Non solo numeri: la matematica genera 680 miliardi e sostiene l’84% dell’occupazione in Italia

Dagli algoritmi che muovono il web al sequenziamento del genoma, fino all’intelligenza artificiale e alla transizione digitale: la matematica non è più solo una disciplina teorica, ma il vero e proprio motore economico e tecnologico del Paese. È quanto emerge dallo studio “L’impatto economico della Ricerca Matematica in Italia”, realizzato da Deloitte Economics per il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l’Unione Matematica Italiana (UMI).
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I dati del report sono stati al centro del dibattito in occasione dell’incontro “Non solo numeri: la matematica, un motore per l’economia”, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore campus di Brescia insieme alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali.

Un impatto economico e occupazionale straordinario

Il contributo della ricerca matematica al sistema economico italiano si attesta su cifre monumentali:
  • 680 miliardi di euro di PIL complessivo, così suddivisi:
    • 308,5 miliardi di impatto diretto.
    • 221 miliardi di impatto indiretto (lungo le filiere produttive).
    • 150 miliardi di impatto indotto (spesa dei lavoratori).
    • Ogni euro investito direttamente genera un ritorno di 1,2 euro aggiuntivi.
  • 8,4 milioni di posti di lavoro sostenuti (pari al 35% dell’occupazione nazionale), tra impatti diretti (2,7 milioni), indiretti (3,2 milioni) e indotti (2,5 milioni).
  • 296 miliardi di euro di gettito fiscale attivato (tra IVA, contributi sociali e imposte sui redditi).
I settori che beneficiano maggiormente di questa spinta sono la consulenza informatica, l’ingegneria, la programmazione e i servizi finanziari.

Il divario negli investimenti e la scommessa del trasferimento tecnologico

Nonostante il valore economico, l’Italia sconta un ritardo strutturale sul fronte degli investimenti in Ricerca e Sviluppo: il Paese destina solo l’1,3% del PIL, a fronte di una media europea del 2,26%, posizionandosi all’ultimo posto tra i principali partner europei (Francia, Germania, Spagna e Olanda) per spesa in istruzione.
Eppure, sul piano della produzione scientifica, l’Italia eccelle:
  • È prima in Europa per produttività degli autori nelle pubblicazioni matematiche (quasi 200 pubblicazioni ogni 1.000 autori).
  • È seconda per numero di citazioni ricevute (circa 89.000 medie annue).
Il vero collo di bottiglia resta il trasferimento tecnologico. L’Italia si colloca infatti all’ultimo posto per collaborazione tra università e imprese nel settore matematico (solo il 3,4% delle pubblicazioni ha un coautore industriale, circa la metà rispetto a Germania e Olanda) e mostra una minore propensione a tradurre la ricerca accademica in brevetti industriali.

Intelligenza artificiale e competenze: la nuova frontiera

La matematica rappresenta il fondamento teorico dell’Intelligenza Artificiale, un settore in forte accelerazione nel tessuto produttivo italiano: nel 2025 il 16,4% delle aziende con almeno dieci addetti utilizza già tecnologie di IA (rispetto all’8,2% del 2024), con le grandi imprese che superano il 53%.
Tuttavia, per cogliere appieno questa rivoluzione, occorre colmare il divario nelle competenze digitali: se i laureati in discipline STEM sono saliti a 18 ogni 1.000 residenti (20-29 anni), le competenze digitali di base restano diffuse solo nel 45,9% della popolazione, a fronte di una media UE del 55,6%.
“Solo investendo con convinzione nella formazione, nella ricerca matematica e nelle sue applicazioni potremo preparare generazioni capaci non di subire le nuove tecnologie, ma di comprenderle e guidarne lo sviluppo,” ha dichiarato Claudio Giannetti, Preside della facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università Cattolica.

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