cartoneUn nuovo rapporto di analisi del ciclo di vita ha evidenziato le credenziali ambientali e customer friendly degli imballaggi in cartone rispetto alle confezioni tradizionali a base fossile. Si tratta dello studio Cartonboard Life Cycle; Comparing the carbon footprint of carton packaging against alternative solutions che analizza nel dettaglio le prestazioni ambientali da inizio a fine vita del cartone per alimenti surgelati, piatti pronti, fast food e confezioni di piccoli apparecchi elettronici, rispetto agli altri materiali per imballaggio di uso comune, come sacchetti in film plastico multilaminato, vassoi in PP, vassoi in Pet e blister in Pvc.

Il rapporto, commissionato da Pro Carton, l’Associazione europea dei produttori di cartone e cartoncino, condotto dall’unità di bioeconomia del Rise (ResearchInstitutes of Sweden) e sottoposto a peer review da Intertek, presenta uno sguardo approfondito sulle impronte di carbonio riguardanti il packaging in diversi settori di consumo, unitamente a spiegazioni dettagliate dei fattori che determinano tali risultati comparativi.

Imballaggi in cartone: analisi dell’impronta di carbonio dalla produzione allo smaltimento

Il confronto da inizio a fine vita assicura che venga preso in considerazione l’intero ciclo vitale del packaging, dalla modalità di produzione (o coltivazione, nel caso del legno usato per la produzione del cartone) fino alla lavorazione e allo smaltimento. Inoltre, lo studio riporta sia le emissioni di gas serra fossili (Ghg) sia le emissioni e rimozioni biogeniche: le prime, derivano da fonti non rinnovabili quali i combustibili fossili, mentre le seconde dalla combustione di biocarburanti e dalla degradazione dei prodotti a base biologica. In questo senso, le rimozioni biogeniche si riferiscono all’assorbimento della Co2 da parte dell’atmosfera tramite fotosintesi durante la crescita della biomassa.

Un risultato chiave è il confronto per impronta di carbonio totale (kgCo2e su ogni tonnellata di materiale pronto per la conversione). Il cartone segna un’impronta di 262, mentre altri materiali hanno prodotto circa 10 volte l’impronta di carbonio: granulato Pet amorfo (3.093), PP (2.110), Pvc (2.122), granulato Ldpe (2.305), granulato Hdpe (2.110).

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Tab.1. Il confronto da inizio a fine vita dell’impronta di carbonio per tonnellata di materiale pronto per la conversione.

Packaging in cartone per alimenti surgelati: il confronto con i materiali alternativi

Altri risultati includono il confezionamento di fast food (insalata da asporto) che ha registrato emissioni di Ghg fossili di 20,3 con soluzione in cartone e 62,4 con un materiale alternativo. Allo stesso modo, gli imballaggi di pesce impanato congelato hanno ottenuto un punteggio di 18,1 sulle emissioni di gas serra fossili, rispetto al 30,6 di una soluzione alternativa.

Nel dettaglio, il packaging prevalentemente a base di cartone ottiene punteggi superiori rispetto alle alternative, in termini di impatto per 1000 unità:

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Tab.2. Case study. Impronta di carbonio per 1000 confezioni.

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