smart working
Foto di Maitematas Pixabay

Rse ha realizzato un nuovo dossier dedicato all’impatto dello smartworking sul settore della mobilità nel periodo di lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19. La pubblicazione è intitolata “Smart working e mobilità: l’esperienza del lockdown a Milano”.

Smartworking e mobilità, il metodo di Rse per la raccolta dei dati

I dati riguardano 35.000 utenti che nei giorni feriali, vivono, lavorano o visitano stabilmente Milano. Un campione pari a circa il 3% della popolazione residente nel territorio comunale.

Smartworking e mobilità le 3 macroaree considerate da Rse

Lo studio ha considerato, in particolare, tre macro aree: centro, prima cintura e hinterland. E ha analizzato la situazione ante Covid-19, ovvero periodo 25 Febbraio – 6 Marzo (1Covid) e dal 9 al 20 Marzo (2Covid).

Rse: “Valutare per differenza effetti dello smartworking sulla mobilità”

“Tale approccio ha quindi consentito di valutare per differenza, gli effetti indotti dal lockdown, sia in termini di abitudini di mobilità (fascia oraria e percorso), sia di tipologie di persone che si spostano”, spiega in nota Rse.

Riduzione degli spostamenti del 25%

Rispetto al periodo ante Covid-19, la riduzione stimata degli spostamenti è pari al 25% nel periodo 1Covid e del 55% nel periodo 2Covid. Questa stima, spiega Rse, “è coerente con altre valutazioni fatte dall’Ama di Milano sul lato offerta di mobilità”.

Il 45% dei mancati spostamenti è sistematico

Di questi, circa il 45% dei mancati spostamenti è sistematico, cioè riconducibile al tragitto casa/lavoro (o studio), dove è ricorrente la ripetizione del percorso. “Questi spostamenti sono assimilabili alla fascia di popolazione degli occupati, pari a circa il 70% della popolazione residente, come emerge dalla fotografia Istat su Milano. Gli altri spostamenti, come ad esempio il recarsi al supermercato a fare la spesa, sono detti occasionali”.

Occupati vs disoccupati

Complessivamente nella fase più acuta il lockdown ha interessato più gli occupati (65%) rispetto ai non occupati (46%). Il centro città ha fatto registrare i maggiori cali di spostamenti, per la chiusura di moltissimi uffici e attività commerciali.

Impatto ambientale

Lo studio di Rse ha inoltre valutato l’impatto della riduzione degli spostamenti sistematici dovuti al ricorso allo smartworking con l’intensità massima stimata durante l’ ”esperimento Covid”.

Una riduzione di circa 5 mln e 800 mila vetture

“Il risultato per spostamenti evitati grazie al ricorso al lavoro agile prevede una riduzione potenziale di circa 5.800.000 vetture-km al giorno, per il solo trasporto privato in automobile, cioè circa il 60% del totale”, si legge nel testo.

Benefici ambientali ed economici

Tradotto in benefici ambientali ed economici significa risparmiare 112 ktep/anno, pari a circa il 15% dei consumi totali nell’area di Milano, e mancate emissioni per 500 tonnellate al giorno di PM2,5 e 1.300 tonnellate di CO2.

Conclusioni dello studio

Si può  in conclusione  affermare, spiega il dossier di Rse, che “il ricorso allo smartworking, anche se applicato in forma più leggera rispetto a quanto ipotizzato in questo studio, che come già detto rappresenta una stima di ‘massima potenzialità’, potrebbe permettere riduzioni dei consumi e delle emissioni paragonabili a quelli di altre tipologie di interventi . Come il potenziamento del Tpl o la mobilità elettrica. E si colloca, quindi, tra le soluzioni che possono essere messe in campo per una maggiore sostenibilità della mobilità all’interno delle città”.

Le potenzialità della mobilità sostenibile

Da questa analisi emergono “le importanti potenzialità che tale misura potrebbe comportare alla mobilità sostenibile. Anche in ragione del fatto che non richiede, da parte delle istituzioni, significativi investimenti e tempi di realizzazione lunghi. Nell’analisi, tuttavia, non si può non tener conto delle implicazioni che una diversa organizzazione del lavoro potrebbe determinare sul tessuto economico e sociale delle aree residenziali interessate dalla presenza di uffici”.

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