Green bond bancari, un potenziale inespresso: indagine dell’Ieefa

Le grandi banche europee finanziano i mutui e trascurano la transizione energetica: lo rivela l'Institute for Energy Economics and Financial Analysis

I principali gruppi bancari europei, pur avendo consolidato nel tempo un’infrastruttura di mercato per la finanza sostenibile, non riescono a trasformare i green bond in uno strumento realmente capace di guidare la transizione energetica. Secondo lo studio European banks’ green bond gap, pubblicato dall’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa), si registra una profonda sfasatura tra le emissioni obbligazionarie etichettate come sostenibili e le reali necessità di decarbonizzazione del Continente. Nonostante gli istituti finanziari rappresentino circa il 30% dell’intero mercato dei green bond in Europa — posizionandosi al pari del settore societario non finanziario — l’impiego dei proventi continua a premiare asset a basso rendimento ecologico anziché convogliare le risorse verso le infrastrutture energetiche pulite.

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I numeri del fenomeno

L’analisi dettagliata condotta sui 47 maggiori istituti di credito europei, i quali gestiscono attivi complessivi superiori ai 35 mila miliardi di euro, dimostra come ben 44 banche abbiano formalmente avviato programmi di green bond ed emesso regolari rendiconti di allocazione. A fronte di un ammontare totale in circolazione pari a 240 miliardi di euro per il campione analizzato, queste emissioni costituiscono in media appena il 5% del finanziamento complessivo tramite titoli di debito e meno dell’1% del totale degli attivi di bilancio.

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La ragione principale di tale lentezza risiede nella composizione del portafoglio degli attivi idonei. Circa i due terzi delle risorse raccolte tramite obbligazioni verdi sono attualmente destinati all’edilizia sostenibile, ossia principalmente al rifinanziamento di mutui ipotecari residenziali collegati ad immobili già conformi agli standard minimi di efficienza energetica. Al contrario, la generazione da fonti rinnovabili e l’efficienza energetica diretta assorbono soltanto un quarto delle risorse totali allocate.

Sproporzione nei rendimenti ambientali e concentrazione degli impatti

L’indagine di Ieefa sottolinea una marcata differenza in termini di emissioni evitate in base alla tipologia di investimento. Gli investimenti indirizzati alle energie rinnovabili generano una riduzione delle emissioni di anidride carbonica per milione di euro investito drasticamente superiore rispetto a quella ottenuta attraverso la semplice cartolarizzazione verde di immobili esistenti.

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Pur assorbendo soltanto un quinto circa delle allocazioni complessive, il settore delle rinnovabili costituisce ben il 90% delle emissioni evitate annualmente e rendicontate dalle banche tramite i green bond. Di contro, l’edilizia residenziale verde, pur incanalando circa il 70% dei fondi emessi, contribuisce a un risibile 3% dell’impatto ambientale complessivo in termini di tonnellate di anidride carbonica risparmiate.

Giganti del credito e mappa dei capofila per la sostenibilità

Dall’analisi emerge come la dimensione patrimoniale di una banca non corrisponda necessariamente a una leadership nella finanza climatica. Banche a spiccata vocazione globale come Hsbc e Barclays mostrano un’incidenza trascurabile dei green bond rispetto al proprio bilancio ed evidenziano un’allocazione estremamente limitata verso progetti di energia pulita.

Al contrario, realtà francesi come Crédit Agricole e Groupe Bpce guidano la graduatoria per volumi assoluti e incidenza del debito verde, affiancate da istituti di medie dimensioni come la tedesca Lbbw e la norvegese Dnb, che vantano le quote più elevate di finanziamento verde rispetto al totale degli attivi.

Nel complesso, appena 15 banche sulle 47 esamine concentrano il 75% di tutti i proventi di obbligazioni verdi destinati alle rinnovabili e all’efficienza energetica. Tra queste figurano attori di primo piano come Bnp Paribas, Société Générale, Banco Santander, la spagnola CaixaBank, l’irlandese Aib Group e la svedese Seb.

La posizione degli istituti italiani nel contesto europeo

Nel panorama tracciato dal report figurano cinque tra i principali gruppi bancari italiani, i cui posizionamenti riflettono dinamiche operative differenti. Intesa Sanpaolo, che si attesta al 13° posto in Europa per totale degli attivi, si distingue come l’unico istituto italiano a fare il suo ingresso nella top 10 europea per impatto reale dei green bond sulle emissioni evitate, posizionandosi all’8° posto complessivo.

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Segue UniCredit, collocata al 14° posto nella classifica generale per dimensioni di bilancio. Tra gli altri gruppi esaminati, Banca Monte dei Paschi di Siena figura al 37° posto per attivi; lo studio specifica come Mps abbia emesso green bond nel novembre 2025, pur non avendo ancora reso disponibile il report di allocazione al momento della rilevazione dei dati. Completano la presenza italiana Banco Bpm e Bper Banca, inserite nell’appendice dello studio rispettivamente al 40° e al 41° posto della graduatoria continentale.

Le riserve inespresse e l’assenza delle reti elettriche

Un ulteriore elemento sottolineato dal rapporto riguarda l’ampio margine di crescita non sfruttato dalle banche europee. Molti grandi gruppi, tra cui Ing, Lloyds e Banco Sabadell, mantengono oltre il 75% dei propri attivi verdi idonei privo di allocazione in emissioni obbligazionarie dedicate. Questo fenomeno dimostra come la capacità di emissione sia bloccata da logiche di allocazione tradizionali piuttosto che dalla carenza teorica di asset sostenibili nei bilanci.

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Parallelamente, emerge la trascuratezza nei confronti delle infrastrutture di rete. Nonostante l’ammodernamento delle reti elettriche rappresenti il principale collo di bottiglia per lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Europa e le banche mantengano rilevanti linee di credito di liquidità con i gestori dei sistemi di trasmissione, la quota di green bond destinata direttamente al potenziamento delle reti rimane quasi irrilevante.

Green bond, strumenti alternativi di nicchia e prospettive future

Per colmare la distanza tra la finanza di mercato e le esigenze reali della transizione, il mercato ha iniziato a sviluppare strumenti innovativi, che tuttavia non hanno ancora raggiunto una scala sufficiente. Le strutture collegate a target aziendali complessivi, come le obbligazioni legate alla sostenibilità o i titoli di debito emessi per finanziare prestiti legati a performance Esg, rimangono confinate a esperienze isolate, tra le quali spiccano i programmi del gruppo Nordea.

La relazione di Ieefa conclude che le banche europee devono superare la fase di semplice maturità formale degli strumenti finanziari per integrare in modo vincolante le emissioni verdi all’interno dei piani strategici di decarbonizzazione aziendale, spostando i flussi finanziari dai semplici rifinanziamenti ipotecari verso gli investimenti a più elevato impatto ecologico.

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