inquinamento acque mare
Foto di Bruno Germany da Pixabay

Le criticità nella depurazione e nel trattamento dei fanghi di 8 impianti su 10 di proprietà di Amap, gestore idrico dei comuni della città metropolitana di Palermo, stanno inquinando le acque del Mar Tirreno, del golfo di Castellammare e del fiume Nocella. A riportarlo ieri in commissione Ecomafie Francesco Lo Voi, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Palermo, e i procuratori aggiunti Marzia Sabella e Sergio De Montis.

Sversamento in acqua di fanghi e percolato dal depuratore di Acqua dei Corsari

L’audizione, prevista nell’ambito dell’inchiesta sulla depurazione delle acque reflue in Sicilia, ha rivelato che spesso i fanghi non sono smaltiti negli appositi impianti, ma finiscono in mare. In particolare, il depuratore di Acqua dei Corsari di Palermo ha prodotto dal 2015 al 2017 circa 2mila tonnellate annue, nel 2018 solo 28 tonnellate. Il resto, hanno riportato il procuratore e i procuratori aggiunti, sarebbe stato scaricato in mare. In acqua sarebbe finito anche il percolato proveniente dalla discarica di Bellolampo che, come riportato in nota stampa, si trovavano nell’impianto “in forza di ordinanze contingibili e urgenti”.

Stefano Vignaroli: “Situazioni surreali”

“L’inchiesta della Commissione sulla depurazione delle acque reflue in Sicilia sta portando alla luce situazioni davvero surreali”, commenta in nota il presidente della Commissione Stefano Vignaroli. Il depuratore di Acqua dei corsari a Palermo “è un esempio eclatante”, prosegue, sia perché “in mare non avrebbe scaricato solo fanghi, ma anche il percolato di Bellolampo”, sia perché “l’impianto pretendeva di depurare il percolato della discarica e rimandare poi nel sito i propri fanghi con una procedura di emergenza”.

“Il gestore Amap era a conoscenza di tutto quello che accadeva e aveva richiesto a vari organi ordinanze contingibili e urgenti per smaltire i fanghi presso Bellolampo, nello stesso periodo in cui la discarica portava ad Acqua dei Corsari il percolato”, riportano i magistrati. “A fronte della mancata risposta a queste richieste non risulta al momento siano state poste in essere altre condotte”. Il gestore si difende rifacendosi alla “mancanza di alternative e al trattamento di ossidazione volumetrica a cui sarebbero stati sottoposti i fanghi”.

Il commissariamento dell’Amap

Ogni anno l’Amap avrebbe risparmiato 7 milioni di euro per la mancata gestione dei fanghi dell’impianto di Acqua dei Corsari, stimano i procuratori. In funzione di ciò, la procura di Palermo ha avanzato una richiesta di commissariamento dell’Amap, attualmente al vaglio del Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo.

A seguito di questa decisione il gestore, riporta la nota, ha cercato di apportare migliorie agli impianti e modificato lo statuto stabilendo che tutti gli utili siano destinati alla manutenzione e ammodernamento dei depuratori. Resta il malfunzionamento dei depuratori di Balestrate, Carini e Trappeto che ha provocato lo sversamento in mare dei fanghi. Anche il sopraluogo effettuato al depuratore di Balestrate dai componenti della commissione Ecomafie lo scorso settembre aveva rivelato diverse criticità. Situazione che stonava con la regolarità formale dell’impianto garantita dal gestore locale e che è stata riportata in procura a Palermo.

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