Economia circolare, il Consorzio del Prosciutto di San Daniele inaugurerà un impianto per il recupero del sale

Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele ha annunciato l’apertura di un impianto per il recupero del sale esausto e delle salamoie derivanti dalla lavorazione del prodotto.

  • Grazie a un nuovo impianto, il Consorzio del Prosciutto San Daniele potrà recuperare circa ottomila tonnellate l’anno di sale e salamoie.
  • Aumenterà così la circolarità della filiera.

San Daniele

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, disse il chimico francese Antoine-Laurent Lavoisier. Oggi più che mai siamo chiamati a trarre spunto da questa dichiarazione, riducendo al minimo gli sprechi e passando all’economia circolare, per far sì che il nostro modello di sviluppo sia sostenibile. Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele ha deciso di compiere un passo in questa direzione, annunciando l’apertura di un impianto per il recupero del sale esausto e delle salamoie derivanti dalla lavorazione del prodotto.

Il risparmio di acqua e altre risorse preziose

L’impianto, che sarà inaugurato nella primavera del 2023 a circa quindici chilometri da San Daniele del Friuli (in provincia di Udine), sarà dotato di macchinari altamente tecnologici che permetteranno di purificare la salamoia e di sottoporre il sale a un lavaggio igienizzante. In questo modo, l’acqua verrà reimmessa nel ciclo naturale, mentre il cloruro di sodio potrà essere riutilizzato per usi diversi da quelli alimentari – per esempio come antigelo per le strade.

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La riduzione delle emissioni

L’iniziativa, che ha ricevuto un finanziamento di circa quattro milioni di euro dal Consorzio, ha l’obiettivo di valorizzare scarti preziosi e aumentare la circolarità della filiera produttiva. Il nuovo impianto consentirà, da un lato, di passare da 3.700 a circa ottomila tonnellate di scarti recuperati ogni anno e, dall’altro, di abbattere le emissioni di CO2 derivanti dal trasporto su gomma. Attualmente, infatti, lo smaltimento avviene a circa 350 chilometri dalla zona di produzione.

L’impatto dell’allevamento intensivo

Certo, si tratta di un piccolo passo, se pensiamo all’impatto degli allevamenti intensivi, compresi quelli di maiali. Secondo un report di Terra! Onlus riportato da Essere Animali, soltanto gli allevamenti di suini italiani producono oltre 11,5 milioni di tonnellate di feci all’anno, una quantità pari al peso di 23mila treni Frecciarossa. È come se in Italia dovessimo smaltire gli scarti giornalieri di 25,5 milioni di persone in più: approssimativamente la popolazione di Lombardia, Sicilia, Emilia-Romagna e Campania messe insieme.

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