Crisi carburanti: l’Italia insegue le emergenze, la Spagna investe nel futuro

L’Italia sembra condannata a ripetere i propri errori. È questo il monito lanciato da Andrea Boraschi, direttore di Transport & Environment (T&E) Italia, commentando le recenti misure del Governo Meloni per calmierare il prezzo dei carburanti. Nel 2022, interventi simili costarono alle casse pubbliche oltre 7,5 miliardi di euro in soli nove mesi, senza però scalfire la causa profonda del problema: una cronica dipendenza dall’importazione di combustibili fossili.

Il “Modello Sanchez”: non solo sconti, ma visione strutturale

Il confronto con la penisola iberica è impietoso. Il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez ha varato un piano anticrisi da 5 miliardi di euro che non si limita a tamponare i prezzi alla pompa, ma punta a trasformare il sistema energetico:

  • Fisco e sociale: riduzione della pressione fiscale sull’elettricità del 60% e abbassamento dell’IVA sui carburanti (dal 21% al 10%). Sconti specifici per agricoltori e autotrasportatori per evitare rincari sui beni di largo consumo.

  • Transizione energetica: deduzioni fiscali massicce per pannelli solari, colonnine di ricarica, pompe di calore e incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici.

  • Tutela del lavoro: le aziende che ricevono aiuti pubblici hanno il divieto di licenziare, garantendo stabilità sociale durante la crisi.

La rivoluzione delle rinnovabili: i numeri del sorpasso

Il vero divario tra i due Paesi risiede nella capacità di generazione energetica. Tra il 2019 e il 2025, la Spagna ha raddoppiato la sua capacità solare ed eolica (+150% negli ultimi 7 anni).

I risultati sono tangibili:

  1. Costi: Oggi l’elettricità in Spagna costa il 30% in meno della media europea e la metà rispetto all’Italia.

  2. Disaccoppiamento: Nel 2019, il gas determinava il prezzo dell’elettricità nel 75% delle ore; nel 2025, questa quota è crollata al 19%. In Italia, nello stesso periodo, il calo è stato solo del 13%, lasciando le bollette dei cittadini ancora ancorate alla volatilità del mercato del gas.

Il paradosso italiano: una bolletta da 27 miliardi

In Italia, il petrolio soddisfa ancora il 92% del fabbisogno energetico dei trasporti. Nel 2024, la “fattura petrolifera” nazionale ha sfiorato i 27 miliardi di euro, rappresentando la voce di spesa più pesante e instabile del nostro sistema.

leggi anche: Shock del petrolio: l’ombra del 1973 sul mercato globale

Secondo Boraschi, l’ostruzionismo italiano verso l’elettrificazione dei trasporti appare paradossale per un Paese così vulnerabile ai prezzi del greggio:

«L’Italia è uno dei Paesi che più soffre la volatilità del petrolio, ma è anche uno dei più strenui avversari dell’elettrificazione in Europa. Questo avvantaggia forse i grandi player nazionali del fossile, ma certamente non i cittadini».

Una scelta di campo

La strategia spagnola dimostra che l’energia pulita non è solo una scelta ambientale, ma un potente fattore di attrazione per gli investimenti e un motore di crescita economica. Per l’Italia, la sfida non è più solo trovare i fondi per i prossimi 20 giorni di sconto sulle accise, ma decidere se continuare a finanziare la dipendenza estera o investire seriamente nell’autonomia energetica.


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Un team di professionisti curioso e attento alle mutazioni economiche e sociali portate dalla sfida climatica.