Le recenti dinamiche meteorologiche hanno disegnato una geografia delle risorse idriche capovolta, restituendo al Meridione una disponibilità d’acqua che non si vedeva da decenni. Il report dell’osservatorio Anbi fotografa uno scenario eccezionale dove le regioni del Sud e le isole maggiori appaiono sature, trasformando il paesaggio e riempiendo i bacini artificiali oltre ogni aspettativa. In Sicilia, dove le riserve hanno superato l’85% della capacità complessiva, la piovosità dall’inizio dell’anno ha toccato i 430 millimetri, posizionandosi tra i valori più elevati dell’ultimo trentennio. Il volto dell’isola è mutato sotto l’effetto di queste precipitazioni, con i satelliti che mostrano territori insolitamente verdeggianti e le vette dell’Etna, dei massicci siciliani e dell’Aspromonte calabrese ancora generosamente coperte di neve.

L’Italia delle acque capovolte: il Sud travolto dalle piogge
La Calabria sta vivendo una stagione straordinaria, avendo ricevuto tra gennaio e marzo la quantità di pioggia che mediamente cade nell’arco di un intero anno solare. La presenza di neve in quota garantisce una sicurezza idrica per gli invasi almeno fino all’estate, con le dighe che oggi trattengono il 70% di risorsa in più rispetto alla norma stagionale. Emblematico è il caso della diga del Menta, costretta per la prima volta nella sua storia operativa a effettuare rilasci controllati a causa dell’esubero.
Non meno impressionante è la situazione in Puglia e Basilicata. Nel Barese e nel Tavoliere si sono registrati record che non venivano toccati da quasi novant’anni, con cumulate mensili di 300 millimetri. In terra lucana, i 350 millimetri caduti nel primo trimestre rappresentano la metà dell’intera piovosità del 2025, portando il sistema dei grandi invasi regionali a sfiorare i 406 milioni di metri cubi d’acqua.
L’emergenza infrastrutturale e lo spreco della risorsa acqua
Di fronte a questa abbondanza, la dirigenza dell’Anbi ha espresso riflessioni sulla gestione del sistema idraulico nazionale. Il direttore generale, Massimo Gargano, osserva come l’acqua rilasciata in mare, pur essendo un tempo considerata un evento fisiologico, rappresenti oggi uno spreco alla luce delle incertezze climatiche che hanno già causato danni miliardari al comparto agricolo. Secondo Gargano, è urgente potenziare le infrastrutture partendo dal Piano Nazionale Invasi Multifunzionali.
Sulla stessa linea, il presidente Francesco Vincenzi ha rivendicato l’importanza dei 266 progetti già redatti dai Consorzi e inseriti nel Piano Idrico Nazionale, sollecitando i decisori politici a rendere operative le risorse economiche disponibili per aumentare la capacità di stoccaggio e trasferimento dell’acqua verso le aree in sofferenza.
Adriatico e Sardegna: un’isola sommersa dai primati
Spostando lo sguardo verso il versante adriatico e le isole maggiori, i dati restano sbalorditivi. In Abruzzo il mese di marzo è stato il più umido dell’ultimo mezzo secolo, con precipitazioni che sulla costa meridionale hanno superato del 300% la media. Il Molise ha visto raddoppiare le piogge tipiche del periodo a causa di un violento ciclone primaverile, mentre in Campania i fiumi Volturno, Sele e Garigliano mostrano portate in costante ascesa.
Il caso limite è però quello della Sardegna: tra gennaio e febbraio sono caduti localmente fino a 1.300 millimetri di pioggia, un valore sei volte superiore alla norma che segna un record per gli ultimi sessant’anni. Con i bacini sardi pieni al 94%, l’isola si trova in una condizione di sicurezza idrica assoluta.
Il declino del Centro e le incognite del Nord-Ovest
Al netto dell’entusiasmo per il Sud, il resto del Paese mostra segnali preoccupanti. Nel Lazio, i laghi di Albano e Nemi continuano a calare, mentre il Tevere e l’Aniene registrano flussi sotto la media. Ancora più critica la situazione in Umbria, dove il Lago Trasimeno resta un metro sotto la media storica. Verso il Nord, la Lombardia affronta un paradosso termico: il calore sta sciogliendo il manto nevoso con una velocità tripla rispetto al passato, riducendolo del 26% in una sola settimana.
Questo fenomeno accelera il deficit delle riserve idriche totali, che attualmente si attesta vicino al 37%. Sebbene i grandi laghi del Nord-Ovest come il Verbano siano al colmo, il Garda flette leggermente e le riserve complessive non appaiono ancora stabilizzate.
La siccità persistente nei fiumi padani e appenninici
Il quadro si fa fosco nel Nord-Est e in Emilia-Romagna. In Veneto, l’Adige è sceso sotto i 100 metri cubi al secondo con un deficit del 42%, seguito da cali drastici nel Bacchiglione e nella Livenza. In Emilia-Romagna la crisi è chiara per i corsi d’acqua appenninici: fiumi come il Reno e la Secchia viaggiano con portate ridotte di oltre i due terzi, mentre Trebbia, Enza e Santerno sono scesi sotto i minimi storici.
Persino il Po, pur mostrando lievi segnali di crescita, mantiene nel tratto lombardo-emiliano un deficit del 28%, confermando che l’Italia è oggi un Paese spaccato in due, dove l’abbondanza di una metà non riesce ancora a compensare la sete dell’altra.
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