La ‘D’ perduta nella Legge sull’acceleratore industriale (IAA)

Cosa bolle in pentola nel 2026 per il settore siderurgico secondo WWF Europe

Tra la Legge sull’acceleratore della decarbonizzazione industriale (IDAA) e la Legge sull’acceleratore industriale (IAA), c’è uno scarto temporale di sette mesi e una “D” in meno. D come decarbonizzazione.

Metal Factory Deisgned By FreePik
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Era febbraio 2025 quando la Commissione UE ha annunciato il Clean Industrial Deal. Una delle iniziative faro di questa proposta era l’Industrial Decarbonisation Accelerator Act (IDAA). Sette mesi dopo i giochi erano cambiati. A settembre 2025, nel suo discorso all’Unione, Ursula Von der Leyen ha annunciato l’Industrial Accelerator Act (IAA), atteso per il 28 gennaio 2026, ma senza la D della decarbonizzazione. Un dettaglio politico non da poco. Uno spostamento di focus verso la competitività pura e la neutralità tecnologica.

A evidenziare il gap della ‘D’ perduta è Camille Maury, responsabile politiche industriali del WWF Europa in occasione dell’evento “Acciaio Verde” promosso da WWF Italia lo scorso 16 dicembre a Roma.

What’s in steel for 2026?

Giocando con l’espressione inglese what’s in store – ovvero cosa c’è in serbo – per l’acciaio nel 2026, Maury ha tracciato la rotta delle riforme siderurgiche europee esponendo un’analisi delle sfide che attendono il settore. Con il nuovo Industrial Accelerator Act, Bruxelles non si limita più a chiedere all’industria di inquinare meno, ma cerca di fornirle nuovi strumenti per essere più competitiva.

Whats In Steel

Verso il 28 gennaio

Il countdown per il rilancio della competitività europea ha una data cerchiata in rosso sul calendario: 28 gennaio 2026. La Commissione presenterà l’Industrial Accelerator Act (IAA), un pacchetto di misure volto a trasformare l’industria.

Ecco i pilastri della proposta per spingere sull’acceleratore della decarbonizzazione:

  • Creazione di Mercati Guida. Per stimolare la domanda di prodotti green, l’UE punta su due leve:
    • a) etichetta per l’acciaio a basse emissioni (basata sullo standard LESS);
    • b) preferenza per la produzione locale negli appalti pubblici per chi produce e investe nell’Unione.
  • Corsie Preferenziali. La Commissione identifica una serie di progetti strategici con accesso privilegiato a finanziamenti, energia e materie prime. L’obiettivo è rimuovere gli ostacoli che frenano l’industria pesante.
  • Snellimento del permitting per tutti i progetti legati alla decarbonizzazione e all’accesso all’energia, puntando sulla digitalizzazione delle procedure.
  • Difesa degli Investimenti. Il pacchetto prevede un rafforzamento delle condizioni di investimento attraverso l’uso di strumenti di difesa commerciale. Si tratta di uno scudo contro la concorrenza sleale esterna.

Delying CBAM

Calendario delle riforme 2026

Il 2026 sarà anche l’anno dell’entrata in vigore del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) il 1° gennaio. Seguiranno la creazione di una Banca per la Decarbonizzazione Industriale (fondo da 100 miliardi di euro) nel secondo trimestre e la revisione del sistema ETS nel terzo trimestre.

Il paradosso delle quote gratuite

Facendo riferimento al rapporto A Clean Industrial Revolution – presentato congiuntamente da WWF e Carbon Market Watch lo scorso febbraio – Camille Maury ha evidenziato un’anomalia del settore siderurgico: nel 2023, giganti come ArcelorMittal hanno ricevuto quote gratuite pari al 136% delle loro emissioni effettive.

WWF FindingsI numeri sono impietosi. L’analisi dei settori più inquinanti — acciaio, cemento, raffinazione e chimica — rivela che il sistema di scambio delle emissioni (ETS) soffre di una falla strutturale: la distribuzione eccessivamente generosa di quote gratuite.

Secondo il report, solo nel 2023, l’Unione Europea ha avuto una perdita di circa 40 miliardi di euro in permessi di emissione regalati alle industrie, rallentando di fatto la spinta verso la riconversione ecologica. E il settore dell’acciaio, con il caso di ArcelorMittal, è l’emblema di questo squilibrio: spesso si ottengono più permessi del necessario per coprire l’inquinamento, trasformando un obbligo ambientale in un vantaggio contabile.

L’analisi mette a nudo le inefficienze strutturali del sistema di scambio delle quote ETS, evidenziando come la transizione sia frenata da meccanismi di protezione obsoleti.

Ecco i punti chiave evidenziati dal rapporto:

  • Grandi Inquinatori. Quattro i comparti industriali a più alta intensità di carbonio: acciaio, cemento, raffinazione del petrolio e chimica.
  • Eccesso di quote gratuite. Nonostante con la “Fase 4” dell’ETS il numero di quote gratuite sia diminuito, queste rimangono mediamente più alte delle emissioni reali. Unica eccezione è il settore della raffinazione.
  • Perdite finanziarie. Il mancato incasso dovuto all’eccesso di quote gratuite (40 miliardi di euro nel 2023) costituisce di fatto un freno alla transizione: risorse sottratte agli investimenti in tecnologie pulite.
  • Innovation Fund. Il rapporto analizza come vengono spesi i fondi destinati alla svolta tecnologica. Ne emerge che:
  1. La maggior parte dei finanziamenti è assegnata a progetti di Cattura e Stoccaggio/Utilizzo del Carbonio. Tecnologie, secondo il WWF, che non dovrebbero avere la priorità rispetto a quelle in grado di ridurre direttamente le emissioni. Tra il 2020 e il 2022, su un totale di 6,4 miliardi di euro, oltre 2,5 miliardi sono stati destinati al finanziamento di progetti CCS e CCU.
  2. Il cemento è il settore che ha beneficiato maggiormente dell’Innovation Fund, ricevendo quasi 2 miliardi di euro (2020-2022).
  3. L’innovation Fund rischia enormi perdite finanziarie se l’introduzione del CBAM (meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere) dovesse subire ritardi oltre il 2026: la pressione per mantenere le quote gratuite resterebbe altissima, privando il Fondo delle entrate necessarie a finanziare l’innovazione green.

 


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Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.