L’estrema interconnessione di reti digitali, mercati, canali di approvvigionamento e infrastrutture energetiche ha dilatato il raggio d’azione delle minacce in grado di bloccare i servizi essenziali europei. In un quadro internazionale caratterizzato da instabilità e continue sollecitazioni, la protezione fisica e cibernetica dei sistemi critici è il passo obbligato per salvaguardare risorse fondamentali in valore economico. È questa la fotografia scattata dall’indagine intitolata Sicurezza e resilienza infrastrutturale. Supporti, presidi e leve per proteggere il valore, redatto da Deloitte per la prima edizione di WeSec – Il Salone della Sicurezza, l’evento promosso dall’Associazione Bancaria Italiana in corso a Milano.

Cyberattacchi e meteo estremo: vulnerabilità dei servizi
Il report mette in luce come i pericoli di natura cibernetica, geopolitica e ambientale costituiscano ormai un fattore diretto di rischio finanziario, capace di generare brusche interruzioni operative, contrazioni nei bilanci aziendali e un immediato deprezzamento degli asset. L’analisi condotta dall’Agenzia dell’Unione Europea per la cybersicurezza, tra il luglio del 2024 e il giugno del 2025, registra complessivamente 4.875 incidenti informatici. Oltre la metà di queste aggressioni, pari al 53,7%, ha colpito direttamente i soggetti identificati dalla Direttiva Nis2 come entità essenziali, ossia gli organismi pubblici e le aziende private da cui dipende la tenuta quotidiana del tessuto sociale ed economico.
A queste insidie digitali si aggiungono i contraccolpi del cambiamento climatico. Le elaborazioni dell’Agenzia europea dell’ambiente documentano infatti che, nel periodo compreso tra il 1980 e il 2024, gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno provocato all’interno dell’Unione Europea perdite economiche per una cifra vicina agli 822 miliardi di euro.
Trilemma energetico: la centralità delle funzioni abilitanti
Nel contesto attuale, le reti di produzione e distribuzione dell’energia costituiscono uno dei punti più sensibili della infrastrutture. L’analisi evidenzia la necessità di superare la visione della transizione basata sulla sola decarbonizzazione per abbracciare una prospettiva più articolata, capace di bilanciare protezione, accessibilità ed efficienza economica.
Come dichiara Claudio Golino, energy, resources & industrials industry leader di Deloitte, “le infrastrutture energetiche erano e sono diventate ancora più critiche nel contesto energetico e geopolitico attuale”. Golino spiega che “rispetto al passato non si parla più soltanto di transizione energetica in termini di decarbonizzazione, bensì di Energy Trilemma – Security, Affordability e Sustainability – alla luce della crescente attenzione verso la sicurezza e sovranità oltre che per la sostenibilità economica”.
Golino evidenzia inoltre l’importanza cruciale di una mappatura sistemica, aggiungendo che “conoscere le interdipendenze critiche diventa il primo presupposto in quanto non è più sufficiente identificare gli asset strategici, ma occorre comprendere le funzioni che abilitano, le risorse da cui dipendono e gli effetti che la loro indisponibilità può generare sull’intero ecosistema”.
Ecosistema per la sicurezza nazionale e nuova governance della tecnologia
L’approfondimento dedicato alla resilienza infrastrutturale completa un ciclo di analisi che Deloitte ha sviluppato per il settore bancario e finanziario, toccando snodi fondamentali quali la sovranità digitale e finanziaria, la gestione dei dati e la privacy, la cybersicurezza, l’identità digitale e l’integrazione dell’intelligenza artificiale secondo principi di fiducia strutturale.
Nelle valutazioni dei vertici aziendali, la capacità tecnologica dell’intero Sistema Paese deve evolversi verso modelli di anticipazione e prevenzione dei fenomeni critici, trovando piena attuazione nella governance istituzionale e societaria.
Sulla necessità di un’azione coordinata interviene Fabio Pompei, ceo di Deloitte Italia, che sottolinea: “È sempre più importante creare un ecosistema per la sicurezza nazionale che garantisca elevati standard di sicurezza a organizzazioni, servizi essenziali, dati sensibili e infrastrutture critiche”. La rilevanza strategica dell’innovazione tecnologica è essenziale, affermando che “come emerso dagli studi realizzati dal nostro network, la tecnologia costituisce una leva per migliorare la capacità di previsione e anticipazione purché sia integrata pienamente nei processi, nella governance e nel modello complessivo dei nuovi business”.
Infrastrutture: catena delle forniture e nodo materie prime strategiche
La continuità operativa del comparto bancario e creditizio appare strettamente intrecciata alla solidità delle reti energetiche, delle connessioni dati, dei centri di calcolo e dei fornitori di servizi avanzati. Se l’inserimento nelle catene del valore internazionali offre grandi opportunità di crescita e di accesso alle risorse, esso aumenta inevitabilmente la vulnerabilità del sistema economico di fronte a rotture di natura logistica, commerciale o geopolitica.
I dati diffusi attraverso l’European Critical Raw Materials Act testimoniano il forte livello di concentrazione estera per l’approvvigionamento di risorse indispensabili alla transizione industriale e digitale: la Repubblica Democratica del Congo detiene il 63% dell’estrazione globale del cobalto impiegato nell’accumulo elettrico, la Cina garantisce il 97% del magnesio destinato al mercato comunitario, mentre la Turchia soddisfa il 98% del fabbisogno europeo di borato. Per ridurre l’esposizione a possibili interruzioni, la legislazione comunitaria impone per il 2030 precisi vincoli strutturali: nessun Paese terzo potrà soddisfare da solo più del 65% dei consumi annui di una singola materia prima strategica.
Entro la stessa data, la capacità interna dell’Unione dovrà raggiungere almeno il 10% per l’estrazione, il 40% per i processi di trasformazione e il 25% per le attività di riciclo. Questa forte dipendenza dai mercati esteri trova ulteriore conferma nei dati elaborati dalla Banca Centrale Europea, secondo cui il 55% delle imprese del campione acquista componenti e risorse essenziali da un singolo Paese o da un gruppo ristretto di fornitori. Per il 52% degli operatori coinvolti, questa concentrazione rappresenta un elemento caratterizzato da un rischio elevatissimo. Si tratta di fattori determinanti per la stabilità delle infrastrutture digitali ed energetiche, la cui funzionalità richiede una protezione integrata capaci di monitorare e mettere al sicuro l’intero network di relazioni da cui dipende l’erogazione dei servizi.
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