Plastica, crisi del riciclo minaccia i Comuni italiani

Utilitalia e Anci chiedono al Mase un piano industriale urgente

La filiera italiana del riciclo della plastica sta attraversando una tempesta perfetta che rischia di far esplodere una vera e propria emergenza nazionale. Il punto di saturazione raggiunto dagli impianti di recupero non rappresenta soltanto un problema di gestione dello smaltimento, ma incarna una profonda sofferenza industriale con il potenziale di paralizzare il servizio pubblico di raccolta differenziata organizzato dai Comuni su tutto il territorio nazionale. Nel corso del recente Tavolo di monitoraggio convocato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, le rappresentanze di Utilitalia e Anci hanno sollevato con forza la questione, evidenziando come l’attuale paralisi metta a repentaglio la tenuta complessiva degli obiettivi di economia circolare fissati dalle direttive europee.

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Foto di Marc Newberry su Unsplash.

Senza azioni mirate e immediate, l’effetto imbuto accumulato nei centri di lavorazione della materia prima secondaria si riverserà a catena sulla gestione dei rifiuti urbani, minando la sicurezza e la continuità di un servizio pubblico fondamentale per cittadini e imprese.

Le misure d’emergenza per evitare il collasso operativo

Per fare fronte a un quadro così complesso e sventare il blocco totale delle attività, Utilitalia e Anci sostengono la necessità di agire su un doppio binario parallelo, partendo da azioni tampone di carattere straordinario. Tra le soluzioni emergenziali individuate per drenare i volumi in eccesso risalta la concessione di aree di stoccaggio straordinario, pensate per dare respiro temporaneo alle strutture ormai saturate. In parallelo, le due associazioni propongono di focalizzare provvisoriamente la lavorazione esclusivamente sulle filiere dotate di sbocchi commerciali certi e consolidati, integrando tale passaggio con un incremento contingentato del recupero energetico. Tale scelta, da attuarsi nel pieno rispetto della gerarchia dei rifiuti stabilita dalle norme comunitarie, permetterebbe di gestire il surplus non assorbibile dal mercato del riciclo.

Sul versante economico e regolatorio, le proposte avanzate al tavolo ministeriale mirano a tutelare integralmente le casse comunali e le tasche dei contribuenti. L’intero extra-costo derivante dalla gestione dell’emergenza dovrà essere assorbito dal sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (Epr), evitando qualsiasi ricaduta sulle tariffe locali dei rifiuti. È stata inoltre sollecitata l’attivazione dell’autorità di regolazione Arera per la definizione di deroghe straordinarie legate al macro-indicatore R1, che misura l’efficacia dell’avvio a riciclo dei materiali. Infine, sul piano sovranazionale, si chiede alla Commissione Europea di riconoscere l’eccezionalità delle emissioni Ets prodotte dal recupero energetico di quelle quote di plastica deviate forzatamente dai processi di rigenerazione a causa della mancanza di sbocchi commerciali.

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Le riforme strutturali per rilanciare la competitività del settore

Accanto agli interventi di immediata utilità, la strategia condivisa da Anci e Utilitalia prevede un profondo piano di riforme strutturali, inteso a ripristinare le giuste condizioni di mercato nel medio e lungo periodo. Un cardine di questo rilancio è rappresentato dal rigido rafforzamento dei controlli doganali e delle procedure di tracciabilità, indispensabili per proteggere l’industria interna da dinamiche scorrette e per garantire la reale sostenibilità dei materiali in ingresso.

Si rende poi necessaria l’applicazione integrale e rigorosa della Direttiva europea sulle plastiche monouso (Sup), accompagnata da una revisione in chiave squisitamente industriale della Plastic Tax, che sappia trasformarsi da mero balzello a strumento catalizzatore di sviluppo. Per stimolare le catene di fornitura, si suggerisce l’introduzione di meccanismi d’incentivazione diretta legati all’impiego di plastica riciclata debitamente certificata.

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La spinta industriale tra innovazione e acquisti pubblici ecologici

La dimensione industriale del piano passa attraverso l’avvio di nuovi accordi strategici all’interno della filiera, affiancati da un forte impulso tecnologico verso lo sviluppo del riciclo chimico e l’espansione delle applicazioni a ciclo aperto (open loop). Risulta decisivo accelerare l’iter di approvazione del regolamento nazionale sugli End of Waste, una norma chiave per chiarire quando un rifiuto cessa di essere tale e riacquista lo stato di materia prima a tutti gli effetti.

Un ruolo propulsivo di primaria importanza dovrà essere svolto dall’attore pubblico: attraverso l’impiego sistematico degli acquisti verdi (Green Public Procurement) e la puntuale applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (Cam), la Pubblica Amministrazione potrà fare da traino e stimolare in modo strutturale la domanda di beni prodotti con materiali rigenerati.

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Plastica, una visione strategica per trasformare la crisi in opportunità

La gravità della situazione, esposta al Mase dalle due sigle, impone di non circoscrivere il problema a una banale criticità del comparto di smaltimento, ma di affrontarlo come un perno della politica industriale dell’Italia. Difendere la capacità produttiva esistente e sostenere il mercato della materia prima secondaria rappresentano i due pilastri indispensabili per superare la fase critica.

Solo attraverso questo approccio integrato, capace di coniugare la salvaguardia del servizio pubblico con lo sviluppo industriale, la crisi attuale per Anci e Utilitalia potrà essere convertita in una vera occasione di consolidamento ed espansione per l’economia circolare dell’intero Paese.

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