La vera sfida della trasformazione digitale per le imprese del Nordest non è economica, ma culturale e formativa. A rivelarlo è l’indagine condotta da Fòrema su un campione di 600 aziende tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, presentata presso la sede di Confindustria Veneto Est a Padova nell’ambito di DIGITALmeet 2026.
Il dato centrale della ricerca segna un chiaro cambio di paradigma: per il 24% delle imprese, la mancanza di competenze interne rappresenta il primo ostacolo alla digitalizzazione, superando di gran lunga il freno dei costi finanziari (13,3%). La scarsità di capitale umano qualificato viene indicata con una frequenza quasi doppia rispetto alle barriere di budget.
Investimenti diffusi, ma l’IA rimane ai margini
Lo studio, condotto su un tessuto produttivo prevalentemente composto da PMI (il 74% delle realtà analizzate ha meno di 50 addetti), evidenzia come il 70% delle aziende abbia sostenuto investimenti tecnologici negli ultimi cinque anni, con una spinta omogenea in tutti i territori analizzati (70,3% in Veneto, 69,9% in Trentino-Alto Adige e 68,5% in Friuli-Venezia Giulia).
Tuttavia, si registra un forte divario tra l’adozione di tecnologie consolidate e l’introduzione dell’innovazione di frontiera:
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Tecnologie guida: dominano i software gestionali (56,4%), i macchinari interconnessi (49,8%) e i programmi di formazione (46,2%), seguiti da efficienza energetica (36%), automazione (34,8%) e cybersecurity (30,7%).
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Il ritardo dell’IA: soltanto il 10,7% delle imprese che hanno investito ha introdotto strumenti di intelligenza artificiale. Inoltre, appena l’11% segnala un’elevata crescita delle competenze interne legate all’IA, mentre il 60,7% registra uno sviluppo ancora molto contenuto.
Matteo Sinigaglia, Direttore Generale di Fòrema:
«I dati dimostrano che la vera sfida del Nordest non riguarda le risorse economiche, ma il capitale umano. L’innovazione senza competenze adeguate rischia di rimanere inespressa, specialmente sull’intelligenza artificiale. Dobbiamo guidare gli imprenditori nell’allocazione delle risorse verso la formazione strategica e la valorizzazione continua dei collaboratori».
La mappa dei fabbisogni e l’impatto sul lavoro
La transizione digitale non sta generando contrazione occupazionale, bensì una profonda riorganizzazione delle mansioni. Il 25,2% delle aziende dichiara la trasformazione dei ruoli esistenti, il 17,9% evidenzia nuove assunzioni e il 19% una sostanziale stabilità.
Per sostenere questo cambiamento, il mercato richiede profili ad altissima specializzazione:
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Esperti di automazione e robotica e Tecnici specializzati di produzione (richiesti dal 31,2% delle imprese).
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Ingegneri di processo e Specialisti della manutenzione 4.0 (27,1%).
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Project manager dell’innovazione (25,2%) e Specialisti IT (20,5%).
Se le aziende dovessero ripartire un budget ipotetico di 100 euro per i futuri investimenti, destinerebbero ben 27,30 euro al capitale umano e all’organizzazione (tra formazione, nuove assunzioni e management), superando le quote destinate a singole componenti tecnologiche come automazione (14,29 euro), gestionale (12,08 euro) o IA (10,77 euro).
Gianmarco Russo, Direttore Generale di Confindustria Veneto Est:
«Oggi il principale ostacolo non è il costo delle tecnologie, ma la disponibilità di competenze adeguate. È un segnale che ci invita a cambiare prospettiva: non basta incentivare gli investimenti in macchinari o software, dobbiamo accompagnarli con un investimento equivalente sulle persone e sui processi».
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