Il nucleare si può fare, secondo il report prodotto da Enea e Confindustria quasi a fugare i dubbi sollevati dallo studio realizzato di recente da Banca di Italia “L’atomo fuggente“.
“L’energia nucleare rappresenta una leva strategica per la transizione energetica e per la competitività del sistema produttivo nazionale, in particolare nei settori ad alta intensità energetica”, ha dichiarato Giorgio Graditi, direttore generale di Enea in occasione della presentazione del Rapporto “Lo sviluppo dell’energia nucleare nel mix energetico nazionale – Le potenzialità per l’industria italiana” redatto da Enea e Confindustria.
“Per l’attuazione di un programma sul nucleare sostenibile in Italia è necessario un approccio integrato che preveda una forte connessione tra industria, ricerca, istruzione e formazione accompagnato da una comunicazione trasparente e basata su dati oggettivi, ossia sul rigore scientifico, per favorire un dibattito informato e una partecipazione attiva che preveda il coinvolgimento di tutte le parti interessate”, conclude Graditi.
Nel complesso l’analisi valuta l’integrazione e l’economicità dello sviluppo di due tecnologie: gli Small modular Reactor e gli Advanced Modular Reactor.
Tecnologie in dettaglio e le loro caratteristiche
SMR (Small Modular Reactor): reattori modulari di piccola taglia, più flessibili, sicuri e adatti alla cogenerazione a media-alta temperatura. Offrono vantaggi in termini di costi, tempi di installazione e stabilità della rete.
AMR (Advanced Modular Reactor): reattori avanzati, modulari ad alta efficienza, che si integrano in una logica complementare agli SMR, capaci di riciclare il combustibile esausto proveniente dagli SMR, di fornire calore di processo ad alta temperatura per applicazioni industriali.
Caratteristiche tecniche:
- emissioni minime lungo l’intero ciclo di vita;
- produzione programmabile e stabile di elettricità e calore in modalità cogenerativa;
- minime necessità di combustibile (consentendo di stoccare facilmente riserve strategiche) e produzione di rifiuti;
- costo dell’energia marginalmente influenzato dal costo del combustibile, dunque stabile e garantito;
- maggiore stabilità, sicurezza e affidabilità della rete elettrica, senza costi aggiuntivi per il sistema di distribuzione.
Rispetto i costi un’altra bella notizia che confuta sempre il report di Banca di Italia e che si basa su analisi dello IEA per cui il costo di generazione relativo ad impianti SMR ed AMR è stimato tra 70 e 110 USD/MWh, comparabile con il costo delle fonti rinnovabili (considerando i costi di accumulo). Secondo il rapporto, lo sviluppo del nucleare potrebbe generare un ritorno economico pari al 2,5% del PIL nazionale e creare 117.000 nuovi posti di lavoro, di cui 39.000 direttamente nella filiera.
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Oltre 70 aziende italiane già operano in ambito nucleare; si tratta di un presidio che, se opportunamente supportato, può fungere da volano per l’espansione della catena del valore nucleare nazionale. Numerose imprese associate a Confindustria hanno manifestato interesse ad estendere il proprio business nel settore nucleare. Per il rilancio anche industriale della ricerca in campo nucleare, sono già presenti alcuni piani d’investimento, come il Piano di Ricerca Nucleare (Pnr).
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