Le politiche climatiche devono mettere al centro benefici tangibili

Cresce il disagio economico ma si resta convinti della urgenza della crisi climatica. L'analisi del think tank europeo Project tempo

L’ostacolo principale sono i costi, non le convinzioni sul clima. E’ quanto emerge da una indagine svolta dal think tank europeo Project tempo che mette in correlazione l’ insoddisfazione economica nel Regno Unito e in Europa, aumentata sensibilmente nell’ultimo anno, e le strategie contro la crisi climatica. Diventa strategico ripensare le politiche climatiche mettendo al centro accessibilità economica e benefici tangibili.

“I governi devono ripensare le strategie climatiche affinché la riduzione dei costi per i consumatori sia il punto di partenza – e non un’aggiunta tardiva – nella progettazione delle politiche.” ha dichiarato Pandora Lefroy, fondatrice di Project Tempo.

Quindi è strategico mostrare progressi nel breve periodo e adottare un approccio pragmatico ai costi altrimenti la voce sempre più forte del malcontento economico rischia di indebolire la capacità del continente di preservare il consenso politico necessario per un’azione climatica duratura.

Le rinnovabili piacciono se fanno scendere le bollette

In linea con questo trend il sostegno a progetti eolici e solari cresce nettamente quando portano benefici economici concreti, come bollette più basse o nuovi posti di lavoro. Per esempio, l’appoggio locale all’eolico sale dal 60% al 71% se il progetto è associato a bollette ridotte, e al 67% se è collegato alla creazione di lavoro.

Conta anche il fattore tempo. La maggior parte degli elettori si aspetta di vedere bollette più leggere entro un anno dall’avvio di nuovi progetti rinnovabili. I giovani sono un po’ più pazienti e si attendono risultati entro cinque anni, ma il messaggio resta chiaro: servono prezzi sostenibili e vantaggi visibili per consolidare il consenso.

Chi sono i più insoddisfatti

L’aumento registrato quest’anno attraversa età, generi e territori, ma si concentra soprattutto tra i più giovani (18–24 anni), in particolare nel Sud e nell’Est Europa: un segnale di un problema destinato a pesare nel lungo periodo sulle leadership politiche e climatiche del continente.

I risultati più recenti di EuroPulse mostrano un incremento di 8 punti del malcontento economico in Europa rispetto al 2024. È la prima volta che la maggioranza della popolazione europea e britannica (54%) percepisce che il sistema economico non funzioni per persone come loro.

Resta salda la convinzione che la crisi climatica sia un rischio concreto

Nonostante ciò il 90% degli elettori europei e britannici è convinto che il cambiamento climatico sia reale. Di questi il 64% ritiene che sia causato dall’uomo; e in media il 60% pensa che vadano adottate politiche per contrastarlo. Quindi nonostante un contesto di preoccupazione economica, lo scetticismo climatico non sta aumentando.

Le difficoltà invece rispetto l’attuazione delle politiche climatiche, con rischi per i piani di lungo periodo. Difatti poco più della metà (53%) degli elettori europei e britannici sostiene l’obiettivo simbolo dell’UE di ridurre le emissioni di gas serra del 90% entro il 2040.


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Redazione
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