Oli usati, buona notizia per la filiera: da ottobre il Contributo Ambientale scende di 7 centesimi al chilo

Una boccata d’ossigeno per il settore e un segnale concreto di attenzione al mercato. A partire dal 1° ottobre 2026, il Contributo Ambientale sugli oli minerali usati scenderà da 19 a 12 centesimi di euro al chilogrammo.
La misura, che alleggerisce il peso per le imprese e la filiera, è stata deliberata ufficialmente dal Consiglio di Amministrazione del CONOU (Consorzio Nazionale degli Oli Usati) lo scorso 30 luglio.

Un impegno mantenuto dopo la volatilità dei mercati

La riduzione non arriva per caso, ma concretizza la promessa fatta dal Consorzio pochi mesi fa, in concomitanza con i rincari resi necessari dall’instabilità internazionale. L’obiettivo era chiaro: appena le condizioni del mercato delle basi lubrificanti lo avessero permesso, riportando in equilibrio stabile la Riserva di legge, il contributo sarebbe stato rivisto al ribasso.
Il risultato va perfino oltre le attese, portando la tariffa addirittura al di sotto del livello registrato prima dei recenti aumenti di fine 2025.
Dietro questa inversione di rotta c’è l’andamento turbolento delle materie prime:
  • Il crollo iniziale: A febbraio le quotazioni delle basi lubrificanti erano precipitate a circa 600 euro a tonnellata.
  • La crisi di Hormuz: Una brusca impennata ha poi fatto triplicare i prezzi, superando persino l’aumento registrato dal greggio.

La forza della filiera e l’efficienza del sistema

La forte coesione della filiera – che ha permesso di reggere l’urto degli aumenti tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 nel segno della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) – raccoglie oggi i suoi frutti, beneficiando di un rapido rientro verso la normalità.
Il CONOU ricorda inoltre che la quasi totalità delle risorse raccolte viene impiegata direttamente a sostegno delle attività di raccolta e rigenerazione dell’olio esausto. I costi di funzionamento della struttura consortile continuano infatti a pesare in minima parte, fermandosi al 17% (dato registrato nel 2025).
Ancora una volta, una gestione tempestiva e flessibile del contributo si dimostra fondamentale per tutelare gli interessi generali della filiera e di tutti i consorziati, confermando l’efficacia del modello italiano nella gestione dei rifiuti pericolosi.

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Redazione
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