Allarme EUROFER: i costi della CO2 per l’acciaio europeo potrebbero raddoppiare a 8,2 miliardi entro il 2031

Nonostante i miliardi investiti nella transizione ecologica, l’industria siderurgica europea rischia di subire un’impennata drammatica dei costi legati alle emissioni. Secondo il nuovo studio pubblicato oggi a Bruxelles dalla European Steel Association (EUROFER), la bolletta climatica del settore potrebbe passare dagli attuali 3,4 miliardi di euro del 2026 a ben 8,2 miliardi di euro nel 2031.

Un modello economico a rischio

La revisione proposta del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) rischia di rendere economicamente insostenibile la produzione tradizionale. EUROFER stima che i costi della CO2 per l’acciaio da altoforno convenzionale raddoppieranno fino a circa 100 euro per tonnellata entro il 2030, per poi superare la soglia critica dei 200 euro per tonnellata a partire dal 2031.

Il nodo della transizione e il CBAM

Attualmente, i produttori siderurgici europei ricevono quote di emissione gratuite basate su parametri di riferimento per mitigare la concorrenza sleale di mercati privi di costi analoghi. Tuttavia, con l’introduzione del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM), queste tutele sono destinate a essere gradualmente eliminate.
L’industria siderurgica europea rappresenta un pilastro economico fondamentale, con un fatturato di circa 191 miliardi di euro, oltre 300.000 posti di lavoro diretti e una produzione media di 140 milioni di tonnellate annue distribuite in più di 500 impianti nei 27 Stati membri.

Il problema principale risiede nel calendario:

  • Disallineamento temporale: la riduzione delle quote gratuite prevista dall’UE è troppo rapida e rischia di superare i tempi effettivi di decarbonizzazione degli impianti.
  • Il vuoto per le esportazioni: i produttori stranieri pagano il costo della CO2 europeo solo se vendono all’interno del mercato UE, mentre i produttori europei lo subiscono ovunque vendano, senza una reale protezione sui mercati globali.

L’appello del settore: “Proteggere gli investimenti”

Axel Eggert, Direttore Generale di EUROFER, ha lanciato un avvertimento chiaro:
“Europa e industria sono impegnate verso la neutralità climatica al 2050. Sono stati presi impegni per circa 35 milioni di tonnellate di acciaio a basse emissioni, ma progetti per oltre 10 milioni di tonnellate sono attualmente bloccati a causa del deterioramento del business case. Ritirare la protezione contro la fuga di carbonio troppo rapidamente rischia di compromettere gli investimenti necessari.”

Le richieste di EUROFER

Per evitare il collasso della filiera, l’associazione propone:
  • Una transizione graduale: rallentare l’eliminazione delle quote gratuite nei prossimi cinque anni, accelerandola solo quando le condizioni industriali ed energetiche saranno pienamente mature.
  • Condizioni abilitanti: prezzi dell’energia competitivi, accesso sicuro al rottame ferroso, mercati guida per l’acciaio verde e un forte sostegno agli investimenti.
  • Solidarietà europea: un ETS che supporti i pionieri della transizione senza penalizzare le regioni e le aziende in cui le infrastrutture non sono ancora pronte.

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Redazione
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