Il futuro delle rinnovabili in Italia, e più in particolare dell’eolico, non si gioca solo sul terreno dell’efficienza tecnologica, ma soprattutto su quello dell’accettazione sociale e dell’integrazione paesaggistica. In occasione di Key Energy a Rimini, l’Associazione Nazionale Energia del Vento (Anev) ha promosso un momento di riflessione profonda con il convegno intitolato Energia che dialoga: eolico, territori e comunità. L’evento ha messo in luce come l’eolico sia un pilastro imprescindibile per contrastare la crisi climatica, pur dovendo ancora affrontare criticità legate all’inserimento degli impianti nei contesti locali e alla necessità di percorsi partecipativi che coinvolgano realmente le popolazioni.
Secondo la visione emersa durante i lavori, il rispetto delle rigorose normative nazionali sulla Valutazione di Impatto Ambientale rappresenta solo il punto di partenza. Per l’Anev è necessario puntare su una progettazione virtuosa che sappia cogliere le esigenze delle comunità che ospitano gli impianti per un ventennio, trasformando l’iniziativa imprenditoriale in un’opportunità di valore condiviso.
La sfida culturale dell’eolico
Simone Togni, presidente dell’Anev e moderatore dell’incontro, ha sottolineato come il dialogo sia il motore fondamentale per un confronto costruttivo. Togni ha evidenziato che la transizione energetica è una sfida culturale che richiede un’attenzione etica verso i territori. Ricordando il Protocollo siglato con le associazioni ambientaliste fin dal 2002, il presidente ha rimarcato che l’eolico gode oggi di un’accettabilità sociale superiore al 75%, un dato che smentisce la narrazione comune basata sulla sindrome Nimby. Per Togni, è prioritario combattere la disinformazione attraverso buone pratiche e una comunicazione corretta.
Sul fronte istituzionale, Luisa Mosna, alla guida della Commissione tecnica Pnrr-Pniec, ha ribadito la centralità dell’eolico per la sicurezza energetica nazionale. Mosna ha illustrato i nuovi modelli organizzativi volti ad accelerare le tempistiche delle valutazioni ambientali, garantendo un approccio scientifico rigoroso dove il contributo delle comunità locali non è visto come un ostacolo, ma come un elemento che migliora la stabilità e la qualità dei progetti.
Anche il mondo dell’ambientalismo ha espresso una posizione netta a favore dello sviluppo eolico. Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, ha descritto l’energia del vento come uno strumento chiave per abbassare le bollette e creare occupazione nelle aree interne e portuali. Da parte sua, Silvia Lazzari del Wwf Italia ha chiarito che non esiste un vero dilemma tra fossili e rinnovabili, ma che la questione centrale riguarda il dove e il come realizzare gli impianti. Secondo Lazzari, serve un cambio di metodo che premi la trasparenza e coinvolga le comunità sin dalle fasi iniziali, costruendo un patto tra natura e produzione energetica.
La visione delle aziende: tra responsabilità sociale e mercato
Il comparto industriale ha confermato l’impegno verso una crescita sostenibile. Francesco Amati di Vestas ha spiegato che il successo operativo deriva dal rispetto dei luoghi e da un dialogo continuo con tutti i livelli sociali, con l’auspicio di trasformare l’opposizione locale in una richiesta esplicita di accoglienza degli impianti. Giuseppe Argirò, amministratore delegato di Cva, ha posto l’accento sulla governance, definendo la sfida come un processo di partecipazione trasparente capace di generare valore, affinché le rinnovabili siano percepite come un’opportunità e non come un’imposizione.
Sul versante delle dinamiche di mercato, Roberto Pasqua di Edpr ha difeso il sistema di scambio delle quote di emissione UE, mettendo però in guardia contro riforme che potrebbero creare incertezza negli investimenti. Per Pasqua, strumenti come i Ppa e i contratti per differenza sono essenziali per stabilizzare i prezzi e mantenere la competitività europea. Rossella Pasqualicchio, presidente di LuckyWind, ha invece definito l’eolico come una vera e propria infrastruttura territoriale che modifica l’economia e il paesaggio, richiedendo modelli di sviluppo complessi e compatibili.
Ulteriori contributi sono giunti da Diego Percopo di Arpinge, che ha invitato a fare sistema coinvolgendo ogni forma di rappresentanza locale, e da Ludovica Nigiotti di RWE, la quale ha presentato programmi formativi e di crescita economica territoriale per una transizione inclusiva. Alessandra Toschi di BayWa r.e. ha ribadito che la fiducia dei cittadini si costruisce solo attraverso l’ascolto e la conoscenza delle peculiarità geografiche. Infine, Pierluigi Nalin di Edison ha portato l’esempio concreto del revamping degli impianti in Abruzzo, dove una drastica riduzione del numero di turbine ha portato al raddoppio della potenza prodotta, alimentando l’occupazione e l’indotto locale.
Comunicazione e merito: il Premio Pasqualicchio
A conclusione della giornata, l’attenzione si è spostata sull’importanza di un giornalismo di qualità. Si è tenuta infatti la XIV edizione del Premio Giornalistico Anev – Giuseppe Pasqualicchio Energia del Vento 2026, che riconosce il merito di chi racconta la transizione ecologica con rigore scientifico e sensibilità sociale.
Per la categoria della carta stampata il riconoscimento è andato a Consuelo Desirée Nespolo, mentre Massimiliano Cassano è stato premiato per il settore web. Antonio Arnone ha vinto nella categoria fotografia e Marco dell’Aguzzo per il segmento radio e podcast. Per la televisione è stato premiato Pierluigi Melillo e, infine, un riconoscimento speciale per la categoria Under 20 è stato assegnato a Denise Arciuli. La cerimonia ha riaffermato il ruolo cruciale dell’informazione nel formare una coscienza ambientale consapevole e nel supportare il percorso verso la decarbonizzazione.
Leggi anche Eolico, Europa accelera ma l’Italia resta al palo
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
















