Spese ambientali, nei comuni è possibile un saving nazionale di 4,5 miliardi l’anno e lo calcola un algoritmo

Un risparmio possibile nella Pubblica Amministrazione. Lo vediamo in occasione del convegno organizzato da Canale Energia per la presentazione del Report “La transizione ecologica vista dai Comuni”

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Definire i criteri di contenimento della spesa pubblica contro i rischi di scarso o assente presidio e ottenere un saving nazionale dei consumi. Indurre i Comuni a procedere con approfondimenti amministrativi e tecnici in ottica di trasparenza e spending review. Sono alcuni degli obiettivi che vengono messi in luce nel Report “La transizione ecologica vista dai Comuni. Parametrizzazioni, benchmark e analisi con stima saving ottenibile nel breve periodo”, realizzato dall’ing. Roberto Gerbo, esperto in gestione energetica e ideatore dell’algoritmo, e dal p.i. Paolo Zanon, sviluppatore della parte inerente al software e promotore dell’analisi. L’obiettivo, come spiegano gli autori, è  la volontà di offrire lo studio come un “valido supporto alle amministrazioni e agli energy manager per migliorare la gestione delle spese da parte della Pubblica Amministrazione e superare le criticità”.

Secondo i dati dell’analisi, la quota di saving nazionale, ovvero di risparmio possibile della Pubblica Amministrazione, è stimata in circa 4,5 miliardi di euro all’anno (traducibile in oltre 50 euro per abitante). La percentuale di saving è superiore al 30% per molti codici di spesa, a conferma dell’opportunità di intraprendere azioni di ottimizzazione nei singoli Comuni fuori target. Facendo riferimento ai codici con maggiore spesa per abitante, emerge un saving prioritario per l’area rifiuti, che ammonta al 45% di quello complessivo.

Lo studio è stato presentato oggi, 6 luglio, nel corso del convegno online omonimo, organizzato da Canale Energia, a cui hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e delle organizzazioni di settore (vedi mattinata integrale nel video sopra).

L’intelligenza artificiale per il controllo delle spese ambientali e energetiche

Come è stato spiegato in occasione dell’evento web, l’utilizzo di strumenti innovativi da parte della Pubblica Amministrazione, come i software basati su algoritmi per incrementare l’efficienza di gestione nei processi interni – in termini di ottimizzazione di tempi, costi e risultati – rappresenta uno strumento fondamentale anche per migliorare la qualità dei servizi resi ai cittadini. Migliorare si può. Il Report restituisce un universo molto frammentato in cui una significativa percentuale di Comuni risulta essere priva di dati comunicati in relazione ad alcuni codici di spesa, come quelli inerenti la gestione dei rifiuti e la manutenzione degli impianti. Un’anomalia difficilmente giustificabile.

In particolare, per quanto riguarda le spese energetiche e, soprattutto, i rifiuti lo studio propone un “passaggio all’obbligo dei Comuni di inserire i dati di consumo sul sistema di catasto nazionale”, puntando a favorire un’analisi più mirata da parte dei singoli enti. Inoltre sarà possibile “innescare, da un lato, un’azione centrale più efficace di monitoraggio e controllo della spesa, dall’altro, una sana competizione politica nelle Amministrazioni, magari sollecitata dai cittadini che finalmente potrebbero conoscere, in termini di target confrontabili, quanto spende la singola amministrazione per le spese ambientali”.

Fare sistema per una PA efficace e efficiente che evita gli sprechi e punta sulla transizione ecologica la strada per un saving nazionale

Alessia Rotta, presidente della Commissione ambiente saving nazionale
Alessia Rotta, presidente della Commissione ambiente

Alessia Rotta, presidente della Commissione ambiente, nel commentare i dati del Report, ha messo in evidenza che “nessuno deve essere escluso dal tema dell’efficientamento energetico. Le banche dati interoperabili e trasparenti, sulle potenzialità del fronte energetico, sono la premessa da cui partire come suggerite anche voi in questo studio”, chiarendo che “il monitoraggio costante delle performance dei Comuni e delle Regioni dovrà accompagnare ogni singolo aspetto del Pnrr”.

Prendendo in esame alcuni indicatori, come ad esempio quello dei rifiuti, il Report rileva una difformità della spesa che risulta polverizzata anche all’interno di una stessa Regione e un potenziale di saving nazionale: “Ci sono fattori che derivano da vari aspetti di cui dobbiamo tenere conto. Tra questi, c’è il tema degli impianti, come la presenza di termovalorizzatori, oppure l’incidenza di fattori naturali, di governance o di gestori che cambiano di città in città. Senza dimenticare che parte del Paese è commissariata per quanto riguarda il settore idrico e, in alcuni casi, mancano anche le infrastrutture minime di collettamento” ha aggiunto la Rotta.

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I partecipanti alla tavola rotonda della giornata

“Dal report emergono dei dati che ci invitano a cambiare paradigma come amministrazioni comunali e ci permettono di migliorare la nostra capacità di risposta. Finora abbiamo lavorato più con il buon senso degli amministratori sui territori, questa messa a disposizione di dati ci permette di acquisire un metodo di lavoro diverso. Oltre alla concezione di spesa dovremmo guardare anche la qualità della vita e dell’ambiente che ci circonda” rimarca Giuseppe De Righi, segretario generale di Anci Lazio. “Come Anci Lazio, abbiamo avviato due progetti che riguardano l’efficientamento energetico a cui guardiamo con questo approccio di qualità della vita e opportunità per migliorare la spesa e la qualità dell’ambiente di vita. Il primo è di carattere formativo ed è rivolto ai cittadini, il secondo è destinato ai funzionari dei Comuni. Abbiamo poi già definito, con la Regione Lazio, un intervento capace di guidare i Comuni verso una gestione diversa dei rifiuti, attraverso il ricorso all’economia circolare”, ha spiegato “dove lavoriamo con le difficoltà del caso. Altro indirizzo, è quello che vede la sperimentazione delle comunità energetiche nei piccoli comuni e nelle realtà montane, sotto l’aspetto della fornitura energetica. Tutte queste misure possono rappresentare una capacità concreta di risposta dei territori”.

È necessario partire dalle risorse del Pnrr mettendo a sistema l’impegno di tutta la green community sulla valorizzazione dei cicli idrici e dei rifiuti, nell’ottica del Green New Deal e dell’Ecologia Integrale. Uno dei passaggi fondamentali è quello degli enti locali, che da soli stanno guidando il processo di rigenerazione del patrimonio forestale, a vantaggio di filiere economiche che si sarebbero dovute istituire già trent’anni fa. Dobbiamo guidare insieme un processo che dica che insieme i comuni siano vincenti ha puntualizzato Marco Bussone, presidente Uncem, Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani. “Il ruolo della Pubblica Amministrazione è però imprescindibile, occorre infatti che tutti gli attori lavorino insieme per spingere i Comuni a vincere le sfide energetiche e ambientali attese. Azioni che vedano i piccoli comuni protagonisti dei servizi ecosistemici del patto tra comuni montani e grandi città”.

“I dati e il loro trattamento sono abilitanti di soluzioni e valore aggiunto soprattutto per i policy maker, in ottica di una pianificazione futura”, ha sottolineato Edoardo Calia, deputy director di Fondazione Links che ha spiegato come “Oggi, le tecniche di machine learning permettono di creare sistemi che apprendono o migliorano le performance in base ai dati che utilizzano, questo può essere il punto di partenza per un sistema che fa evolvere gli stessi target presi in esame. Il valore importante delle informazioni sta nel capire cosa accade nelle varie tappe dei processi di filiera e le tecnologie digitali possono fornire dati utili in ogni passaggio della catena. Il messaggio che dobbiamo promuovere è la necessità di collaborare lungo tutta la supply chain, lavorare a sistema per una migliore efficienza di gestione e risultato”.

“Secondo i dati in nostro possesso, sarebbe opportuno che ogni Comune sopra i 20.000 abitanti provveda alla nomina di un energy manager. Ovviamente, questa scelta dipende anche dal tipo di impianti tecnologici che il Comune gestisce in proprio, oltre al fatto che produca o meno localmente energica. L’inadempienza è almeno di uno su cinque enti, ma la statistica potrebbe essere maggiore, il che si sposa appieno con la dispersione delle spese che rileva il report, anche all’interno della stessa regione”, ha affermato Dario Di Santo, managing director di Fire, Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia. “La comunità energetica, da sola, non interviene sui consumi o sugli sprechi, ma occorre concentrarsi sulla corretta gestione dei contratti. È infatti molto importante investire nella formazione e nell’informazione ai tecnici comunali, in modo da ridurre la soglia di errore, e con esso promuovere la possibile aggregazione dei piccoli comuni per cercare di ottenere sconti sulla spesa”.

“Bisogna partire dall’efficientamento energetico. I centri urbani sono responsabili del 70% delle emissioni globali di CO2 e per oltre il 65% del consumo di energia a livello globale, senza dimenticare che i Comuni sono detentori del 66% degli edifici pubblici. Per quanto riguarda l’analisi dei dati, la prima difficoltà che si incontra è quella di verificare l’attendibilità dell’informazione”, ha sottolineato Francesca Hugony, ricercatrice presso il Dipartimento Unità per l’Efficienza Energetica dell’Enea. “Occupandoci degli attestati di prestazione energetica, noi di Enea ci rendiamo conto di quanto la qualità del dato sia fondamentale per avviare analisi performanti. A breve, pubblicheremo un sito web che si chiama Espa, si tratta di un progetto che vede diverse linee di attività concentrate nella produzione di tool utili alle amministrazioni locali. Lo scopo è quello di implementare e supportare i Comuni nella definizione dei piani energetici, supporti tecnici calibrati rispetto alle esigenze della singola realtà. Potremmo valutare una integrazione con i dati espressi a questa indagine proprio per migliorare l’efficacia dell’analisi”.

Dalla data science l’opportunità di un saving nazionale dei consumi nei comuni di Italia

Insomma da più voci l’attenzione al potenziale della data science per ottenere un saving nazionale efficace in ottica di transizione ecologica, cresce. Per questo è importante che ci sia un’intelligenza nel pensare il sistema in modo integrato e “intrecciato” come suggerisce la stessa Rotta, riprendendo quanto indicato dal presidente del Consiglio Mario Draghi, perchè la transizione ecologica deve essere veloce e c’è bisogno di raggiungere velocemente un buon risultato. Gli strumenti ci sono, le conoscenze anche serve ora la coscienza di mettersi in rete, non aver paura di aprire i data base di dati e come ha detto la Rotta “fare le domande giuste”.

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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.