Acqua del rubinetto: l’83% degli italiani dice sì

È quanto emerge dall’indagine 2026 di Aqua Italia, l’Associazione costruttori trattamenti acque primarie, federata Anima Confindustria

La fiducia degli italiani nell’acqua del rubinetto non è mai stata così alta. L’abitudine di bere l’acqua di casa si consolida e diventa strutturale: oggi coinvolge la stragrande maggioranza della popolazione. È quanto emerge dall’indagine 2026 di Aqua Italia (l’Associazione costruttori trattamenti acque primarie, federata Anima Confindustria), presentata a Milano, che fotografa una vera e propria svolta nei consumi e nelle motivazioni dei cittadini.

acqua rubinetto
Foto di Karolina Grabowska da Pixabay

Secondo la ricerca – condotta da Personalive su un campione di 2.008 intervistati – ben l’83,4% degli italiani ha bevuto acqua del rubinetto (trattata o meno) negli ultimi dodici mesi. Tra questi, il 60% lo fa in modo abituale (“sempre” o “quasi sempre”).

Un decennio di crescita costante

Il confronto storico evidenzia un cambiamento culturale profondo. Nel giro di dieci anni, la percezione e i comportamenti dei consumatori si sono completamente ribaltati:

  • Consumo generico: passato dal 71,8% del 2016 all’attuale 83,4%.

  • Consumo abituale (calcolato sull’intero campione): salito dal 43,9% al 49,8%.

  • Sistemi di trattamento domestico: nel 2016 solo il 18,1% delle famiglie utilizzava sistemi di affinaggio dell’acqua potabile, quota che nel 2026 è letteralmente decollata fino al 39,6%. Inoltre, un terzo di chi non li possiede si dice interessato a installarli in futuro.

Le motivazioni: la spinta ecologica dei giovani

Se la comodità (31,0%) e il risparmio economico (28,6%) rimangono i primi driver di scelta, il dato più sorprendente riguarda la sostenibilità.

L’attenzione all’ambiente è la motivazione che è cresciuta di più in assoluto, passando dall’11,3% del 2016 al 28,4% di oggi. Questa sensibilità green è trainata soprattutto dalla fascia generazionale 25-34 anni, dove registra picchi superiori alla media nazionale. Seguono tra i motivi di scelta la percezione di maggiori controlli sulla qualità (23,3%) e il buon gusto dell’acqua (20,4%).

I driver della scelta (2026):
1. Comodità                 31,0%
2. Risparmio economico      28,6%
3. Attenzione all'ambiente  28,4% (era l'11,3% nel 2016)

L’Italia a due velocità: il divario Nord-Sud

La mappa della fiducia non è però omogenea lungo la penisola, mostrando un Paese che viaggia a ritmi differenti:

  • Nord-Est ed Emilia-Romagna: si confermano le aree più virtuose e aperte al consumo. Qui il consumo abituale tra chi sceglie il rubinetto sale al 70,4% e la percezione di sicurezza tocca il 45,4%.

  • Nord-Ovest e Centro (con Sardegna): mostrano dati solidi e consumi in crescita o stabili, con una progressiva riduzione di chi dichiara di non bere mai l’acqua di casa.

  • Sud e Sicilia: l’area si dimostra più cauta. Il consumo abituale si ferma al 54,5% e la percezione di sicurezza scende al 25,9% (quasi venti punti in meno rispetto al Nord-Est).

«I dati raccontano un cambiamento profondo: non parliamo più solo di comodità o risparmio, ma di una scelta consapevole e strutturale», ha commentato Lorenzo Tadini, presidente di Aqua Italia. «Resta però del lavoro da fare sull’omogeneità territoriale. Le differenze geografiche ci ricordano che la fiducia si costruisce giorno per giorno con l’informazione, la manutenzione e la qualità del servizio. È in questa direzione che continueremo a lavorare insieme a istituzioni e gestori idrici».


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