“È indispensabile individuare opportunità innovative per aree sempre più fragili, minacciate da subsidenza e innalzamento dei mari.” Con queste parole Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), sintetizza la sfida cruciale al centro del progetto internazionale VENUS.
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Un’iniziativa all’avanguardia che unisce agricoltura sostenibile, tutela delle risorse idriche e valorizzazione dei terreni marginali, e che vede in prima linea il Consorzio di bonifica Adige Euganeo insieme a nove partner del bacino mediterraneo. I primi risultati scientifici di questa sperimentazione saranno al centro del convegno promosso da ANBI in programma giovedì 17 settembre (ore 15:00) nell’ambito di Remtech Expo, presso Ferrara Fiere.
I campi pilota nel veneziano e la scienza del suolo
Le attività sul campo si sono concentrate in due siti pilota strategici nel territorio veneziano: in località Gesia (Cavarzere) e in località Zennare (Chioggia). Qui i ricercatori hanno raccolto campioni di terreno e biomassa vegetale di specie alofite, note per la loro naturale tolleranza agli ambienti ad alta salinità e classificate come NUS (Neglected and Underutilised Species, ovvero specie trascurate o sottoutilizzate).
I campioni di suolo sono stati analizzati dai laboratori del DiSTABiF dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” per misurare parametri biogeochimici chiave:
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Carbonio organico: per stimare la capacità delle piante di sequestrare carbonio e incrementare la sostanza organica nel terreno.
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Respirazione microbica: per monitorare la vitalità biologica del microbioma.
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Conducibilità elettrica: per valutare l’evoluzione dello stato di salinizzazione.
Record di sostenibilità: acqua quasi a zero e produzioni a Impatto Ridotto
Le varietà testate dall’ente consorziale – tra cui Atriplex halimus, Beta maritima, Salicornia europaea e Suaeda maritima – hanno mostrato una straordinaria capacità di adattamento in regime di aridocoltura, ovvero in totale assenza di irrigazione artificiale.
I dati sui consumi idrici sono eccezionali: per produrre un chilo di questi ortaggi alternativi sono bastati da un minimo di 6 a un massimo di 41 litri di sola acqua piovana, a fronte dei 238-384 litri necessari per i tradizionali ortaggi a foglia. Un vero e proprio azzeramento dell’impronta idrica.
Dalla Terra ai mercati: economia circolare in azione
Le frazioni vegetali sono state inoltre analizzate dall’istituto greco ELGO-Dimitra per valutarne la valorizzazione industriale. I profili nutrizionali evidenziano non solo un’ottima presenza di fibre e micronutrienti per l’alimentazione umana, ma aprono scenari importanti anche in altri settori:
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Cosmesi: per l’estrazione di composti bioattivi e antiossidanti naturali.
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Farmaceutica: per lo sviluppo di molecole di interesse terapeutico o fitoterapico.
“I risultati preliminari dimostrano concretamente la fattibilità di un’agricoltura sostenibile e resiliente anche in territori svantaggiati,” dichiara Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI. “Queste specie rappresentano una risorsa strategica per la tutela dell’acqua e dei suoli marginali, in piena sintonia con le direttive europee.”
Il futuro delle coste e dei delta fluviali di fronte alla crisi climatica sarà ampiamente discusso nel corso dell’appuntamento ferrarese, intitolato “Delta Po e costa emiliano-romagnola: la sfida della subsidenza tra cambiamento climatico, sicurezza idraulica e sviluppo sostenibile”.
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