La trentesima Conferenza delle Parti (Cop30) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Unfccc), tenutasi a Belém, alle porte dell’Amazzonia brasiliana, si è conclusa con l’adozione dell’accordo Global Mutirão, un pacchetto di decisioni che punta a rafforzare l’azione climatica globale, sebbene abbia evidenziato profonde divergenze su alcune questioni fondamentali. Il risultato più evidente della conferenza è stata la volontà di affrontare in modo organico la riforma della finanza climatica internazionale, riconoscendola come la leva cruciale per sbloccare l’attuazione dell‘Accordo di Parigi.

Nuova architettura finanziaria per il clima
La Cop30 ha segnato un importante passo avanti nella riorganizzazione dell’architettura finanziaria internazionale per allinearla all’urgenza e alla portata della crisi climatica. Le Parti hanno formalmente preso atto della Roadmap Baku-Belém, un quadro elaborato in collaborazione con la Presidenza della Cop29.
L’obiettivo primario stabilito è l’aumento dei flussi di finanziamenti per il clima ad almeno 1.300 miliardi di dollari (1,13 trilioni di euro) all’anno entro il 2035, con una forte attenzione alla mobilitazione delle risorse sia pubbliche che private e al migliore accesso ai fondi per i Paesi in via di sviluppo.
La decisione Mutirão ha richiesto l’accelerazione delle riforme nelle banche multilaterali di sviluppo (MDBs), chiamate a riorientare drasticamente i loro portafogli per il clima. Le MDBs devono passare da semplici erogatori di prestiti a facilitatori di investimenti, utilizzando le loro risorse pubbliche come una leva per sbloccare i flussi finanziari privati, il cosiddetto effetto di crowding in. Questo richiede che le banche semplifichino le procedure di accesso ai fondi e allineino le loro operazioni agli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
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Cop30: ruolo delle banche e finanza agevolata
La decisione ha inoltre sollecitato il rafforzamento del ruolo della finanza agevolata e basata su sovvenzioni, e l’ampliamento di strumenti finanziari innovativi. Questi includono l’uso di garanzie, che fungono da cuscinetto per ridurre il rischio per gli investitori privati in contesti ad alto rischio, e il finanziamento misto (blended inance), che combina strategicamente capitale pubblico e privato per rendere sostenibili progetti di adattamento e mitigazione. Un altro strumento promosso è rappresentato dagli swap debito-clima, meccanismi finanziari in cui una parte del debito estero di un Paese viene cancellata in cambio di un impegno formale a investire il valore corrispondente in progetti climatici e di conservazione.
Infine, è stato lanciato il Quadro Globale per la Responsabilità Finanziaria per il Clima (Global Climate Finance Accountability Framework) , per rafforzare la trasparenza, la credibilità e la fiducia nell’erogazione dei finanziamenti, riflettendo un più ampio passaggio da impegni frammentati a un sostegno finanziario coerente, misurabile ed equo.
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Il contesto globale: coerenza tra clima e commercio
Per rafforzare la coerenza globale dell’azione climatica, la Cop30 ha inoltre ribadito la necessità di un sistema economico internazionale aperto e solidale. Questo punto è stato fondamentale per sottolineare che le misure climatiche, pur necessarie, non devono trasformarsi in restrizioni mascherate al commercio internazionale.
La Cop ha avviato un nuovo processo di dialogo su clima e commercio nell’ambito degli organi sussidiari dell’Unfccc, con la partecipazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc), dell’Unctad e dell’International Trade Centre. L’obiettivo è esaminare come la politica e la cooperazione commerciale possano supportare al meglio un’azione climatica giusta, equa ed efficace, evitando che le diverse politiche nazionali creino nuove barriere.
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La sfida incompiuta: combustibili fossili e Accordo di Parigi
Nonostante i progressi sulla finanza e sulla trasparenza, il dibattito sui combustibili fossili è rimasto, come previsto, il nodo più difficile da sciogliere, mettendo a dura prova l’impegno verso l’obiettivo di 1,5°C dell’Accordo di Parigi. Le discussioni si sono incentrate non solo sulla riduzione delle emissioni, ma in modo più critico, sulla disattivazione delle infrastrutture fossili esistenti e future. L’assenza di un piano esplicito per l’abbandono (phase-out) di gas, petrolio e carbone nell’accordo Global Mutirão è stata la principale fonte di sfida e di insoddisfazione, poiché l’eliminazione graduale dei combustibili fossili è universalmente riconosciuta dalla scienza come l’unica strada per evitare un aumento della temperatura di 3°C.
Organizzazioni come il Wwf, e altri gruppi ambientalisti, hanno sottolineato che, pur riconoscendo l’importanza dei progressi sulla finanza e sull’adattamento, la mancanza di una strategia vincolante e chiara per l’uscita dai combustibili fossili rappresenta una grave lacuna nell’allineamento con l’Accordo di Parigi. A loro avviso, il successo della lotta al cambiamento climatico dipende in ultima analisi dalla velocità e dalla determinazione con cui il mondo si affrancherà da queste fonti energetiche.
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Ndc ambiziosi per la dismissione delle infrastrutture inquinanti
L’ambizione dei singoli Paesi a rafforzare i propri Contributi Determinati a Livello Nazionale (Ndc) – i piani d’azione nazionali – dovrà perciò includere obiettivi ambiziosi di riduzione e dismissione delle infrastrutture inquinanti. La comunità internazionale deve ora concentrarsi sull’accelerazione della transizione verso le rinnovabili e il raddoppio dell’efficienza energetica, come previsto dagli obiettivi collaterali emersi durante la Cop30.
Nonostante l’esito complesso sulla questione fossile, l’adozione del Global Mutirão e i progressi sulla finanza climatica riaffermano, ad ogni modo, la scelta della comunità internazionale di non arrendersi alla crisi, mantenendo vivo il processo di negoziazione e l’impegno collettivo per un futuro climaticamente resiliente.
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Il commento del ministro Picchetto ai risultati dell Cop
“La COP30 aveva un doppio binario, uno politico e uno di merito, in un contesto geopolitico completamente cambiato”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a margine della XXVII edizione di Italia Direzione Nord, in corso alla Triennale di Milano. “Dopo Dubai e Baku, che avevano obiettivi precisi, la COP30 è stata un momento di verifica dello stato d’attuazione – ha spiegato – ed è stata resa complessa dall’assetto degli Stati Uniti e da varie tensioni internazionali”.
Nonostante le difficoltà, secondo il ministro si è giunti “a una posizione di equilibrio, di mitigazione, di compromesso”, con il richiamo agli impegni sulla riduzione delle emissioni, al monitoraggio e alla flessibilità delle misure di adattamento. Pichetto Fratin ha sottolineato che l’Unione Europea “si è resa disponibile a modificare il quadro finanziario di Baku, anticipando alcune azioni e aprendo probabilmente al 2035”, anche alla luce del dibattito interno.
Sul ruolo degli Stati Uniti nelle politiche climatiche, il ministro ha parlato di dinamiche “più politiche che sostanziali”: “Gli USA hanno fossili, ma sono anche tra i più avanzati su rinnovabili e fusione. Le loro scelte sono transitorie”. Quanto alle mosse della Casa Bianca ai tavoli internazionali, ha ricordato che “lo avevano già fatto nel 2017” e che simili decisioni “fanno parte delle legittime oscillazioni della politica”.
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