Quartieri a energia positiva: chiave per città più sostenibili

L'innovazione urbana incontra la sostenibilità per un futuro a zero emissioni

Le città, giganti del consumo energetico e responsabili di una fetta considerevole delle emissioni globali, si trovano di fronte a una sfida epocale: come ridurre gli sprechi e creare un futuro più sostenibile. Uno studio pubblicato sul Sustainable Futures Journal svela un dato allarmante: le aree urbane sono responsabili del 75% del consumo energetico globale e dell’80% delle emissioni di anidride carbonica. La soluzione, secondo i ricercatori, risiede nella gestione integrata dell’energia a livello di intero quartiere, un approccio che alcune città pionieristiche stanno già abbracciando.

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Foto di Matthew Henry su Unsplash.

Positive Energy District: modello vincente

Città come Amsterdam e Copenaghen sono all’avanguardia con i cosiddetti Positive Energy District (Ped), aree progettate per generare più energia di quanta ne consumino. Questi distretti sono veri e propri ecosistemi multifunzionali, che integrano abitazioni, negozi, infrastrutture di trasporto e uffici, dimostrando come la sinergia tra diversi usi possa portare a un bilancio energetico positivo.

La necessità di un’azione coordinata è ribadita dall’Energy Efficiency Policy Toolkit 2025 dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea), pubblicato lo scorso giugno. Il rapporto sottolinea il ruolo cruciale delle politiche nazionali nel favorire sistemi urbani efficienti dal punto di vista energetico, evidenziando l’importanza di normative, codici edilizi e quadri di condivisione dei dati digitali allineati. Solo così gli sforzi locali potranno convergere e produrre risultati concreti in tutti i distretti o quartieri.

Il controllo digitale gioca un ruolo più importante del semplice strumento di efficienza: è il modo in cui gli edifici scambiano dati e interagiscono tra loro.

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Città come laboratori urbani viventi: la sperimentazione

Esempi di questo approccio innovativo stanno già emergendo nella pratica, spesso definiti laboratori urbani viventi. Si tratta di spazi in cui le città testano non solo nuove apparecchiature, ma anche sistemi di controllo avanzati. Tra questi figurano il raffrescamento solare, il fotovoltaico integrato negli edifici, la gestione predittiva dell’Hvac (riscaldamento, ventilazione e aria condizionata) e il monitoraggio distrettuale in tempo reale.

Tuttavia, le prestazioni variano, spesso a causa della complessa interazione tra questi sistemi. La scelta della tecnologia è meno importante di come viene gestito il consumo energetico e di come i dati vengono utilizzati nell’intero distretto. Il passo successivo è rappresentato dal controllo adattivo, in cui i sistemi modificano la quantità di energia utilizzata in base alle condizioni in tempo reale.

Studi recenti supportano l’idea che l’implementazione di piattaforme di ottimizzazione energetica, che integrino i big data e facilitino la comunicazione tra gli edifici della zona, potrebbe rappresentare una soluzione tempestiva. Anche grazie al ruolo sempre più centrale dell’intelligenza artificiale.

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