Riciclo vs riuso, Italia virtuosa ma Europa zoppica sopratutto su strumenti e attuazione

Tessili e plastica in grande sofferenza. Autodemolizioni e inerti in cerca di certezze dall'Europa. Cala il valore del recupero dell'umido. "Siamo preoccupati per la filiera rifiuti in base a come verrà normata l'economia circolare" sintetizza Chicco Testa presidente di Assoambiente

Definizioni assenti, regolamenti lacunosi e poco attenti a fare sinergia comune. Questi alcuni dei punti su cui l’europa del riciclo scricchiola e rende complesso essere efficaci nell’ottimizzazione del recupero di materiali e sopratutto del riuso. E’ quanto emerge nel corso della presentazione del rapporto “Italia che ricicla 2025″ di Assoambiente stamattina a Roma.

Chicco Testa presidente Assoclima
Chicco Testa presidente Assoclima

“Il percorso di economia circolare ha bisogno di guardare alle filiere industriali” richiama Andrea Fluttero presidente Unirau nel corso del dibattito che ha accompagnato l’evento “finché parleremo di rifiuti e non di filiere e prodotti non avremo un ascolto e una autonomia industriale economica e gestionale del comparto”.

“Per l’Europa far costruire pneumatici che sia destrutturanti è importante” rimarca rispetto all’ecodesign Renzo Maggiolo presidente di Unirigom.

Altre piccole frizioni del sistema sono specifiche delle singole filiere. Ad esempio il presidente di Ada Anselmo Calò sottolinea la difficoltà di includere nel Epr i pezzi di ricambio, questo perché i materiali e il potenziale di recupero è diverso da veicolo a veicolo. Il ricambio è un recupero “eventuale” rimarca Calò. Questo non vuol dire che non ci sia un mercato che può crescere “sui ricambi vogliamo fare di più e guardare all’intero campo europeo grazie alla vendita on line”.

“Circa un 30% dei nostri prodotti restano nei magazzini spesso per ignoranza” sottolinea invece Paolo Barbieri, presidente Anpar. Anche questo è uno punto su cui lavorare molto strategico e che può variare da regione a regione. Altra problematica il rapporto Jrc in corso all’UE che non si basa su dati scientifici ma solo statistici.

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Siamo cresciuti bene ma ora siamo in un calo importante non tanto nella domanda ma la scelta di non utilizzare il prodotto di recupero”  richiama Walter Regis presidente Assorimap che sottolinea come “mancano i mercati di sbocco” soffrendo molto concorrenza della plastica vergine proveniente dall’Asia. Mentre oggi la lentezza di interlocuzione e la nuova rotta dei trend di recupero europea. Temi gravi che pesano in modo insostenibile sul comparto del recupero, che annuncia una stasi operativa.

Intanto dal Cig l’allert sul calo ulteriore del recupero del compost. Un rischio per la qualità della fertilità del suolo.

Diverso il parametro per il comparto del recupero dell’olio esausto che ha un recupero del 100%. Qui il nodo della filiera è sul recupero urbano che complica il conteggio del potenziale del recupero.

“Siamo preoccupati per la filiera rifiuti in base a come verrà normata l’economia circolare” sintetizza Chicco Testa presidente di Assoambiente. “Siamo passati da una generica aspirazione etica per il riciclaggio che deve fare i conti con questione economiche. Al centro di tutto ci devono essere: le imprese, le tecnologie e i processi”. Una filosofia che va applicata per singola filiera senza procedere solo per obiettivi e quantità ma valutando prezzi, capacità del mercato e impatto sociale.

Tessile non riciclo, sopratutto riuso

Materiale inerte che diventa pericoloso, perchè supera i tempi di stoccaggio…” una visione che parte fallata sottolinea Andrea Fluttero presidente Unirau che “rischia di farci andare tutti in carcera lavorando onestamente” e l’origine di tutto questo secondo Fluttero è che “non parliamo di filiera del recupero ma identifichiamo tutto in rifiuto”.

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Altro equivoco: rifiuto tessile o abbigliamento? Entrambi afferma Fluttero come previsto dai regolamenti esistenti. Difatti il tessile è un settore che vive “sopratutto di riuso mentre il riciclo è tutto da costruire e probabilmente si dovrà basare su una sorta di ecoprogettazione” anticipa perchè a volte è meglio progettare bene prima che metterci le cosiddette “pezze”, è proprio il caso di dirlo, dopo.

Come sono composti i nostri rifiuti e dove finiscono

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Fonte Assoambiente

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Nel complesso il Rapporto evidenzia la necessità di trasformare il primato nazionale nel recupero di materia in una strategia industriale capace di accompagnare il Paese verso una minore dipendenza da materie prime ed energia importate dall’Estero e verso la riduzione delle emissioni, in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea (UE). Un’aspetto che vede centrale il ruolo dell’economia circolare.

I dati parlano chiaro: un tasso di utilizzo circolare della materia (“Circular Material Use Rate”, CMUR, anno 2023) 20,8% vede l’Italia primeggiare con una media superiore quella UE del 11,8%. L’Italia eccelle nella reimmissione delle materie prime seconde (MPS) nei cicli produttivi classici come la carta, ma è in difficoltà in edilizia, plastica, tessile e dei RAEE.


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Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.