Dissesto idrogeologico, Italia polveriera: 7.463 Comuni a rischio

Presentata la quarta edizione del Rapporto Ispra: vulnerabilità dei Comuni al 94,5%

Il quarto Rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico in Italia, edizione 2024, dipinge un quadro allarmante della fragilità del nostro Paese, confermando come la quasi totalità dei Comuni italiani sia esposta a pericoli naturali. Con ben il 94,5% dei municipi (7.463) a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera, il nostro si conferma un Paese strutturalmente vulnerabile, con una situazione ulteriormente aggravata dal cambiamento climatico e da un’espansione urbanistica incontrollata.

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Foto di Wes Warren su Unsplash.

GAVA, “RISORSE SU BASE TECNICA, PRIORITÀ AI TERRITORI A RISCHIO”

“La ripartizione dei fondi contro il dissesto idrogeologico deve seguire criteri tecnici, con priorità ai territori più a rischio, non logiche politiche”.  E’ quanto ha affermato il viceministro dell’Ambiente Vannia Gava alla presentazione del rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico in Italia.
Gava ha quindi ricordato che il Governo ha stanziato oltre 1,5 miliardi di euro nel triennio per la messa in sicurezza del territorio, e sta negoziando altri 350 milioni con le Regioni, cui si aggiungeranno 250 milioni di fondi FSC.
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“Serve una visione condivisa e strumenti operativi efficienti – ha aggiunto –. Abbiamo potenziato la piattaforma Rendis e rafforzato le Autorità di bacino, destinando oltre 20 milioni di euro al loro funzionamento”.
Infine, ha ribadito l’importanza della comunicazione con i cittadini: “La lotta al dissesto è anche culturale. Serve superare la sindrome Nimby e costruire consenso attorno agli interventi”.

La base tecnica il Rapporto Ispra

Il Rapporto, strumento essenziale per la pianificazione e la mitigazione del rischio, sottolinea come le caratteristiche geologiche, idrologiche e sismiche dei territori, unite a decenni di pressioni antropiche, abbiano portato a un incremento delle superfici artificiali dal 2,7% degli anni ’50 al 7,16% nel 2023. Un dato che, in concomitanza con un triennio (2022-2024) caratterizzato da anomalie termiche record – il 2024 è stato l’anno più caldo in Italia – e da eventi idro-meteorologici di eccezionale intensità, ha causato vittime e danni ingenti a centri abitati, infrastrutture ed economie locali. In particolare, il maggio 2023 ha visto piogge a livello nazionale più del doppio della media, con punte di oltre sei volte in alcune aree, provocando disastri come le alluvioni in Emilia-Romagna.

Frane: una minaccia crescente e diffusa

L’Italia si conferma uno dei Paesi europei più esposti al rischio frane, con oltre 636.000 eventi censiti nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Iffi). Di questi, il 28% sono fenomeni estremamente rapidi e altamente distruttivi. La nuova mosaicatura nazionale delle aree a pericolosità da frana rivela che circa 69.500 chilometri quadrati, ovvero il 23% del territorio nazionale, rientrano in aree a pericolosità da frana e di attenzione. Le classi a pericolosità più elevata (P3 e P4), soggette a vincoli d’uso restrittivi, coprono da sole il 9,5% del territorio, con un aumento del 9,2% rispetto al periodo 2020-2021. Questo incremento è legato a un miglioramento del quadro conoscitivo e alla mappatura di nuovi fenomeni, particolarmente evidenti in Sardegna, Sicilia, Toscana e nella Provincia Autonoma di Bolzano.

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Complessivamente, 5,7 milioni di abitanti sono a rischio frane in Italia, di cui 1,28 milioni residenti nelle aree a maggiore pericolosità (P3 e P4). Questa esposizione coinvolge anche oltre 582.000 famiglie, 742.000 edifici, quasi 75.000 imprese e ben 14.000 beni culturali, sottolineando la vastità e la gravità del problema. Eventi come le frane a Ischia nel novembre 2022, le oltre 80.000 frane in Emilia-Romagna nel maggio 2023 e il caso di San Felice a Cancello (CE) nel 2024, sono solo alcuni esempi della drammaticità di questi fenomeni.

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Alluvioni ed erosione costiera: scenari sempre più preoccupanti

Sul fronte delle alluvioni, il Rapporto Ispra descrive le attività in corso per l’aggiornamento delle mappe di pericolosità e rischio, previsto per il 2026, nell’ambito del terzo ciclo di gestione della Direttiva Alluvioni. L’analisi del regime pluviometrico e degli eventi significativi del triennio 2022-2024 include le esondazioni nelle Marche (settembre 2022), i due eventi alluvionali in Emilia-Romagna (maggio 2023) e le forti precipitazioni che hanno colpito Valle d’Aosta e Piemonte settentrionale (giugno 2024), con gravi esondazioni e colate detritiche. Attualmente, 6,8 milioni di abitanti sono a rischio alluvioni nello scenario a pericolosità idraulica media.

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Anche l’erosione costiera continua a rappresentare una minaccia concreta. Su 3.400 chilometri di spiagge italiane, il Rapporto rileva che 1.899 km (circa il 56% delle sole spiagge) hanno subito cambiamenti significativi tra il 2006 e il 2020. Sebbene un cambio di tendenza mostri un leggero avanzamento di 965 chilometri di spiagge contro i 934 chilometri in erosione, si tratta di un equilibrio precario, frutto degli sforzi di ripascimento e delle opere di protezione. Nonostante ciò, la vulnerabilità di numerosi tratti di litorale rimane elevata.

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Dissesto idrogeologico: dalle valanghe alla necessità di interventi continui

Infine, il tema delle valanghe è oggetto di un’analisi sistematica che ha portato alla realizzazione di un livello informativo nazionale. Le aree valanghive ammontano a 9.283 chilometri quadrati, pari al 13,8% del territorio montano al di sopra degli 800 metri s.l.m.

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Il quadro complessivo tracciato dal Rapporto Ispra evidenzia con forza la necessità di un aggiornamento continuo degli strumenti conoscitivi e di pianificazione, di un monitoraggio e presidio costante del territorio e di interventi di mitigazione del rischio efficaci e tempestivi. Strumenti come IdroGEO, la piattaforma nazionale sul dissesto idrogeologico, e ReNDiS, il Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo, rappresentano risorse fondamentali per la raccolta e la diffusione dei dati, ma la sfida più grande rimane la messa in pratica di politiche di prevenzione e gestione del rischio che proteggano il territorio e i suoi abitanti da eventi che, con la crisi climatica in atto, sono destinati a intensificarsi.

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Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.