Acqua è resilienza: la sfida delle infrastrutture climate-proof

Servono 230 miliardi di euro in quindici anni

Il 22 marzo non rappresenta solo una ricorrenza simbolica, ma un punto di svolta politico e infrastrutturale senza precedenti: la Giornata Mondiale dell’Acqua di quest’anno si intreccia con i lavori della Conferenza Onu, proiettando il tema della gestione delle risorse idriche al vertice delle agende globali. In questo scenario, l’Italia si presenta con la necessità impellente di superare la logica del semplice risparmio domestico per abbracciare una riforma strutturale dei sistemi di trasporto e trattamento. L’Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili (Ais), agendo come think tank scientifico di riferimento, ha scelto questa occasione per anticipare i contenuti del suo nuovo position paper dedicato al rapporto tra infrastrutture idriche e cambiamento climatico, un documento che sarà protagonista anche alla UN Water Conference del prossimo dicembre.

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Foto di Tom King su Unsplash.

Un’alleanza tecnica per la sicurezza del sistema Paese

Il documento elaborato da Ais è il risultato di un lavoro corale che ha coinvolto circa cinquanta esperti e tecnici di alto profilo, espressione dei maggiori attori industriali e gestionali del settore. Tra i partecipanti figurano realtà come Cassa Depositi e Prestiti, il gruppo Aspi e Saipem, affiancate da società di progettazione e gestione del calibro di Politecnica, Stantec, Ambiente srl, Italgas e il Gruppo Cap. Questa sinergia tra pubblico e privato punta a rispondere alla pressione crescente esercitata da siccità prolungate, eventi meteorologici estremi e il progressivo deterioramento della qualità delle falde acquifere.

L’attuale sistema italiano sconta ancora criticità storiche: elevate perdite nelle reti di distribuzione, una governance spesso frammentata e una fragilità idrogeologica che rende ogni anomalia climatica un potenziale disastro. Secondo le analisi prodotte, una strategia innovativa non è più opzionale, ma rappresenta l’unica via per garantire la salute pubblica e la continuità dei settori agricolo e industriale, pilastri della stabilità nazionale.

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L’impatto economico: un investimento da 15 miliardi l’anno

La trasformazione necessaria richiede uno sforzo finanziario di proporzioni colossali. Gli studi più recenti indicano che, per mettere in sicurezza il comparto e allinearlo ai target di resilienza, occorrerà mobilitare almeno 230 miliardi di euro nell’arco dei prossimi quindici anni. Questa cifra si traduce in una spesa annua di circa 15 miliardi di euro, di cui quasi la metà – circa 7 o 8 miliardi – rappresenta un fabbisogno aggiuntivo rispetto ai livelli attuali di investimento. Un simile flusso di capitali avrebbe ricadute massicce non solo sulle opere civili, ma su tutto il comparto dell’ingegneria ambientale e della consulenza, con un indotto stimato tra uno e due miliardi di euro ogni anno.

Il cambiamento climatico, pur nella sua gravità, viene dunque inquadrato dal position paper come un acceleratore di innovazione. La variabilità dei modelli di precipitazione e il riscaldamento globale impongono di abbandonare l’idea che il clima sia una variabile stabile in fase di progettazione. Al contrario, l’infrastruttura del futuro deve nascere già pronta per l’incertezza.

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Cambio di paradigma: dalla gestione dell’emergenza alla resilienza sistemica

Paola Brambilla, consigliera di Ais e coordinatrice del gruppo di lavoro insieme a Giacomo Calzoni, ha sottolineato come sia ormai vitale porre la resilienza al centro di ogni azione, mirando a ridurre le debolezze interne del sistema come l’obsolescenza e la sotto-manutenzione. Brambilla ha spiegato che è necessario potenziare l’intelligenza delle reti attraverso la digitalizzazione e l’interoperabilità dei dati, integrando il territorio stesso come parte dell’infrastruttura tramite soluzioni basate sulla natura e sistemi di ripristino ecosistemico.

Secondo la visione espressa dalla consigliera, il passaggio fondamentale consiste nel superare la gestione delle emergenze per approdare a una resilienza sistemica. Questo implica una ridefinizione dei criteri progettuali e della governance degli investimenti, assicurando che siano coerenti con le più recenti direttive europee in materia di adattamento climatico.

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Acqua, quattro pilastri per le infrastrutture del futuro

Il piano d’azione di Ais si fonda su quattro cardini integrati: resilienza, sostenibilità sistemica, innovazione e integrazione territoriale. L’obiettivo è trasformare la sostenibilità in un driver di competitività, promuovendo standard progettuali definiti climate-proof e una digitalizzazione sicura. Il documento non si limita alla teoria, ma introduce strumenti operativi concreti, come nuovi indicatori di prestazione, metodologie di procurement e schemi di finanziamento atti a orientare i decisori pubblici e i gestori.

Sul piano tecnologico, la risposta alle sfide climatiche passerà per l’adozione di sensori intelligenti e sistemi di gestione governati dall’intelligenza artificiale. Questi strumenti permetteranno un monitoraggio costante e una risposta rapida alle criticità, ottimizzando l’uso della risorsa idrica e migliorando l’efficienza degli impianti di trattamento, che dovranno diventare sempre più ecocompatibili.

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Verso una strategia centralizzata e nuovi strumenti di spesa

A chiudere il quadro è l’intervento del presidente di Ais, Lorenzo Orsenigo, il quale ha rimarcato l’esigenza di una strategia centralizzata per la prioritizzazione degli interventi. Orsenigo ha evidenziato la necessità di una tassonomia chiara e di un quadro di governance semplificato, supportato da una cabina di regia partecipata e stabile.

In un contesto in cui l’efficacia dello strumento del Pnrrè destinata a ridursi progressivamente nel tempo, il presidente ha sottolineato l’importanza di individuare tempestivamente strumenti di spesa integrati. Sarà fondamentale una combinazione coerente di tariffe, fondi pubblici e capitali privati per garantire che la transizione verso un ciclo idrico resiliente non subisca rallentamenti, proteggendo così il futuro ambientale ed economico del Paese.

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