smartworking

Il graduale rientro in ufficio non segna un declino dello smartworking. Si prevede infatti che saranno oltre 4 milioni i lavoratori ad operare almeno in parte da remoto (+8%), di cui 2 milioni nelle grandi imprese, 700 mila delle Pmi, 970 mila nelle microimprese e 680 mila nella PA. Lo rivela la ricerca dell’osservatorio smartworking della School of management del politecnico di Milano.

In leggera flessione è il numero degli smartworker con l’avanzamento della campagna vaccinale. Il lavoro agile rimarrà o sarà comunque introdotto nell’89% delle grandi aziende, dove sono attesi progetti strutturati e informali: nel 62% delle PA e nel 35% delle Pmi, dove prevale un approccio informale (22%). Secondo la ricerca, le modalità di lavoro torneranno ad essere ibride, in equilibrio fra lavoro in sede e a distanza. Nelle grandi imprese sarà possibile lavorare a distanza mediamente tre giorni a settimana, due nelle PA.

La pandemia e l’evoluzione dello smartworking

L’emergenza sanitaria ha permesso la sperimentazione di forme di organizzazione più flessibili e intelligenti e ha cambiato le aspettative di imprese e lavoratori. La scelta di proseguire con lo smartworking è motivata dai benefici riscontrati da lavoratori e aziende. L’equilibrio fra lavoro e vita privata è migliorato per la maggior parte di grandi imprese (89%), Pmi (55%) e PA (82%). Tuttavia, la combinazione di lavoro da remoto e pandemia ha avuto anche conseguenze negative sugli smartworker: è infatti calata dal 12% al 7% la percentuale di quelli pienamente ingaggiati, il 28% ha sofferto di tecnostress, il 17% di overworking.

Un nuovo work-life balance sostenibile

Alle organizzazioni spetta ora il compito di progettare una ulteriore trasformazione dei modelli di lavoro, lavorando su policy, tecnologie e stili di leadership. Un nuovo work-life balance.

I benefici e le opportunità che derivano dal lavoro agile riguardano non solo le organizzazioni e i lavoratori, ma anche una maggiore sostenibilità sociale e ambientale. Secondo le grandi imprese, la sua applicazione su larga scala favorisce l’inclusione delle persone che vivono lontano dalla sede di lavoro (81%), dei genitori (79%) e di chi si prende cura di anziani e disabili (63%). La possibilità di lavorare in media 2,5 giorni a settimana da casa porterà a significativi risparmi di tempo e risorse per gli spostamenti: 123 ore l’anno e 1.450 euro in meno per ogni lavoratore che usa l’automobile per recarsi in ufficio.

In termini di sostenibilità ambientale, lo studio stima che l’applicazione dello smartworking comporterà minori emissioni per circa 1,8 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, pari all’anidride carbonica che potrebbero assorbire 51 milioni di alberi.

Lavoro agile: più performance nei risultati, meno efficacia nella comunicazione

Il 55% delle grandi aziende e il 25% delle pubbliche amministrazioni ha avviato interventi di modifica degli spazi dell’organizzazione per adattarli al nuovo modo di lavorare. La maggior parte delle organizzazioni non interverrà sulle dimensioni ma sull’organizzazione degli ambienti di lavoro, le altre si concentreranno sulla riduzione degli spazi (in particolare il 33% delle grandi aziende). Non mancano infine organizzazioni (il 18% delle PA) che prevedono un aumento degli spazi necessari.

In termini di impatto delle prestazioni, tutte le organizzazioni mettono in luce un forte miglioramento del work life balance. Le grandi imprese e le PA evidenziano anche un deciso miglioramento di efficacia ed efficienza (quest’ultima migliorata per il 59% delle grandi imprese e il 30% delle PA contro rispettivamente il 5% e il 16% che dichiarano un peggioramento). Più incerto e controverso l’impatto su tali prestazioni nelle Pmi. L’aspetto ritenuto più negativo da tutte le organizzazioni è invece quello della comunicazione tra colleghi, peggiorata per il 55% delle grandi imprese, il 44% delle Pmi e il 48% delle PA.

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