In un panorama energetico segnato da forti tensioni geopolitiche e mercati volatili, il Regolamento UE sul Metano è finito al centro del dibattito europeo. Diverse organizzazioni della società civile, tra cui per l’Italia Amici della terra e Ecco think thank, hanno recentemente indirizzato una lettera aperta ai vertici dell’Unione — tra cui la presidente Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa — per ribadire un concetto fondamentale: la trasparenza sulle emissioni non è un ostacolo, ma un pilastro della sicurezza energetica.
La crisi energetica non dipende dalle regole sul metano
È necessario fare chiarezza: l’attuale crisi energetica è figlia del rischio geopolitico e della fragilità delle catene di approvvigionamento, non delle norme sulla trasparenza. Indebolire o ritardare il regolamento ora aumenterebbe l’incertezza in un momento in cui l’Europa non può permettersi ulteriori rischi.
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Mentre a famiglie e imprese viene chiesto di risparmiare energia, le aziende del settore fossile continuano a disperdere gas attraverso perdite evitabili, ventilazione (venting) e combustione in torcia (flaring). Il metano emesso è gas sprecato. Ridurre queste perdite è uno dei modi più rapidi ed economici per rafforzare l’efficienza del sistema senza aumentare le importazioni.
I benefici della trasparenza
Il regolamento non è solo una norma climatica, ma un vero e proprio strumento di governance delle infrastrutture. Ecco perché la sua attuazione è strategica:
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Confronto tra fornitori: permette ai decisori politici di identificare le fonti meno opache e ridurre la dipendenza da fornitori inaffidabili.
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Stabilità del mercato: una regolamentazione chiara offre agli investitori la fiducia necessaria per gestire i rischi di portafoglio.
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Equità: garantisce che tutti i fornitori operanti sul mercato UE siano valutati con dati comparabili e credibili.
Analisi dei costi e disponibilità di forniture
Molti detrattori sostengono che regole più rigide potrebbero limitare l’offerta di gas. Tuttavia, i dati smentiscono questa tesi:
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Offerta garantita: secondo le analisi di Rystad Energy, entro il 2027 la disponibilità globale di gas conforme agli standard di monitoraggio (OGMP 2.0 Livello 5) supererà di oltre il doppio la domanda prevista nell’UE.
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Costi marginali: uno studio di Carbon Limits evidenzia che l’adeguamento ai massimi standard di monitoraggio rappresenterebbe solo lo 0,03% – 0,6% del valore della produzione. Una cifra irrisoria, specialmente se paragonata ai profitti record registrati dal settore Oil & Gas negli ultimi anni.
“L’implementazione, non la rinegoziazione, è l’unica opzione credibile.”
Verso un’attuazione concreta
Il Regolamento sul Metano è stato progettato per riflettere la complessità delle catene di fornitura globali. La fattibilità tecnica non è un ostacolo: esistono già modelli di verifica proporzionati (basati su campionamenti o sistemi ibridi) che evitano oneri eccessivi per le aziende.
In conclusione, la riduzione delle emissioni di metano non sostituisce la decarbonizzazione strutturale, ma la completa. In un contesto geopolitico instabile, la certezza normativa è ciò che rafforza la resilienza dell’Europa. Indebolire questa misura significherebbe legarsi a forniture ad alto rischio e ignorare una fonte di risparmio energetico immediata e necessaria.
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