Allarme T&E: obiettivi UE al bivio, a rischio 34 gigafactory e 50mila posti di lavoro

Il settore automobilistico europeo si trova davanti a un aut-aut industriale. Secondo l’ultimo studio di Transport & Environment (T&E), il principale network indipendente per la decarbonizzazione dei trasporti, un eventuale indebolimento degli obiettivi climatici UE sulle emissioni di CO2 non danneggerebbe solo l’ambiente, ma provocherebbe un vero e proprio “terremoto” occupazionale e produttivo.

Il monito è chiaro: cedere alle richieste dei costruttori di ammorbidire i target significherebbe mettere a rischio la realizzazione di 34 gigafactory (delle dimensioni di Northvolt) e circa 47.000 posti di lavoro nel settore delle batterie.

Lo scenario: produzione di BEV dimezzata

Lo studio analizza l’impatto delle proposte di revisione normativa avanzate dall’industria. Se l’UE dovesse accogliere le richieste dei carmaker (come il calcolo delle emissioni spalmato su cinque anni), le conseguenze sarebbero pesanti:

  • Produzione BEV 2030: potrebbe crollare da 7,4 milioni a soli 3,7 milioni di unità.

  • Target 2035: un declassamento dell’obiettivo (dal 100% all’80% di riduzione emissioni) taglierebbe la produzione di auto elettriche di quasi la metà.

  • Fabbisogno batterie: la capacità produttiva locale potrebbe contrarsi di oltre due terzi, privando l’Europa di una sovranità tecnologica cruciale.

Focus Italia: l’elettrico come ancora di salvataggio

Per l’Italia, l’elettrificazione rappresenta paradossalmente l’unica via per invertire il declino produttivo dell’ultimo decennio.

Il potenziale del “Made in Italy”: Mantenendo gli obiettivi attuali, la produzione nazionale potrebbe risalire fino a 412.000 unità entro il 2035, raddoppiando il valore della produzione automobilistica (da 7,5 a oltre 15 miliardi di euro).

Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia, è categorico: “Trattare l’elettrico come una minaccia anziché come un’opportunità mette a rischio la nostra componentistica. Se l’Europa frena, la Cina avanzerà, occupando lo spazio lasciato libero dalle nostre industrie.”

Dipendenza energetica: il conto del petrolio

Oltre al danno industriale, c’è quello economico legato alle importazioni energetiche. Un indebolimento delle norme CO2 costringerebbe l’Europa a:

  1. Importare 2 miliardi di barili di petrolio in più entro il 2035.

  2. Sborsare 50 miliardi di euro extra per l’acquisto di greggio nel decennio 2026-2035.

Al contrario, un mercato interno solido ridurrebbe la dipendenza dalle importazioni di batterie al solo 7%, grazie allo sviluppo della filiera del riciclo domestico.

La richiesta ai legislatori

In vista dei dibattiti parlamentari a Bruxelles, T&E invita i governi a respingere ogni tentativo di allentamento. La catena del valore — che include la produzione di catodi, la componente più preziosa delle batterie — dipende interamente dalla certezza del diritto e dalla fermezza degli obiettivi climatici.

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Indebolire il phase-out del motore a combustione interna nel 2035 non significherebbe “salvare il motore termico”, ma semplicemente regalare la leadership delle tecnologie pulite ai competitor globali.


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