leggi anche: Transizione energetica ed ecologica nelle isole, i progetti di Capraia
Smart Island


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.