Un’analisi condotta dal Centre for Research on Energy and Clean Air per Carbon Brief rivela un dato sorprendente e potenzialmente rivoluzionario nella lotta globale al cambiamento climatico: le emissioni di CO2 della Cina sono rimaste sostanzialmente stabili o in calo per un periodo di 18 mesi consecutivi, fino al terzo trimestre del 2025. Questa tendenza senza precedenti solleva la possibilità che la seconda economia mondiale possa raggiungere il suo picco di emissioni con largo anticipo rispetto all’obiettivo ufficiale fissato per il 2030. La flessione del 3% registrata solo a settembre 2025 rende una riduzione totale per l’intero anno 2025 molto più probabile.
Il dettaglio della panoramica: fattori e sfide
L’inversione di rotta delle emissioni cinesi è il risultato di un mix complesso di fattori, che spaziano dall’accelerazione delle energie pulite a un rallentamento di alcuni settori industriali. Il freno alle emissioni è attribuibile principalmente all’incredibile espansione delle fonti rinnovabili, in particolare solare ed eolico.
- Nel terzo trimestre del 2025, le fonti pulite hanno coperto quasi il 90% dell’aumento della domanda totale di energia.
- Nonostante la domanda energetica complessiva sia cresciuta, l’energia prodotta dal carbone è rimasta stagnante, grazie al massiccio rollout delle rinnovabili.
- Anche l’idroelettrico e il nucleare hanno fornito un contributo, seppur minore, a soddisfare la crescente domanda energetica.
Se il settore energetico ha mostrato resilienza, altri comparti industriali hanno contribuito al contenimento delle emissioni:
- La produzione di acciaio e cemento ha subito un calo, riducendo le emissioni dirette legate a questi settori energivori.
- Anche la domanda e le emissioni legate ai trasporti (petrolio, diesel, carburante per jet) sono diminuite di circa il 5% nel terzo trimestre.
L’analisi: aree di crescita delle emissioni
Non tutti i settori, tuttavia, sono in calo. L’analisi evidenzia un aumento delle emissioni in altre aree:
- La produzione di plastica e altri prodotti chimici è aumentata del 10%, spinta dalla forte domanda di materiali ad alte prestazioni e dall’espansione del food delivery.
- Questo boom della chimica ha generato una maggiore domanda di petrolio e combustibili fossili per usi non energetici. Il Governo sta introducendo misure per limitare la plastica monouso, ma queste richiederanno un’intensificazione per contrastare l’attuale tasso di crescita.
Nonostante il trend incoraggiante, la Cina si trova di fronte a delle sfide cruciali per il raggiungimento dei suoi obiettivi climatici a lungo termine.
Cina: rischio di mancare target di intensità e incognita carbone
La Cina rischia tuttavia di mancare l’obiettivo di riduzione dell’intensità di carbonio (ossia le emissioni di CO2 per unità di Pil) nel periodo 2020-2025. Questo significa che saranno necessarie riduzioni più drastiche nel prossimo quinquennio per centrare l’obiettivo di riduzione del 65% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005.
Un elemento di grande preoccupazione è la nuova capacità di carbone in costruzione, pari a circa 230 GW. Se questa capacità dovesse essere aggiunta al sistema mantenendo stagnante la generazione da carbone, l’utilizzo degli impianti scenderebbe al 43%. Questa potenziale inefficienza potrebbe costringere Pechino a rivedere la sua promozione di nuovi progetti a carbone.
In conclusione, il record di 18 mesi di emissioni stabili o in calo è un segnale potente che le politiche cinesi sulle rinnovabili stanno producendo effetti tangibili. Il mantenimento e l’accelerazione di questo percorso, soprattutto nel settore del carbone e dell’industria chimica, saranno fondamentali per determinare se la Cina non solo raggiungerà il picco di emissioni prima del 2030, ma riuscirà anche a centrare i suoi obiettivi a medio termine. La chiave di volta sarà il 15° Piano Quinquennale (2026-2030), atteso con grande interesse dalla comunità internazionale.
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