L’industria italiana del vetro si conferma uno dei pilastri della manifattura nazionale, dimostrando una capacità di adattamento fuori dal comune in un biennio segnato da instabilità geopolitica e pressioni inflattive. Il Rapporto di Sostenibilità 2025 di Assovetro delinea il profilo di un settore che, pur affrontando una fisiologica contrazione produttiva, ha scelto la via dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità come bussole strategiche per il futuro. La quarta edizione del documento, basata sui dati di 14 aziende che rappresentano circa l’80% della produzione nazionale, evidenzia come il vetro non sia solo un materiale della tradizione, ma il protagonista di una rivoluzione industriale verde che punta all’idrogeno e all’elettrificazione.

Lo scenario economico e le sfide del mercato globale

Queste dinamiche sono strettamente connesse al rallentamento dei settori dell’edilizia e dell’automotive per quanto riguarda il vetro piano, mentre il comparto del vetro cavo, dominato per il 68,5% dalle bottiglie, ha mostrato una maggiore tenuta grazie alla resilienza dei settori alimentare e farmaceutico. A pesare in modo determinante è stato soprattutto l’elevato costo dell’energia, fattore critico per un’industria energivora che assorbe circa l’1,5% dei consumi nazionali.
Industria del vetro: investimenti e valore generato per il territorio
Nonostante la contrazione dei volumi, il settore ha continuato a generare un valore economico imponente. Nel 2024, il valore degli acquisti della filiera ha superato i 2,5 miliardi di euro, di cui quasi l’89% è stato rivolto a fornitori italiani, confermando un fortissimo radicamento territoriale e un ruolo cruciale nella redistribuzione del reddito a livello nazionale.
L’impegno verso la sicurezza e l’ambiente è testimoniato da investimenti costanti: nel solo biennio di riferimento, le aziende hanno destinato circa 30 milioni di euro a interventi per la salute dei lavoratori e la riduzione degli impatti ambientali, con un balzo significativo nel 2024 dovuto all’efficientamento dei forni fusori.
L’eccellenza dell’economia circolare e il primato del riciclo
Il vero fiore all’occhiello del comparto italiano rimane la gestione del fine vita del materiale. Il vetro è un esempio perfetto di economia circolare, essendo riciclabile all’infinito senza perdita di qualità. Nel 2024, il tasso di raccolta nazionale ha raggiunto il 91%, mentre il tasso di riciclo effettivo si è attestato all’80,3%, superando per il settimo anno consecutivo l’obiettivo UE del 75% previsto per il 2030.
Questo risultato permette di reimmettere oltre 2,1 milioni di tonnellate di imballaggi nel ciclo produttivo, riducendo drasticamente il prelievo di materie prime vergini e le emissioni di CO2 correlate alla fusione.
Verso la decarbonizzazione totale tra idrogeno ed efficienza
La sfida più ambiziosa per il prossimo futuro riguarda la transizione energetica dei processi produttivi. Il settore sta sperimentando soluzioni all’avanguardia per abbattere l’impronta carbonica, tra cui l’elettrificazione dei forni, il potenziamento delle fonti rinnovabili e l’impiego dell’idrogeno verde. La maturità delle imprese in questo campo è elevata: il 71% delle aziende del campione dispone già di un Sistema di Gestione dell’energia certificato.
Gli sforzi di decarbonizzazione sono parte di una visione di lungo periodo che stima investimenti totali per 10,8 miliardi di euro entro il 2050, con la previsione di generare un valore sociale e ambientale complessivo di oltre 27 miliardi di euro, dimostrando che ogni euro investito nel vetro italiano produce un ritorno di oltre due euro e mezzo per l’intera collettività.
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