
Il vantaggio reciproco è dato, da un lato, dalle disponibilità finanziarie d’investimento e dalle competenze tecniche del colosso americano, dall’altro, dalle possibilità offerte dalla risorse naturali russe e dei Paesi che orbitano intorno a essa.
Le riserve stimate nella zona artica sfruttabili dal “ticket” energetico ammontano a 85 miliardi di btu, ma solo la prossima perforazione ne confermerà il valore. A ciò si aggiungono i 9,2 miliardi di btu in tight oil previsti nei campi della Siberia.
Un rapporto destinato a non risentire delle difficoltà diplomatiche tra USA e Russia, a quanto pare, stando anche alla voce di esperti e analisti, come Chris Weafer, amministratore delegato della società di consulenza Advisory Macro, secondo cui “i battibecchi diplomatici difficilmente faranno deragliare i rapporti”.
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