Servizio idrico integrato_festival dell'acqua
Servizio idrico integrato_Festival dell’acqua

Il servizio idrico in Italia si conferma a macchia di leopardo. Quando la gestione è operata dagli enti locali e non dalle aziende, soprattutto al sud, gli investimenti annui ammontano ad 8 euro per abitante. Realtà che interessa 9 milioni di cittadini. Solo dopo il trasferimento di competenze all’Autorità per l’energia (Arera) nel 2017, gli investimenti realizzati hanno registrato una crescita costante e nel 2019 si sono attestati ad un valore pro capite di 46 euro, un dato in aumento del 17%.

I dati del Blue book

È la fotografia del servizio idrico integrato scattata nel Blue book 2021, realizzato dalla fondazione Utilitatis e presentato in occasione del Festival dell’Acqua, che tiene conto anche della pandemia e delle condizioni favorevoli che creerà il Piano nazionale di ripresa e resilienza, in seguito alla destinazione alle aziende del settore di 3,5 miliardi di euro. Il Pnrr, come ha dichiarato la presidente di Utilitalia, Michaela Castelli, “rappresenta una grande occasione per il comparto idrico, ma le risorse stanziate devono essere accompagnate da alcune riforme. Occorre agire rapidamente sulla governance favorendo la presenza di operatori industriali al Sud: solo così è possibile ottenere un incremento degli investimenti e della qualità dei servizi offerti ai cittadini”.

La ricerca del Blue book riporta il consumo pro capite di acqua potabile, che in Italia è pari a 215 litri per abitante al giorno contro la media europea di 125.

Il sud è soggetto alla maggior parte delle procedure di infrazione, pari al 73%, per la mancata attuazione della direttiva sul trattamento delle acque reflue, che interessano ancora 939 centri urbani abitati da 29,7 milioni di persone.

La dispersione di acqua dalle reti rimane consistente, il 42% in media,  ma nell’ultimo biennio di rilevazione, le perdite idriche risultano diminuite e aumenta l’efficacia dei sistemi di depurazione. 

Urgenti sono le riforme che dovranno consentire il rilancio degli investimenti: il 25% di quelli programmati sarà destinato al contenimento delle perdite idriche, il 20% al miglioramento della qualità dell’acqua depurata e il 15% all’adeguamento del sistema fognario.

“Negli ultimi anni, grazie anche all’impulso positivo della regolazione”, commenta il presidente di Utilitatis, Federico Testa,il comparto idrico si è messo in moto nella giusta direzione” grazie alla “la presenza di operatori industriali che si occupano dell’intero ciclo idrico integrato”. Questa, evidenzia, è “la strada obbligata da seguire per colmare il gap infrastrutturale del Paese e tra le diverse aree d’Italia, e per raggiungere i migliori standard europei sul fronte degli investimenti e dei servizi offerti ai cittadini”.

Cambiamenti climatici, le aziende disposte a investire 11 miliardi di euro

Da un’indagine condotta da Utilitalia, presentata sempre durante il Festival dell’acqua, è emerso che le aziende del settore idrico sono disposte a investire circa 11 miliardi di euro nei prossimi cinque anni per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Da questo studio risulta che 7,8 miliardi sarebbero destinati a interventi capaci di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento idrico delle aree urbane e la maggiore resilienza delle infrastrutture e 3,1 miliardi a contrastare il fenomeno delle dispersioni idriche, per un totale di 10,9 miliardi destinati ai cambiamenti climatici. Si arriva a 14 miliardi se si aggiungono anche i 3 miliardi di investimenti per fognature e depurazione.

Le conseguenze dei mutamenti climatici sono tangibili ogni anno nel nostro Paese, a causa delle precipitazioni abbondanti e della siccità che avanza: “Gli eventi siccitosi e quelli alluvionali”, spiega il direttore generale di Utilitalia, Giordano Colarullo, “non possono più essere considerati avvenimenti eccezionali ma eventi dalla ricorrenza ciclica, pertanto devono essere affrontati con interventi e processi strutturali sostenibili nel lungo periodo. Solo un massiccio piano di investimenti potrà quindi consentire di affrontare i cambiamenti climatici e in particolare i periodi fortemente siccitosi”.

Possibili soluzioni per il futuro

L’economia circolare è la soluzione per un settore che deve evitare gli sprechi e garantire il riutilizzo di questo bene mettendo in pratica le tecnologie più innovative. Digitalizzazione e innovazione possono fare molto: nelle infrastrutture di rete si potrebbero introdurre dispositivi per la razionalizzazione della manutenzione, la regolazione dei flussi, il risparmio del fabbisogno energetico e la riduzione dell’inquinamento.

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Redazione
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