Nature4Climate accoglie con favore la Global Forest Roadmap di COP30, ma avverte: “Ora serve l’azione”

La coalizione globale celebra il mantenimento dell'impegno preso dalla presidenza di COP30, sollecitando governi, aziende e comunità a trasformare il piano strategico in interventi concreti su scala globale entro il 2030.

Un traguardo cruciale è stato raggiunto nel percorso verso la tutela della biodiversità e il contrasto alla crisi climatica. Con il lancio ufficiale della Roadmap to Halt and Reverse Deforestation and Forest Degradation by 2030 (la tabella di marcia della presidenza della COP30 per arrestare e invertire la deforestazione e il degrado forestale entro il 2030), la diplomazia climatica compie un passo fondamentale.

La risposta dei leader di settore e degli esperti della coalizione Nature4Climate non si è fatta attendere: un plauso diffuso per aver mantenuto la promessa, accompagnato però da un forte richiamo all’urgenza e alla responsabilizzazione collettiva.

Dalle promesse ai fatti: il nodo dell’attuazione

Il punto centrale emerso dalle analisi degli esperti è chiaro: una roadmap, per quanto ben strutturata, ha valore solo se applicata concretamente sul campo.

“La consegna di questa roadmap rappresenta una vera e propria pietra miliare e la presidenza della COP30 merita di essere celebrata per aver mantenuto la parola data,” dichiara Lucy Almond, Chair di Nature4Climate. “Tuttavia, una tabella di marcia conta solo se viene percorsa. Governi, imprese e comunità locali devono ora impegnarsi al massimo per farne lo strumento guida contro la deforestazione entro il 2030. Gli impegni formali ci sono; adesso serve la velocità.”

L’allineamento tra gli accordi ambientali internazionali è un altro tema chiave evidenziato dalle organizzazioni di tutela ambientale. Cathy Yitong Li, Global Climate & Energy Policy Lead di BirdLife International, ha sottolineato come la roadmap rappresenti un’opportunità irripetibile nell’anno dei “tre COP” sotto le Convenzioni di Rio. L’obiettivo fondamentale rimane reinserire i target di salvaguardia forestale nelle agende e nelle politiche di attuazione nazionale per garantire continuità politica e finanziaria.

Le priorità chiave della roadmap: governance, finanza ed ecosistemi strategici

La nuova roadmap affronta gli aspetti strutturali legati alla tutela delle risorse forestali, incluse le catene di approvvigionamento prive di deforestazione, il contrasto ai crimini ambientali transfrontalieri e il rafforzamento della governance.

I punti cardine evidenziati dagli esperti:

  • Velocità ed esecuzione obbligatoria: Come sottolineato da Damian Fleming (Direttore Senior Foreste presso WWF International), con il traguardo del 2030 ormai a pochi anni di distanza, la risposta politica non può più limitarsi a iniziative volontarie o frammentate. Occorre mettere al centro i diritti, le voci e il sostentamento delle Popolazioni Indigene e delle comunità locali.

  • Applicazione pratica senza ritardi: Per Christine Dragisic (Managing Director per le Politiche Globali presso National Audubon Society), si deve evitare che la roadmap rimanga l’ennesimo “piano chiuso in un cassetto”. Conservare e ripristinare le foreste significa difendere gli habitat, gli uccelli migratori, rafforzare le economie e contrastare attivamente il riscaldamento globale.

  • Inclusione di torbiere e mangrovie: Coenraad Krijger, CEO di Wetlands International, rileva con favore come la roadmap riconosca esplicitamente il ruolo di torbiere e mangrovie nei paesaggi forestali. La sfida immediata è far fluire finanziamenti e politiche pubbliche capaci di tutelare il funzionamento dell’intero ecosistema idrico e paesaggistico.

  • Approccio integrato e gestione sostenibile: Secondo Chetan Kumar (Global Head del team Foreste e Praterie presso IUCN), arrestare la perdita di foreste richiede una visione complessa che comprenda anche il ripristino di paesaggi degradati e la gestione sostenibile.

  • Soluzioni basate sulla gestione del territorio: Il ruolo cruciale della gestione sostenibile è stato ribadito anche da Anand Punja (Forest Stewardship Council – FSC International), che ha confermato la disponibilità di FSC nel guidare la trasformazione operativa sul campo a fianco delle imprese e delle popolazioni indigene.

Popoli Indigeni ed economia della natura: le vere leve del cambiamento

Un concetto condiviso trasversalmente da tutti i membri del network Nature4Climate è la necessità di trasferire il potere decisionale e le risorse economiche direttamente alle comunità locali.

“I popoli indigeni e le comunità locali non devono essere considerati semplici beneficiari delle azioni di tutela, ma i veri e propri leader del processo,” osserva Tom Skirrow, CEO di Tree Aid. “Nelle zone aride dell’Africa vediamo ogni giorno come la sicurezza dei diritti fondiari e l’accesso diretto alle risorse consentano alle comunità di proteggere ed evolvere il proprio patrimonio naturale in modo duraturo.”

Un’analisi condivisa anche sul fronte finanziario da Erin Matson (Climate Focus / Forest Declaration Assessment) e Lina Barrera (Senior VP di Conservation International). Entrambe sottolineano l’urgenza di sbloccare i flussi di capitale necessari: i finanziamenti per le foreste dovranno più che triplicare entro il 2030.

Per raggiungere questa cifra sarà determinante consolidare il ruolo dei mercati del carbonio ad alta integrità, allineare gli incentivi di mercato e indirizzare le risorse direttamente a chi custodisce i territori a più alta densità di carbonio e biodiversità del pianeta.


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