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Un momento della diretta streaming

Mai sprecare una grande crisi. Sull’onda della ripresa green auspicata dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, anche la Fondazione per lo sviluppo sostenibile invita a guardare all’emergenza provocata dal Covid-19 come un’occasione per approfondire le sfide del nostro tempo e rivedere i nostri stili di vita. Il dossier “Pandemia e sfide green del nostro tempo”, presentato il 9 aprile in diretta streamig e realizzato dal Green city network e dalla Fondazione in partnership con Ecomondo-Key energy, invita a ripensare le nostre città in modo da renderle più adatte ad affrontare con serenità le problematiche della storia contemporanea.

Le abitudini alimentari

La ripartenza deve avvenire in diversi campi. La pandemia ha fatto scoprire il protagonismo delle città. In questa situazione di emergenza “vengono ridefiniti i nostri consumi”, a partire da quelli alimentari, e aumenta “la preoccupazione per i redditi”, spiega il presidente della Fondazione Edo Ronchi. La popolazione è passata da 3,7 MLD nel 1970 a7,5 nel 2017 e il consumo mondiale di materiali è quadruplicato, da 26,6 a 109 Gt, provocando non poche difficoltà al sistema di gestione dei rifiuti. “Terminata la crisi, vi presteremo attenzione e ne trarremo una spinta maggiore per l’economia circolare o metteremo in crisi i passi avanti compiuti prima della pandemia?”, domanda in maniera retorica. Al momento, precisa Ronchi, le difficoltà del riciclo sono determinate dalla carenza di personale, dalla mancata vendita delle materie prime seconde, dalla poca attenzione dell’utenza e dalla crescita dell’indifferenziato. In questa frazione rientrano i rifiuti prodotti dalle persone contagiate chiusi in doppi sacchi e non mischiati insieme agli altri.

Per evitare di pesare sul sistema di gestione dei rifiuti nella crisi come nel post-crisi, prosegue Ronchi, bisognerà fare attenzione agli alimenti presenti nella dispensa e alla loro data di scadenza, cucinando solo il necessario senza produrre avanzi. Al momento dell’acquisto, insiste il presidente, meglio privilegiare l’uso di prodotti stagionali e di origine locale e optare per prodotti di imprenditori che minimizzano gli scarti e l’impatto ambientale. Il ricorso a canali di vendita diretta e alle filiere di prossimità, infine, aiuteranno a ridurre le emissioni dell’autotrasporto merci.

L’ambiente domestico andrà ripensato attraverso “l’integrazione di soluzioni attive e passive, l’uso di materiali innovativi, il monitoraggio delle performance energetiche degli interventi”, aggiunge Ronchi. La naturale transizione verso l’IoT e la domotica non potrà che aiutare in questa transizione efficiente, anche in vista di “forme che facilitino produzione e scambio tra prosumer”.

Gli spostamenti urbani

“Le emissioni di gas serra stanno calando, ma non dobbiamo trascurare la crisi climatica e le misure di decarbonizzazione perché dopo la crisi le emissioni torneranno a crescere se non si cambia. Il traffico in città è crollato, ma dopo riprenderà come prima o possiamo riflettere su come rendere la nostra mobilità nelle città meno inquinante e meno congestionata?”, seconda domanda retorica di Ronchi. Seppure il trasporto pubblico sia uno dei maggiori focolai di trasmissione del virus, il presidente insiste sul “sostegno pubblico per garantire la riapertura dei servizi”. Guardando alla sostenibilità nei trasporti, il crollo delle vendite di auto che si sta registrando potrebbe offrire “l’occasione per rendere più sostenibile la mobilità urbana”. 

Leggi anche: Piani urbani di mobilità sostenibile da ripensare dopo il Covid-19

Anche se, precisa Ronchi citando la posizione dell’Unep e dell’Agenzia europea per l’ambiente, con ogni probabilità gli spostamenti saranno ridotti allo stretto necessario: “Ci sarà un uso maggiore dello smart working, che diventerà complementare alle attività tradizionali”.

L’abitare green

“Potremmo vivere questo incredibile periodo di forzata sperimentazione collettiva come occasione da cogliere per decidere di produrre nuove forme e nuovi spazi dell’Abitare, migliori per la collettività, più giusti e più inclusivi per le fasce più deboli, e più in linea con gli obiettivi propri di quello che definiamo green city approach”, aggiunge Fabrizio Tucci, professore ordinario della Sapienza università di Roma e coordinatore del Gruppo internazionale degli esperti del Green city network.

Le abitazioni non sono più solo luoghi dove dormire, riposarsi e lavarsi. Il passo più semplice è di dotarle di maggiori spazi“Imprescindibile e urgente è portare la connessione a tutti”, prosegue Tucci, perché questi spazi sono una “potenziale connessione con l’esterno”. La convivenza forzata ha portato a capire e rispettare i bisogni reciproci e a sfruttare gli spazi all’aperto come balconi, terrazzi, cortili interni e giardini, anche condominiali. Il passo più difficile riguarda la flessibilità e adattabilità di queste aree, pensando a soluzioni modulabili e a scomparsa sicuramente più costose di quelle tradizionali. Nei condomini, cita ad esempio Tucci, bisognerà valutare sistemi interni ai singoli appartamenti per il conferimento dei rifiuti, di raccolta delle acque piovane o di riuso delle acque grigie.

Riprendendo le linee guida dell’Oms su salute e costruzioni, bisognerà porre maggiore attenzione all’aerazione degli ambienti e al materiale dell’arredamento, alla luce della diversa permanenza del virus sulle superfici. Gli spazi intermedi possono, infine, svolgere ruoli importanti anche in un’ottica di green building approach. La struttura urbanistica dovrà assicurare la prossimità delle residenze ai servizi, alle strutture lavorative e ricreative, così da ridurre gli spostamenti da una zona all’altra della città e i pendolarismi.

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