“Non è una fiera, non è un convegno. E’ una casa comune” così la DG di Utilitalia, Annamaria Barrile, apre i lavori la quindicesima edizione del Festival dell’Acqua il 28 settembre, a Palazzo della Cancelleria a Roma.

“Come regolatori stiamo già affrontando vari temi, qualcuno lo porteremo a casa domani” rassicura il presidente di Arera Nicola Dell’Acqua. “Cercheremo di andare a toccare gli oneri di sistema a ribasso” rassicura. Rispetto gli investimenti per opere e infrastrutture e investimenti post Pnrr, conferma che c’è attenzione magari lavorando su “degli aumenti della premialità”.
L’impegno è quindi di tirare la coperta sia dal lato dei consumatori che dal lato delle aziende, vedremo come e se riuscirà la magia che renderebbe felici tutti, almeno sulla carta.

Qualità, resilienza idrica, continuità e sostentamento degli investimenti del dopo Pnrr. Questi i tre punti messi a fuoco dal presidente di Utilitalia Luca dal Fabbro, nel corso dei lavori. Un complesso di sfide con cui le utility si devono confrontare.
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Necessario un approccio europeo in grado di definire una strategia comune e di definire gli investimenti necessari, così da costruire “una vera politica europea per la resilienza idrica” suggerisce il presidente di Acea Alessandro Rivera che ha sottolineato come serva anche definire una Governance chiara per la relazione tra capitale pubblico e privato.
Sul profilo europeo non manca la presenza della commissaria europea per l’ambiente e la resilienza idrica Jessika Roswall che ricorda come oltre a celebrare l’acqua sia necessario lavorare per la sua tutela e costruire un ambiente resiliente. Per questo il riuso dell’acqua sta diventando sempre più centrale nella costruzione della strategia europea sotto l’egida di “efficiency first” chiarisce la Commissaria. Realizzare infrastrutture e innovare guardando a queste sfide in modo costruttivo.
Quindi al centro un approccio di efficienza, che più o meno abbiamo imparato come europei guardando all’energia, o forse no.
Patto per la resilienza idrica
La giornata è stata anche occasione per lanciare il “Patto per la resilienza idrica” dove “non chiediamo ma ci prendiamo più responsabilità” anticipa il presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro.

Il patto coinvolge 64 aziende del comparto idrico dislocate su tutto il territorio nazionale. L’impegno è passare dalla “gestione dell’emergenza a un orientamento sempre più basato sulla prevenzione”. Nel complesso si articola in sei linee d’azione strategiche, volte a rispondere alle sfide del cambiamento climatico e modernizzare la gestione del servizio idrico nazionale in sinergia tra i diversi operatori. Di fatto le aziende firmatarie rappresentano il 71% dei cittadini serviti.
Le sei linee strategiche del Patto
1. Governare la resilienza idrica attraverso una solida gestione industriale nella piena applicazione della regolazione di settore sull’intero territorio nazionale. L’obiettivo è consolidare modelli gestionali stabili e di lungo periodo, garantendo la piena applicazione della regolazione su tutto il territorio nazionale. Ciò richiede un rafforzato sostegno istituzionale ai gestori — adeguando le concessioni ai reali fabbisogni di investimento — e la garanzia di criteri di valutazione uniformi, con l’intervento diretto di ARERA laddove la disciplina regolatoria non sia ancora pienamente applicata.
2.Sviluppare un sistema idrico water-smart. Per ridurre gli sprechi e incrementare l’efficienza, occorre puntare con decisione su competenze, capacità operative, innovazione e digitalizzazione. Il Patto propone l’introduzione di meccanismi regolatori premianti per gli operatori più virtuosi, favorendo la diffusione delle best practice, oltre alla standardizzazione e all’interoperabilità dei dati.
3.Favorire aggregazioni e cooperazione. Il superamento della frammentazione gestionale è un passaggio chiave per rafforzare la solidità economica del settore e la sua capacità di investimento. Si mira a promuovere la nascita di reti d’impresa, un dialogo continuo con l’Autorità di regolazione per indirizzare le risorse e l’adozione di strumenti già consolidati a livello europeo, agevolando al contempo l’accesso al credito e la condivisione delle strategie di innovazione.
4.Integrare infrastrutture, risorsa ed ecosistemi nel ciclo dell’acqua. La tutela del ciclo idrico richiede un approccio sistemico e inclusivo. In quest’ottica, si prevede il confronto con gli stakeholder sulla responsabilità estesa del produttore — utile anche a finanziare il contrasto ai contaminanti emergenti — e la valorizzazione di soluzioni basate sulla natura, il riuso, la protezione delle falde e l’accumulo, per garantire la resilienza dei territori e il ripristino degli ecosistemi.
5.Promuovere una cultura dell’acqua. La diffusione della consapevolezza sul valore strategico della risorsa idrica passa attraverso un’azione educativa capillare. Il piano punta a coordinare campagne di sensibilizzazione multilivello e ad avviare una collaborazione strutturata con il mondo scolastico.
6.Sostenere il ruolo dei gestori come “sentinelle territoriali”. Gli operatori idrici devono essere riconosciuti come attori centrali nell’affrontare sui singoli territori gli impatti del cambiamento climatico. Per farlo, il Patto individua due leve fondamentali: la semplificazione dei procedimenti autorizzativi e un adeguato riconoscimento tariffario per gli investimenti innovativi orientati alla prevenzione e alla resilienza dei territori.
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