Il valore della misura: ISO 14040 e ISO 14044 per la gestione ambientale

Una proposta per integrare il Life Cycle Assessment lungo la catena del valore

Generale PanelL’introduzione del Life Cycle Assessment (LCA) nei processi decisionali pubblici e industriali italiani è al centro della nuova proposta di legge depositata alla Camera dalla deputata del Movimento Cinque Stelle Patty L’Abbate e oggetto della conferenza stampa tenutasi oggi a Montecitorio.

La proposta mira a recepire gli standard internazionali ISO 14040 e ISO 14044 nel quadro giuridico nazionale. L’obiettivo dichiarato è di prevenire il greenwashing e verificare l’impatto ambientale dei processi produttivi. Come? Attraverso la misurazione trasversale di ampi comparti lungo l’intera filiera: dai consumi energetici al prelievo di materie prime, dalle emissioni in atmosfera agli impatti idrici dei processi, dalle gare di appalto fino alla generazione di scarti industriali.

“Oggi facciamo due cose: presentiamo una proposta di legge che mette al centro la valutazione del ciclo di vita all’interno del Testo Unico dell’Ambiente, quindi il decreto legislativo 152. In contemporanea, presentiamo anche il XX Convegno della Rete Italiana LCA che quest’anno si svolgerà a Taranto dal 23 al 25 settembre”, esordisce Patty L’Abbate, vicepresidente della Commissione Ambiente. Poi aggiunge: “Introdurre l’LCA è importante per evitare sprechi di materie prime, perché l’Italia non ne ha molte. Per evitare sprechi di energia, perché abbiamo costi elevatissimi. Per regolarizzare  il fenomeno del greenwashing (…). Molte volte sento dire: ma la transizione ecologica grava sui deboli. Non è così. Grava sui deboli se un governo non è capace di prendere delle decisioni oculate. E per far questo è chiaro che bisogna conoscere e calcolare una serie di parametri”.

Secondo la deputata, l’integrazione del Life Cycle Assessment (LCA) nel Testo Unico dell’Ambiente non intende rispondere a una logica di aggravio burocratico, ma alla necessità di fondare le decisioni politiche su evidenze scientifiche consolidate. Gli standard normativi di riferimento esistono, e sono in fase di essere codificati a livello internazionale. Ma la loro lenta penetrazione nella pubblica amministrazione rallenta il passaggio da una sostenibilità dichiarata a una reale gestione informata dei processi industriali.

Alle spalle del testo parlamentare, infatti, si muove una rete di istituzioni scientifiche, tra cui l’Università di Bari, il Politecnico di Milano, l’Università di Messina, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’ENEA.  Il coinvolgimento di questi enti evidenzia la necessità di dotare la transizione ecologica di metriche scientifiche accreditate e condivise.

Perché la LCA è importante?

Alla domanda risponde in maniera molto chiara Paolo Masoni, Ecoinnovazione srl, spin-off di ENEA. “Il punto di forza dell’LCA è il fatto che permette di valutare sia in forma analitica molto dettagliata, sia in forma più sintetica, quello che è l’interazione di un sistema con l’ambiente e quali sono gli effetti che questa interazione del sistema con l’ambiente provoca dal punto di vista dell’impatto”.

L’Analisi del Ciclo di Vita risulta essere uno strumento strategico per diversi attori del sistema economico e istituzionale. Perché consente di valutare l’intero sistema‑prodotto lungo tutte le fasi del ciclo: dalla produzione al fine vita.

In senso tradizionale, questa prospettiva offre alle imprese la base informativa necessaria per orientare le proprie strategie di sostenibilità. Ma c’è un’altra prospettiva che sta crescendo in importanza. E cioè il suo ruolo anche come formidabile strumento di gestione economico-finanziaria di un’azienda, permettendo di misurare l’interazione complessiva dell’impresa con l’ambiente.

Masoni introduce infine un ulteriore elemento di considerazione, tutt’altro che secondario. “Uno degli elementi più critici è la disponibilità dei dati. Su questo devo dare atto all’ENEA e al Ministero dell’Ambiente per aver promosso la Banca Dati Nazionale. Questo è un elemento fondamentale, perché la disponibilità dei dati – al di fuori di quella che è l’attuale situazione di monopolio o di oligopolio sui dati, che costano carissimi e sono gestiti in modo privatistico – ecco, questa limitazione alla disponibilità dei dati diventa forse l’ostacolo principale alla più ampia diffusione dell’LCA”.

Da questo punto di vista, continua a spiegare Masoni, sono in corso altre iniziative a livello europeo proprio per superare questa limitazione e promuovere la disponibilità gratuita di dati di buona qualità a beneficio di tutti.

 

Digital Designed By Magnific.com
designed by freepik

LCA come requisito della transizione ecologica  

“La metodologia LCA, in questo momento, è promossa all’interno di diverse normative nazionali e internazionali che diffonderanno l’uso anche a livello cogente tra i vari operatori e in tutti i settori”, spiega Monica Lavagna, Politecnico di Milano.

Una codificazione che diventa sempre più integrata nei processi decisionali pubblici a livello internazionale, con lo scopo di imporre una rendicontazione scientifica degli impatti ambientali.

In Italia l’LCA è entrata stabilmente nell’ambito pubblico già dal 2016 con il Green Public Procurement e, dal 2023, è diventata obbligatoria nel nuovo Codice degli Appalti. Nei CAM edilizia, la metodologia è oggi un requisito che consente l’accesso ai premi ambientali.

Parallelamente, strumenti come la tassonomia europea e la rendicontazione ESG stanno spingendo le imprese a adottare l’analisi del ciclo di vita anche su base volontaria, soprattutto per accedere ai finanziamenti green.

Il quadro europeo si sta ulteriormente consolidando con una serie di legislazioni che rendono l’LCA un riferimento obbligato in molti settori: dal nuovo Regolamento Ecodesign 2024 alla Direttiva Empowering Consumers for the Green Transition, dalla Direttiva EPBD, che impone l’LCA negli edifici, alla normativa sui prodotti da costruzione.

In questo scenario, l’analisi del ciclo di vita smette di essere una metodologia tecnica, per farsi infrastruttura di governance ambientale, già inserita nella Better Regulation Toolbox della Commissione Europea, come strumento di supporto alla costruzione delle politiche.

Tuttavia, resta importante garantire la qualità delle applicazioni, altrimenti l’LCA rischia di ridursi a un adempimento sterile, incapace di incidere davvero sui processi. Deve restare un dispositivo vivo, capace di orientare la transizione ecologica attraverso una lettura chiara degli impatti e delle responsabilità lungo le filiere. Perché questo accada, sarà indispensabile formare figure professionali competenti e credibili, in grado di applicare l’analisi del ciclo di vita con rigore scientifico e con la consapevolezza del ruolo strategico che sta assumendo.

 


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Ilaria Carmen Restifo
Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.