Le spese ambientali dei Comuni italiani: anomalie e consumi

I risultati del report

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In occasione dell’evento “La transizione ecologica vista dai Comuni”. Parametrizzazioni, benchmark e analisi con stima saving ottenibile nel breve periodo” organizzato da Canale Energia sono stati presentati i dati del report omonimo sulle spese ambientali dei Comuni italiani realizzato dall’ing. ed Ege Roberto Gerboe dal p.i. Paolo Zanon.

Il perimetro di riferimento dell’analisi

L’anno di riferimento dell’indagine è il 2019, poiché il 2020, a causa del persistere dell’emergenza sanitaria da Covid-19, e in presenza delle fasi di lockdown, non restituirebbe una fotografia di spesa ordinaria e completa.

L’analisi ha riguardato il target di 3.960 Comuni italiani ordinari: non totalmente montani né litoranei (poiché quelli ad alta densità abitativa turistica, i cui parametri unitari si prevedono molto alti, avrebbero snaturato lo studio), individuati nelle zone climatiche nazionali C-D-E (per le sole spese combustibili) – secondo la classificazione del D.P.R. 412/93 – e con un numero di abitanti inferiore a 250 mila.

Basandosi sui dati di spesa resi disponibili dalla Ragioneria dello Stato con il database nazionale Siope, e sulla base di indicatori di performance (Kpi – Key Performance Indicator), l’obiettivo dell’analisi è quello di consentire la comparazione tra Comuni simili per collocazione, dimensione e zona climatica, attraverso la lettura dei dati della spesa per abitante, e stimare così l’eventuale “saving” potenziale, come hanno spiegato l’ing. Gerbo e il p.i. Zanon.

Perimetro nazionale

Sul perimetro nazionale, osservando i dati rilevati su 7.903 Comuni italiani censiti (per un totale di oltre 60 milioni di abitanti) la spesa ambientale e energetica dei Comuni si attesta su un totale di circa 15 miliardi di euro all’anno, con una media unitaria di 280 euro per abitante. La maggiore incidenza, sul totale della spesa, è data dai servizi di raccolta e discarica dei rifiuti (con una “bolletta” di oltre 9 miliardi di euro, pari al 60,5%), seguono: energia elettrica (circa 1,7 miliardi di euro, 11,2%); carburanti, gas e altri beni di consumo (1,1 miliardi di euro, 7,4%); manutenzione ordinaria di beni immobili (circa 1 miliardo di euro, 6,6%); contratti per servizio IP (426 milioni di euro, 2,9%).

Fig 1 gerbo spese ambientali nei comuni

Fig.1. “La transizione ecologica vista dai Comuni”.

Facendo un confronto con il target di 3.960 Comuni ordinari, oggetto della presente analisi, la spesa ambientale e energetica risulta essere pari a 6,5 miliardi di euro all’anno, con una media unitaria di circa 244 euro per abitante.

Fig 2 gerbo spese ambientali nei comuni

Fig.2. “La transizione ecologica vista dai Comuni”.

Le spese ambientali dei Comuni italiani: anomalie nel caricamento dai dati e tendenze

Per quanto riguarda l’analisi dei risultati, il Report mette in luce una significativa percentuale di Comuni senza dati, in relazione ad alcuni codici di spesa la cui mancanza (esclusa l’area alimentare) è difficilmente giustificabile, tra cui: acqua, pulizie, rifiuti, manutenzioni di impianti, mezzi, macchine d’ufficio e altri beni materiali. Questa anomalia, “rappresenta un aspetto da migliorare nella raccolta dei dati Siope”, si legge nello studio.

Generalmente, rispetto ai codici di spesa, si assiste a un andamento decrescente dei valori medi al crescere del numero di abitanti, con valori molto più alti per i Comuni di tipo Micro (fino a 2 mila abitanti) e Piccolo (tra i 2 mila e i 5 mila abitanti): ciò sembra dimostrare che la minore dimensione del Comune ha costi maggiori, presumibilmente attribuibile a un costo di base diverso del servizio, su un numero differente di abitanti, oppure tale inversione è riconducibile a una diversa “intensità” del servizio al variare del codice di spesa preso in esame.

A questa tendenza, fa eccezione l’area dei rifiuti che presenta un andamento crescente con il numero di abitanti, fino a +50% rispetto al valore dei Comuni di tipo Micro. Questo andamento può significare che, al crescere degli abitanti, corrisponde un progressivo aumento dei rifiuti indifferenziati (maggiore uso di contenitori per cibi da asporto o per prodotti confezionati in grandi negozi o centri commerciali), oppure una crescente presenza di esercizi commerciali che producono rifiuti non speciali gestiti direttamente dai Comuni.

Consumi di energia e emissioni di CO2 nelle spese ambientali dei comuni italiani

Nel confronto tra varie zone climatiche, i dati più allarmanti circa le emissioni riscontrate sono individuate nei Comuni in zona climatica E che, al variare del numero della popolazione, sono comprese tra i 35 e i 60 kg di CO2 per abitante: si tratta di valori non trascurabili, specie per i Comuni più piccoli, a cui si sommano le emissioni derivanti dalle attività residenziali e dalle attività produttive.

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Fig.3. “La transizione ecologica vista dai Comuni”.

Per quanti riguarda i consumi di energia elettrica, sul perimetro dei Comuni ordinari presi in esame, le stime portano a un complessivo di 3.675 GWh all’anno e sul perimetro a livello nazionale a un complessivo di circa 8.600 GWh, pari a circa l’83% del consumo della Pubblica Amministrazione nazionale pari a 10.400 GWh.

La stima del saving potenziale nazionale con una migliore efficienza gestionale della Pubblica Amministrazione

Secondo i dati del Report, nel perimetro dei Comuni ordinari, il saving stimato ammonta a circa 2 miliardi di euro all’anno, circa 1/3 della spesa. Ipotizzando per i restanti Comuni non ordinari una percentuale cautelativa del 60% rispetto a quelli ordinari, il saving nazionale è stimabile in circa 3,5 miliardi di euro all’anno (traducibile in oltre 50 euro per abitante).

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Fig.4. “La transizione ecologica vista dai Comuni”.

La percentuale di saving è superiore al 30% per molti codici di spesa, dato che conferma l’opportunità di intraprendere azioni di approfondimento nei singoli Comuni fuori target, finalizzate a avviare azioni di ottimizzazione da concentrare prioritariamente nel miglioramento gestionale e nell’eliminazione degli sprechi.

Facendo riferimento ai codici con maggiore spesa per abitante, emerge il saving prioritario per l’area rifiuti, che ammonta al 45% di quello complessivo. Seguono le aree: manutenzione immobili, energia elettrica, combustibili e contratti per servizio IP con un saving complessivo di circa il 36%.

Il saving per le Grandi Città

Il Report illustra anche il totale di spesa per le Grandi Città (con una popolazione superiore ai 250 mila abitanti) dove spicca Roma (971 milioni di euro all’anno), seguita da Milano (434 millioni), Torino (305 milioni), Napoli (272 milioni). Il saving potenziale per le Grandi Città è stimato nell’ordine di 1,2 miliardi di euro all’anno.

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Fig.5. “La transizione ecologica vista dai Comuni”.

Canale Energia, da settembre, metterà a disposizione degli utenti un accesso personalizzato sul sito per la consultazione dei dati della spesa ambientale del singolo Comune, e dei relativi saving potenziali, oltre alla pubblicazione di alcuni articoli che illustrino i passaggi centrali del Report e l’esplosione dia alcune sue analisi. L’anteprima del Report  “La transizione ecologica vista dai Comuni. Parametrizzazioni, benchmark e analisi con stima saving ottenibile nel breve periodo” è disponibile qui.

 

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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.