
Qualità dell’aria, primi risultati di PrepAir
I risultati preliminari di PrepAir sul legame tra Covid-19 e qualità dell’aria sono stati presentati lo scorso venerdì 19 giugno. L’analisi ha messo in relazione una serie di fattori: ha valutato le emissioni inquinanti legate alle misure emergenziali sui settori trasporti, riscaldamento, industria, e agricoltura. Ne ha poi rilevato la variazione presso le stazioni di monitoraggio di tutto il bacino padano. Infine, ha tenuto in considerazione i dati relativi alla situazione meteorologica che influenza l’accumulo o la dispersione degli inquinanti stessi.
Le misure prelevate dalle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria sono state confrontate con quelle ipotetiche di uno scenario no-lockdown. Per la simulazione è stato adoperato un modello chimico di trasporto e dispersione che ha combinato i dati meteorologici del periodo e la stima delle emissioni di inquinanti che si sarebbe rilevata in assenza di misure restrittive.
Benzene, ossidi di azoto e particolato
Per quanto riguarda il benzene i valori hanno mostrato un calo fino al 33%. Per l’NO del 58% e per l’NO2 del 38%. “In sintesi, per quanto riguarda gli inquinanti gassosi, tutti gli indicatori scelti confermano una riduzione importante dell’impatto sulle concentrazioni atmosferiche, rispetto allo scenario no-Covid”.
Il particolato merita una considerazione specifica. L’andamento è stato influenzato dalla presenza di inquinanti precursori, specifica l’Ispra-Snpa sul sito, “come l’ammoniaca derivante dall’agricoltura e dall’allevamento, in concentrazione sufficiente a produrre PM di origine secondaria”. Inoltre, ci sono state emissioni della componente primaria dovute all’aumento dei consumi di gas e di legna per riscaldamento domestico e alle condizioni meteorologiche che hanno limitato la dispersione degli inquinanti.
Difatti, per tutto il mese di marzo le frazioni PM10 e PM2,5 hanno registrato valori minimi nei giorni ventilati e valori massimi nei giorni di stagnazione. Il picco di concentrazione di PM10 è stata registrata a fine marzo per l’arrivo di masse d’aria cariche di polvere dei deserti dell’area del Caspio.
In generale, si può dire che i valori di PM10 sono scesi ma meno di quelli degli inquinanti gassosi. I valori massimi registrati dalle stazioni nel mese di marzo sono comunque inferiori rispetto agli anni precedenti.
Strategia plurisettoriale
La domanda che si pongono i ricercatori è: questi importanti risultati consentiranno di rispettare i limiti posti dall’Europa? Sì a patto che si adotti “una strategia incentrata su interventi plurisettoriali mirati a ridurre sia le emissioni dirette che i precursori delle PM”, rimarca l’Ispra-Snpa sul sito. Perché i dati preliminari dello studio danno conferma di “alcuni punti chiave della pianificazione adottata dalle Regioni e Province autonome del Bacino del Po nei propri piani di qualità dell’aria adottati e degli accordi interregionali”.
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