Il conflitto in Medio Oriente ha innescato la più vasta interruzione delle forniture nella storia del mercato del petrolio mondiale, superando per entità persino la crisi del 1973. Il quasi totale arresto del traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz ha sottratto al mercato circa 15 milioni di barili di petrolio greggio. Oltre a 5 milioni di barili di prodotti raffinati al giorno, una quota che rappresenta il 20% del consumo globale. Questa drastica contrazione dell’offerta ha spinto rapidamente le quotazioni del greggio sopra la soglia dei 93 euro al barile, con rincari ancora più marcati per prodotti fondamentali come il diesel, il cherosene per aerei e il gas di petrolio liquefatto. Nonostante il rilascio coordinato di 400 milioni di barili dalle riserve di emergenza da parte dei paesi membri dell’Iea, la pressione sui prezzi rimane altissima. La minaccia è alla tenuta economica di famiglie e imprese già provate dalle turbolenze degli anni precedenti.

Strategie per la mobilità stradale e il lavoro agile
Il settore dei trasporti su strada, responsabile di circa il 45% della domanda globale di petrolio, rappresenta il fronte principale su cui intervenire con urgenza. Incrementando il lavoro agile di tre giorni a settimana per le professioni compatibili, i singoli conducenti potrebbero abbattere i propri consumi di carburante fino al 20%. La riduzione nazionale della domanda attesa, oscillerebbe tra il 2% e il 6%.
Parallelamente, la riduzione dei limiti di velocità in autostrada di almeno 10 km/h si configura come una misura di immediata efficacia. Un’opzione capace di tagliare i consumi individuali tra il 5% e il 10%. Un’altra azione strutturale è l’incentivazione del trasporto pubblico, che potrebbe ridurre l’uso del petrolio per le auto private fino al 3%. Oltre all’adozione di sistemi di accesso a targhe alterne nelle grandi città. Misura che storicamente ha permesso risparmi tra l’1% e il 5% del consumo nazionale.
Efficienza nei trasporti commerciali e nell’industria
Le imprese sono chiamate a un ruolo attivo attraverso l’ottimizzazione dei carichi e la promozione di tecniche di guida economica, note come eco-driving, che possono ridurre la domanda di carburante per i veicoli commerciali tra il 3% e il 5%. In ambito industriale, che assorbe il 20% della domanda petrolifera, la flessibilità nell’uso delle materie prime petrolchimiche è fondamentale.
Molti impianti in Europa e Asia hanno la capacità tecnica di alternare diversi prodotti petroliferi, come nafta o gasolio, permettendo di dare priorità agli usi essenziali delle risorse più scarse. Inoltre, semplici interventi di manutenzione e una gestione più oculata delle temperature e delle pressioni nei processi produttivi possono garantire risparmi energetici fino al 5% nel breve termine.
Protezione dei consumi domestici e dei voli aziendali
Un’attenzione particolare viene rivolta alla salvaguardia del gas di petrolio liquefatto (Gpl), risorsa vitale per la cucina in molte economie emergenti e vulnerabile alle interruzioni della filiera mediorientale. In nazioni come l’Italia, dove circa il 10% della flotta automobilistica utilizza Gpl, la Iea suggerisce di incoraggiare temporaneamente l’uso della benzina nei veicoli bi-fuel per liberare forniture di gas destinate all’uso domestico.
Sul fronte dell’aviazione, che incide per il 7% sulla domanda mondiale, si propone una riduzione del 40% dei viaggi d’affari attraverso la sostituzione con incontri virtuali. Una mossa che potrebbe tagliare la richiesta di cherosene tra il 7% e il 15%.
Crisi del petrolio: il sostegno governativo e l’equità sociale
Per mitigare l’impatto dei rincari, i governi stanno mettendo in campo misure di sostegno che spaziano dai tetti ai prezzi ai sussidi diretti, sebbene lo spazio fiscale sia ridotto rispetto al passato. L’esperienza delle crisi precedenti indica che gli oneri ricadono spesso in modo sproporzionato sulle fasce più deboli della popolazione.
Tra i primi mesi del 2022 e l’aprile del 2023, la spesa globale per sussidi e riduzioni fiscali ha raggiunto circa 836 miliardi di euro. L’Agenzia sottolinea l’importanza di indirizzare gli aiuti in modo mirato. Nel farlo, cita l’esempio di incentivi per l’acquisto di cucine elettriche ad alta efficienza per le famiglie a basso reddito. Una via che permette di ridurre così la dipendenza dai combustibili fossili più volatili e costosi.
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