rinnovabili
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Cresce lo sviluppo delle energie rinnovabili grazie ai progressi compiuti in campo tecnologico, alle decisioni della classe politica e al favore crescente dei cittadini.

La 58° edizione del report EY Renewable energy country attractiveness index (Recai) rileva che nel 2020, nonostante la pandemia di Covid-19, gli investimenti nel settore sono cresciuti del 2%. Ancor meglio le installazioni, che hanno avuto un incremento del 45% rispetto all’anno precedente. 

Ridurre le emissioni di anidride carbonica attraverso l’uso di tecnologie rinnovabili e accelerare la transizione energetica si conferma il tema prioritario dei governi, come evidenziato alla Cop26. Eppure, come risulta nel Recai, per farlo celermente bisogna sviluppare una rete infrastrutturale che sostenga questa transizione.

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L’Italia attrae gli investimenti in energie rinnovabili

Nel report, l’Italia passa in soli sei mesi, dal 15° al 13° posto su 40 Paesi, per l’attrattività di investimenti e opportunità di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili. 

L’impatto della pandemia sull’economia mondiale sta innescando un’accelerazione volta a raggiungere l’obiettivo di emissioni zero, riorientando gli investimenti attorno ad agende ambientali, sociali e di corporate governance e dove le energie rinnovabili assumono un ruolo determinante per raggiungere l’obiettivo europeo di neutralità climatica entro il 2050″, commenta in una nota stampa Giacomo Chiavari, EY Europe west strategy and transazioni energy leader.

Target e rinnovabili

Sul mix energetico nazionale, un impatto di rilievo lo hanno: in primo luogo, i target di capacità produttiva che l’Italia si è posta, puntando all’obiettivo di circa 95 GW di capacità installata al 2030. Al 2030 si dovranno installare una capacità pari a quella installata negli ultimi 20 anni, ma in tempi dimezzati. 

Un altro incentivo sarà quello del Pnrr a supporto delle rinnovabili: ad esse sono destinati 4 miliardi di euro per aumentare la capacità e 1,9 milioni per la produzione di biometano. 

Oltre a ciò, si andranno a sommare 3,6 miliardi di euro per la produzione di idrogeno verde, per cui è prevista l’installazione entro il 2030 di 5GW di elettrolizzatori, con cui coprire il 2% dei consumi finali dell’Italia.

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I fattori che possono accelerare l’adozione dell’idrogeno verde in Italia

  • Innanzitutto, per accelerare l’impiego dell’idrogeno verde bisogna ridurre i costi attraverso economie di scala ed evoluzione nelle tecniche di produzione.
  • In secondo luogo, rimane la difficoltà di mettere in collegamento il punto di produzione con un consumo decentralizzato, che si potrebbe risolvere sviluppando aree di rifornimento.
  • Un terzo punto è la regolamentazione che dovrebbe spingerne la produzione anche attraverso incentivi, come accaduto per solare ed eolico.
  • Fondamentali sono infine, il ruolo degli operatori lungo la catena di approvvigionamento e il sensibilizzare sui benefici dell’idrogeno verde. 

Lo sviluppo delle rinnovabili nel breve periodo con i Ppa

I fattori che invece impattano nel breve periodo sullo sviluppo delle rinnovabili sono: un forte aumento del prezzo dell’energia elettrica, che è triplicato negli ultimi 14 mesi, a causa dell’aumento del prezzo delle materie prime e della CO2.

Questo aspetto rende profittevoli gli investimenti in rinnovabili, che alla luce degli aumenti recenti, verrebbero remunerati a dei valori più alti. Il mercato dei Ppa (Power purchase agreement) vede transazioni più frequenti oltre all’aumento della loro durata e dimensione, divenendo così strumenti importanti per accelerare con le rinnovabili in Italia. Le aziende interessate a sottoscriverli sono ancora poche, per via della complessità di gestire contratti di lungo periodo a prezzi fissi -o quasi- rispetto a un mercato invece molto volatile. Le utility, al contrario, avendo portafogli più grandi e differenziati gestiscono meglio il rischio e quindi sono più attive sui Ppa. 

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Dalle reazioni del mercato sembra che l’offerta stimoli un certo interesse, anche grazie al fatto che questa sia a prezzo fisso con durata fino a 10 anni. Ma, rimane un forte limite per le aziende, che deriva dalle lungaggini delle procedure di autorizzazione per la costruzione di nuovi impianti. 

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