Il rapporto pubblicato da WindEurope, intitolato Wind energy & biodiversity: best practice compendium, traccia una rotta fondamentale per il settore eolico europeo, dimostrando come la produzione di energia rinnovabile e la conservazione della biodiversità procedano di pari passo. In un contesto globale in cui circa un milione di specie vegetali e animali rischia l’estinzione e i cambiamenti climatici rappresentano una delle minacce principali, l’energia eolica si conferma un alleato cruciale. Nel 2024, il settore ha evitato l’emissione di 142 milioni di tonnellate di anidride carbonica in Europa, con una stima che potrebbe raggiungere i 270 milioni di tonnellate annue entro il 2030.

Nonostante il dibattito pubblico talvolta metta in discussione l’impatto delle infrastrutture energetiche, i dati sul campo evidenziano investimenti massicci da parte degli sviluppatori in valutazioni ambientali, monitoraggi e misure di gestione adattativa. Molti progetti superano i minimi di legge, anticipando gli obiettivi della normativa europea sul ripristino della natura (Nature Restoration Law), che impone di ripristinare il 20% delle aree terrestri e marine dell’Unione entro il 2030.
Piramide della mitigazione: prevenzione e valore aggiunto
Il compendio adotta la metodologia internazionalmente riconosciuta della gerarchia della mitigazione, articolata in quattro fasi obbligatorie — evitare, minimizzare, ripristinare e compensare — a cui si aggiunge un quinto livello volontario di valorizzazione ecologica.
Nella fase di prevenzione (avoid), i progetti eolici in tutta Europa applicano mappature avanzate della sensibilità aviaria e dei siti a basso conflitto, come dimostrano le iniziative promosse da The Nature Conservancy in Portogallo, Croazia e Montenegro, dove è stato possibile individuare oltre 16 GW di potenziale eolico e solare a basso impatto.
Soluzioni ingegneristiche innovative, come l’impiego di tecnologie blade lifter per il trasporto delle pale nei parchi eolici italiani (ad esempio a Selinus, in Sicilia) o la riconquista di aree industriali dismesse (brownfield) in Norvegia, evitano la frammentazione degli habitat incontaminati.
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Eolico, azioni di minimizzazione e tecnologie intelligenti
Per ridurre l’impatto delle infrastrutture esistenti o in fase di realizzazione, il settore impiega tecnologie all’avanguardia per la protezione della fauna. Nei parchi eolici francesi e bulgari, come nel caso del sito di Bosjean o nell’area protetta di Kaliakra lungo la rotta migratoria della Via Pontica, vengono utilizzati sistemi intelligenti di curtailment basati su radar e telecamere per il rilevamento in tempo reale degli uccelli, capaci di attivare lo stop temporaneo delle turbine o dissuasori acustici e visivi.
In ambito marino, l’installazione di barriere a bolle d’aria (bubble curtains) durante la costruzione dei parchi offshore in Germania, come a Dantysk, ha permesso di ridurre fino a 12 decibel il rumore sottomarino, limitando drasticamente il disturbo alle popolazioni di focene e accelerando il ritorno della fauna locale nell’area. Sulla terraferma, l’adozione di strade galleggianti con geogriglie nei complessi scozzesi preserva l’idrologia delle torbiere senza la necessità di scavi invasivi.
Interventi di ripristino ambientale e compensazione ecologica
Le attività di ripristino (restore) e compensazione (offset) restituiscono valore ecologico ai territori interessati dai cantieri. In Austria, presso il parco eolico di Pretul, gli interventi di rinaturalizzazione hanno interessato il ristagno idrico della torbiera di Schwarzriegelmoos, favorendo il ritorno di specie rare come il gallo cedrone e il tritone alpino. In Grecia, nel cluster eolico di Kafireas, l’investimento di oltre 1,5 milioni di euro ha permesso di riforestare 267 ettari e coltivare 30 mila piantine di castagno ultrasecolare nel sito Natura 2000 del Monte Ochi.
Nei progetti di repowering, come a Partinico Monreale in Italia, la riduzione del numero di aerogeneratori e la rimozione delle vecchie strutture hanno liberato suolo agricolo e naturale, restituendolo alla fauna locale. Parallelamente, programmi di valorizzazione volontaria (enhance) trasformano i terreni circostanti le infrastrutture in oasi di biodiversità.
È il caso del parco eolico di Princess Ariane nei Paesi Bassi, dove 15 ettari di terreno non coltivabile sono stati convertiti in praterie fiorite per impollinatori e uccelli nidificanti a terra, o l’installazione di barriere coralline stampate in 3D tra le turbine offshore in Danimarca per sostenere la popolazione di merluzzi.
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