Uno stadio plastic free in cui i calciatori usano solo borracce in alluminio durante gli allenamenti e in cui il tifoso riceve un premio, come una maglietta autografata, se arriva con il car sharing. Un progetto che risponde a pieno titolo alla sensibilità ecologista ormai diffusa tra atleti e spettatori e che le società italiane Ecoarea better living e Impresa green vogliono realizzare stimolando l’adozione di un protocollo tra le società sportive del circuito professionistico italiano.

Ad oggi il protocollo è all’esame di diversi enti di certificazione, tra cui Abicert, Imq e Tuv, spiega a Canale energia l’ideatore Romano Ugolini, presidente di Ecoarea better living. Questo si rivolge a realtà calcistiche diverse per dimensioni e risorse e propone una serie di misure per migliorare la propria efficienza e ridurre il proprio impatto ambientale. “Non tutte le società possono permettersi di raggiungere i livelli più elevati in termini di sostenibilità e di essere certificate ISO:20121, il sistema internazionale che definisce i requisiti di un sistema di gestione sostenibile degli eventi. Il Play football centre, che è un’eccellenza, ha ottenuto la certificazione Leed. Dunque proponiamo di raggiungere un primo step che prevede l’ottenimento di un attestato a dimostrazione della messa in atto di alcuni interventi”, precisa Ugolini.

Prima di attuare qualsiasi misura, prosegue Ugolini, “si parte con un check up a tutto tondo per capire, ad esempio, se negli stadi ci sono riduttori di flusso o se la fontanella per lavarsi le mani resta sempre aperta. Se ci sono luci a Led con sensori. Se si fa la raccolta differenziata durante gli eventi organizzati negli stadi. Se lo stadio è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici o condivisi”.

A questo punto si pensa alle soluzioni ecologiche: dal lavaggio delle divise sportive con l’ozono alla vendita ai tifosi di bicchieri riutilizzabili con il logo della squadra del cuore. Per incentivarne l’adozione il protocollo guarda anche agli strumenti di incentivazione e finanziamento: “Vorremmo siglare accordi quadro con le banche che sponsorizzano le squadre” e “alimentiamo l’informazione sugli strumenti di incentivazione esistenti, tra cui l’Ecobonus, tra banche e istituti di credito che operano in questo campo. A Rimini tanti istituti ne hanno iniziato a parlare”.

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I calciatori possono dare il buon esempio ed essere megafoni di buone pratiche ambientali, rimarca Ugolini, ma “se il cambiamento non viene abbracciato anche dalle masse non sarà efficace. Per questo vogliamo far scattare nelle persone la voglia di comportarsi nel rispetto dell’ambiente”.  

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La società Ecoarea Better Living è da tempo in contatto con la squadra del Sassuolo, “è quella che per prima ci ha dato fiducia”, spiega Ugolini. Nel Mapei Stadium di Reggio Emilia “abbiamo realizzato diversi interventi grazie all’ottimo rapporto con i dirigenti, tra cui un campo erboso che drena l’acqua perfettamente e ha bisogno di una minore manutenzione”. Con il Gruppo Hera “stiamo cercando una soluzione per il ritiro dei rifiuti negli impianti sportivi di tutta l’Emilia Romagna”.

Il protocollo non contiene stime dei benefici, in termini di risparmio energetico e CO2 emessa, ma “il conto è presto fatto se si moltiplica il valore di CO2 emessa nell’intero ciclo di vita di un bicchiere di plastica per 10.000, numero che si arriva ad usare nello stadio”.

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In Germania da anni si pone attenzione all’impatto ambientale delle squadre di calcio. In Italia è più difficile modellare mentalità e cultura: “Abbiamo ricevuto le prime lamentele da parte di allenatori e atleti che devono premere un bottone quando fanno la doccia per far ripartire l’acqua”. La partita è tutta da giocare. Ma già si pensa, dichiara Ugolini, ad allargare questo protocollo ad altri sport, come il beach volley o la pallacanestro.

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