La corsa verso la neutralità carbonica non è solo una sfida ingegneristica, ma una profonda trasformazione del capitale umano. Per guidare il cambiamento, il mondo ha bisogno di una nuova generazione di professionisti che unisca hard skill tecniche e soft skill relazionali.
È questo il cuore pulsante dello studio “Climate goals” 2025, curato dalla Fondazione MAIRE – ETS in collaborazione con IPSOS. L’indagine, che quest’anno si arricchisce dei focus su Qatar e Argentina, analizza la percezione e lo stato dell’arte della transizione in 14 Paesi distribuiti su 4 continenti.
Geopolitica della consapevolezza: l’India corre, l’America Latina rallenta
I dati raccolti su oltre 2.300 interviste mostrano un panorama globale estremamente frammentato. Il dinamismo maggiore si registra nei mercati emergenti:
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I leader: l’India si conferma in prima linea, con il 63% della popolazione che dichiara un’elevata familiarità con i temi energetici e il 70% che considera la transizione una priorità assoluta. Anche la Turchia (70%) e il Qatar (67%) mostrano un forte commitment.
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Le sfide: al polo opposto troviamo il Kazakistan (29% di familiarità) e l’Argentina (36%). In quest’ultima, solo il 34% degli intervistati percepisce il passaggio al green come una priorità, il dato più basso del panel.
Ostacoli e opportunità: cosa preoccupa il mondo?
Sebbene la direzione sia tracciata, le preoccupazioni variano drasticamente a seconda dell’area geografica:
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Occupazione e costi: il Qatar teme l’impatto sui posti di lavoro nei settori tradizionali, mentre il Kazakistan resta scettico sul rapporto costi-benefici. Al contrario, l’Arabia Saudita si aspetta vantaggi economici già nel breve termine.
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Infrastrutture e formazione: se negli Emirati Arabi e negli USA la priorità è lo sviluppo delle reti, in Cina, Cile e Azerbaigian l’urgenza principale è la formazione professionale.
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Paese Familiarità con la Transizione Impegno Percepito del Paese India 63% 71% Arabia Saudita Alta 62% Argentina 36% 23% Kazakistan 29% 15%
Il “professionista completo”: il mix vincente
La transizione richiede competenze verticali, come l’analisi dell’impatto ambientale e la conoscenza dei nuovi materiali (particolarmente richieste in Algeria e Qatar). Tuttavia, la tecnologia da sola non basta. Lo studio evidenzia come le soft skill siano il vero collante dell’innovazione:
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Problem Solving: per gestire l’imprevedibilità delle nuove tecnologie.
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Pensiero Critico: per valutare scenari energetici complessi.
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Adattabilità: per navigare in un mercato del lavoro in costante mutamento.
“La transizione energetica è un percorso irreversibile,” ha commentato Fabrizio Di Amato, Presidente di MAIRE e di Fondazione MAIRE. “Il successo dipende dall’allineamento strategico tra visione, politiche e, soprattutto, capitale umano. Investire in nuove competenze è essenziale per costruire la competitività futura delle nazioni.”
Il dinamismo dei Paesi emergenti sta ridisegnando la geo-economia globale. La disponibilità di una forza lavoro qualificata (già considerata adeguata in Cina e India, ma carente altrove) sarà il vero fattore discriminante tra le nazioni che guideranno il secolo green e quelle che resteranno a guardare.
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