L’economia circolare no sempre riduce le emissioni anzi se non si pone la giusta attenzione al ciclo di vita può inquinare di più. E’ il secondo allert in merito che Canale Energia registra sul tema. Questa voltava dirlo è una ricerca internazionale che vede l’Italia capofila.

Solo il redesign dei prodotti è associato a minori emissioni, mentre riuso e riciclo possono comportare emissioni di filiera più alte.

L’indagine svolta dalla ricercatrice Margherita Molinaro e dal prof. Guido Orzes, della Facoltà di Ingegneria della Libera Università di Bolzano, insieme al prof. Joseph Sarkis della Worcester Polytechnic Institute (USA), tra i massimi esperti al mondo di sostenibilità delle supply chain, e pubblicata sulla rivista Business Strategy and the Environment, ha analizzato  1.599 imprese manifatturiere attive in 51 Paesi e 21 settori industriali. Nel complesso sono state ricostruite tramite dati secondari emissioni e pratiche circolari per un orizzonte temporale di 8 anni.

Come produrre benefici climatici significativi con l’economia circolare

L’economia circolare di per sè è un approccio positivo e può produrre benefici climatici significativi, ma non in modo automatico.

“L’economia circolare funziona quando è progettata, misurata e integrata con dati affidabili, non quando è utilizzata come semplice etichetta” chiarisce Guido Orzes, professore di Economia applicata all’ingegneria di unibz. “Senza progettazione intelligente e infrastrutture adeguate, anche le pratiche più virtuose possono perdere efficacia”.

Diventa quindi fondamentale chiarire: quando conviene, come conviene e quali condizioni la rendono davvero utile al clima. In assenza di questi elementi, la circolarità rischia di spostare le emissioni da una fase della filiera all’altra.

“La circolarità è fondamentale, ma va fatta bene: se la trattiamo come una ricetta magica, rischiamo di illuderci” sottolinea la ricercatrice di unibz Margherita Molinaro. “Senza infrastrutture efficienti, energia rinnovabile e tecnologie adeguate, la promessa della circolarità rischia di tradursi in un vantaggio ambientale minore del previsto. Se invece la progettiamo con metodo, può diventare una leva concreta per ridurre l’impatto sul clima”.

Inoltre come ricorda la Commissione Europea, la circolarità può generare 700.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030 e ridurre del 15–20% la dipendenza dell’Unione dalle materie prime importate. Vale la pena quindi di farla bene.

Misurare la circolarità e il suo impatto è complesso

In un secondo studio pubblicato su Sustainable Production and Consumption, gli stessi professori di Bolzano, in collaborazione con la ricercatrice Beatrice Bais, hanno confrontato quattro dei principali strumenti europei utilizzati dalle imprese per valutare la propria circolarità. Gli strumenti aumentano consapevolezza e pianificazione, ma non offrono valutazioni oggettive e confrontabili. Le differenze tra settori, le interpretazioni soggettive e la scarsa trasferibilità dei risultati rendono complesso capire quali aziende siano realmente circolari e quali no. Da qui la necessità di indicatori più solidi, analisi di ciclo di vita e standard comuni.


Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita

Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Un team di professionisti curioso e attento alle mutazioni economiche e sociali portate dalla sfida climatica.