I consorzi italiani guardano alle sfide del recupero del rifiuto tessile

Serve cooperazione sull'Epr tessile e porre attenzione al flusso di raccolta per non triplicare i costi

Il rifiuto tessile non è tutto uguale. Il suo recupero oltre al ritardo dell’attuazione dell’Epr ha altre difficoltà insite nella filiera. Su questo parte il confronto nella conferenza “Rifiuti tessili urbani. Arriva l’Epr: chi sono i Consorzi dei produttori e qual è la loro visione per lo sviluppo del sistema” che si è svolto stamattina 5 novembre a Ecomondo.

Il riciclo del tessile vive dei limiti strutturali. Ad esempio il valore della materia raccolta può variare molto a differenza di altro materiale come il vetro, evidenzia Andrea Fluttero,  presidente di Unirau, Unione imprese raccolta riuso e riciclo abbigliamento usato di Assoambiente. Ad esempio il valore “può variare a seconda del luogo geografico di raccolta.” Un elemento in cui anche l’ultra fast fashion ha il suo peso sia perchè difficilmente riciclabile sia per la produzione di materiale di scarsa qualità che viene introdotto nel mercato e che va quindi raccolto e smaltito.

I rifiuti urbani solitamente hanno un valore differente. Valore che rischia anche di essere trafugato quando pregiato e facilmente rivendibile “parlo per esperienza nel comparto” chiarisce Fluttero.

Un’azione che impoverisce il valore della raccolta e aumenta la quantità di materiale non riutilizzabile o riciclabile, da cui ricorda Fluttero “non ho un guadagno anche se ne elimino il costo di smaltimento”.  Si tratta di valutare i “costi del NON riuso” il che rende “necessario trovare alternative per il non riusabile“.

Tutte criticità che rendono strategica la cura della raccolta.

Non a caso oggi a Ecomondo Unirau insieme a Ariu Associazione Recuperatori Indumenti Usati, ha presentato un manuale sull’esperienza decennale dei loro associati al servizio di Stazioni appaltanti e Consorzi Epr di produttori che dovranno misurarsi con l’obbligo di raccolta dei rifiuti tessili urbani che da opzione volontaria diventa scelta obbligata.

recupero del rifiuto tessile
Sul podio Andrea Fluttero Unirau

“Se raccogliessimo tutto il tessile in Italia avremmo un costo di raccolta di 60 milioni (200.000t/a 300E/r), ma un guadagno di soli 30 milioni. Il che rende necessario distribuire questo costo. Una forbice amplia su cui bisogna fare attenzione per non perdere valore complessivo generato dal lavoro svolto” chiarisce il Presidente di Unirau.

Un quadro che vede porre attenzione del comparto alla necessità di evitare mille rivoli nella raccolta. Azione che rischia di far perdere il valore del prodotti “per evitare di diventare da raccolta a smaltimento” sottolinea Joseph Valletti, Ariu, che mette a disposizione know how, personale e imprese per gli eventuali “nuovi entranti” nel mercato con una concreta proposta di partnership.

“Ci aspettavamo dall’Epr non tanto che si normasse quello che c’era, che funzionava, ma che favorisse la spinta verso nuovi impianti di trattamento” più innovativi, chiarisce, ad esempio per i tessili plastici Franco Bonesso, Anci.

Uno scenario che guarda anche al costo più alto delle materie prime seconde, i materiali recuperati dal riciclo appunto, che creano una alterazione del mercato di questi prodotti come ricorda Martin Policar, DG RTD Commissione Europea. Grande fiducia nel passaporto digitale del prodotto permetterà una tracciabilità delle materie prime, secondo Policar.

Epr tessile serve cooperazione

Ci aspettiamo che il recepimento dell’Epr non sarà omogeneo” anticipa Paul Dietzsch-Doertenbach, head of Landbell Textile Epr Programme Textile Epr il che rende strategica la cooperazione tra le differenti realtà.

epr tessile cooperazione

In questo contesto il centro di coordinamento dovrà contribuire a permettere a ognuno di cooperare. “E’ fondamentale, a mio giudizio, che tutti gli attori della filiera si siedano attorno a un tavolo per definire assieme una struttura operativa condivisa dell’Epr tessile, prima che la norma entri in vigore” sottolinea Sara Faccioli, ReDress. “Solo attraverso un confronto aperto e costruttivo potremo garantire un sistema realmente efficace e sostenibile. Invito inoltre i colleghi dei Consorzi qui presenti, a iniziare a riflettere su come intendano strutturare il Corit, il futuro organismo di coordinamento che avrà un ruolo centrale nel garantire l’omogeneita’ della raccolta, la tracciabilità dell’immesso sul mercato e dei flussi di rifiuti tessili. Il successo dell’Epr dipenderà dalla nostra capacità di collaborare e di costruire un modello comune e trasparente per l’intero settore.”

Senza cooperazione non possiamo operare” incalza Giancarlo Dezio, Ecotessili. Gli fa eco Luca Campadello, Erion Textiles che ricorda come il consorzio francese del tessile eroghi 30 milioni di euro ai soci. Per farlo serve “un disegno unitario. Credo ci sia spazio, perchè la legge esca bene. Al momento nella bozza abbiamo un decreto in cui manca un modello operativo. Se l’Anci intende tenere la raccolta, dovrebbe avere tutta la filiera. Invece se la raccolta fosse gestita dai consorzi sarebbe possibile avere una regia sul territorio”. Mentre il Comune che non si affida ai consorzi farà una gara e gestirà il tutto. Anche se vista con i dati di oggi questa soluzione non sembra sostenibile economicamente.

Post gestione e modelli economici di sviluppo

Fondamentale una chiara rendicontazione delle attività e della post gestione” aggiunge Roberto Tognoli, Recrea. Mentre dal punti di vista di Enrico Soffiati, Rematrixl’EPR dovrebbe diventare un elemento di valorizzazione del riciclo più che del riuso” integrando nella filiera le competenze già presenti. Un ruolo chiave, in questo testo, spetta alle piattaforme tecnologiche, che consentono di garantire la tracciabilità e di valutare l’impatto del ciclo di vita del prodotto e delle imprese coinvolte.

La differenza la potrà fare la logistica. Facilitare la disponibilità delle isole ecologiche dove vanno le persone come i centri commerciali potrà fare la differenza nel recupero dei materiali, riflette Mauro Chezzi, Retex green.


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Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.